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martedì 18 gennaio 2011

TRA CAMBIAMENTI E ANTICHE ABITUDINI


Il dibattito apertosi tra esponenti delle varie forze politiche a seguito del fermo applicato dalla Sovrintendenza ai lavori di riqualificazione della Marina unitamente alle dichiarazioni che riguardano la crisi in atto nello scalo marittimo offrono lo spunto per proporre alcune riflessioni.

Da un canto alcuni interventi sembrano prefigurare un cambiamento di rotta da parte di esponenti importanti dell’opposizione circa il modo di intendere la loro funzione rispetto alle varie e distinte modalità di attuazione del programma e di gestione del potere seguite dalla maggioranza. Tanto da avvicinarsi in qualche misura a quelle che sono le nostre convinzioni di sempre, e che ogni volta che ci è stato possibile abbiamo cercato di esporre in termini tali da acquisire la più ampia condivisione della cittadinanza.
Crediamo cioè che non si possa continuare ad impostare il rapporto tra i partiti all’insegna dello scontro, delle invettive e delle manifestazioni di odio nei riguardi di chi nutre convinzioni politiche diverse dalle nostre. Bisogna superare lo stadio della cronica divisione in parrocchie ideologiche, politiche, culturali, economiche e così via, per trovare ad ogni costo un comune denominatore. E’ necessario stemperare la perentorietà delle tesi che andiamo sostenendo per aprirci, se non altro per motivi culturali e metodologici, al dubbio e all’ascolto delle ragioni altrui. Occorre dare adeguato rilievo e spazio ad alcune esigenze che nella pratica politica vengono troppo spesso accantonate, quali il bene comune, l’utilità sociale e l’interesse generale. In tale ottica, va interpretato in modo più corretto il rapporto tra maggioranza e minoranza, nella convinzione che gli eletti dal popolo sono tutti utili al funzionamento del sistema democratico, in quanto tutti chiamati a realizzare, nella distinzione dei ruoli, il bene della città, alla quale sono legati da un patrimonio comune di valori e tradizioni che li debbono unire al di là delle divisioni politiche.
Dall’altro vi sono dichiarazioni di quanti, soffermandosi sui diversi aspetti della crisi che interessa da qualche tempo il porto, esprimono il proprio rammarico per la situazione che vanno riscontrando. Con gli accenti di chi, scientemente, si decide a intervenire a cose fatte, osservando convenienze diverse da quelle suggerite dalla tempistica, limitandosi alla pura constatazione dei fatti. E non intende correlare la progressiva involuzione dell’attività portuale alle tesi pubblicamente sostenute e alla cariche ricoperte ai vari livelli e nei vari ambiti. E che non avendo fatto sentire, quando era il caso di farlo, la sua dissonanza dalle decisioni dell’autorità competente, adesso si convince che la colpa di tutto è della politica.
Ebbene, noi vorremmo aggiungere che la colpa è di una certa politica, quella che non osservando i principi di correttezza e coerenza politica, suggerisce valutazioni e comportamenti che non si sviluppano in piena autonomia dagli interessi di parte e dai pregiudizi ideologici.

IL CONSIGLIO DIRETTIVO - POLO CIVICO

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