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martedì 28 febbraio 2012

DA TEMPO INDICHIAMO LA STRADA PER RENDERE SICURO IL LAVORO


Il problema della sicurezza sul posto di lavoro torna di attualità. Questa volta non per un incidente accaduto nel corso di un’attività lavorativa ma per un fatto non meno grave, del quale è imputato un ispettore dell’Asl, cioè una persona istituzionalmente incaricata di vigilare sul rispetto delle norme sulla sicurezza del lavoro. Noi ignoriamo come realmente stiano le cose, e quindi restiamo cauti, non essendo tra quelli che condannano sulla base di presunzioni.
Il fatto ci offre piuttosto lo spunto per alcune riflessioni sul tema della sicurezza sul posto di lavoro.
Molti ricorderanno quanto lento e difficile sia stato – e sia tuttora - il cammino della salvaguardia della sicurezza sul lavoro nel nostro Paese, e come l’emanazione della ormai storica legge 626/1994, con cui l’Italia dava applicazione alle numerose direttive europee e conferiva forma organica alla precedente normativa nazionale in materia sia stata una tappa fondamentale di questo percorso. E sicuramente sono a tutti note le vicende, le discussioni e i fatti che hanno poi intessuto l’applicazione di detta norma sino alla pubblicazione del Testo Unico sulla sicurezza (d.lgs. 81/2008) ed oltre, tutte incentrate sulla necessità di dare un’assoluta preminenza alla tutela della vita umana rispetto alle altre esigenze di natura economica, e sulla considerazione che non è accettabile che un soggetto impegnato in un’attività lavorativa debba essere esposto al rischio di infortuni, talora invalidanti o addirittura mortali, che il più delle volte sono prevedibili ed evitabili con l’adozione di adeguate misure di prevenzione e controllo.
Ma non sempre le discussioni sul tema della sicurezza hanno toccato il cuore del problema come invece è accaduto con la mozione approvata dall’Assemblea di Palazzo Valentini il 17 maggio 2011, che ci sembra giusto riproporre all’attenzione di tutti i soggetti che intervengono nel problema di cui stiamo ora discutendo.
Nel documento, si parte dalla constatazione che le misure di sicurezza imposte dalla normativa vigente vengono ancora considerate dagli imprenditori un insostenibile fardello, e quanto ai controlli, quelli interni subiscono condizionamenti, gli esterni sono spesso inefficaci, tanto che di incidenti accaduti sul posti di lavoro si continua frequentemante a morire.
Si sottolinea che la competenza ad effettuare i controlli è attualmente demandata alla aziende sanitarie locali, che ovviamente sono gravate di compiti talora superiori alla loro capacità organizzative. Operano cioè in esclusiva su questo aspetto tanto importante dell’attività lavorativa. Con i rischi che la cosa comporta.
Se però, così valuta il consigliere provinciale Alvaro Balloni presentatore della mozione, anche le forze dell’ordine, ed altri soggetti, organismi e istituzioni interni ed esterni alle imprese purchè forniti delle competenze specifiche, fossero coinvolti nei compiti di prevenzione e controllo, le imprese sentirebbero il dovere di adeguarsi, e di operare sempre nel pieno rispetto delle prescrizioni di legge. In quanto, anche se riuscissero in qualche modo a superare un controllo, si sentirebbero esposte ad ulteriori verifiche e quindi non più in grado di giustificare l’omissione dei loro interventi.
In definitiva, se si optasse per una liberalizzazione dei controlli, per una serie di controlli incrociati,
si riuscirebbe a consolidare i risultati sin qui raggiunti e si potrebbe perseguire quello assolutamente auspicabile di limitare gli incidenti sul lavoro ai soli casi di assoluta, tragica e fatale necessità.

IL CONSIGLIO DIRETTIVO POLO CIVICO

domenica 26 febbraio 2012

AL PORTO BENE, MA IN CITTA’…


Nel nostro scalo lo svolgimento e la pianificazione delle attività portuali sembrano procedere di pari passo con lo studio e l’adozione di misure volte a contenere il degrado e l’inquinamento ambientale. Gli effetti non sono molti nell’immediato, ma promettono di esserlo nel medio e lungo periodo.
In città, invece, lo sviluppo generale delle attività umane e la cura per l’idonea configurazione del tessuto urbano sembrano procedere su due direttrici distinte e indipendenti per effetto di una “storica” disattenzione delle amministrazioni comunali verso le problematiche urbanistiche. Nei convulsi anni sessanta c’era stato un momento in cui il governo locale era riuscito a concepire un progetto inteso a dare alla città un assetto, un ordine, una fisionomia proiettati nel futuro. Era accaduto con il varo del piano regolatore Piccinato. Ma, come è ampiamente noto, il progetto, realistico e al contempo coraggioso, era stato, nel tempo largamente disatteso e poi letteralmente stravolto sia dalla necessità di apprestare nuove case sia dalla speculazione edilizia. Con il passare dei decenni variava anche il quadro normativo e si poneva il problema di elaborare un nuovo piano regolatore. Ma le giunte comunali, non potendo trovare i vasti consensi necessari per enucleare un documento di pianificazione di così grande portata, assumevano decisioni di natura edilizia collezionando varianti su varianti, e addirittura varianti alle varianti al vecchio piano regolatore. E la previsione di espansioni dell’abitato che non obbediscono ad alcun disegno complessivo tuttora continua.
Per effetto di un tale scompenso abbiamo creato una realtà urbana che è scaturita dalla semplice aggiunzione di parti nuove al nucleo più antico, caratterizzata dall’eterogeneità e dal disordine edilizio, affollata da edifici per lo più sovradimensionati e di scarso pregio architettonico. E periferie cresciute spesso in modo spontaneistico e che versano tuttora in una condizione di separatezza e di dipendenza dal centro. Nel complesso è minima è la funzione assolta dai giardini e dal verde. C’è chi sostiene che non è il caso di allarmarsi per la carenza di equilibrio e armonia del contesto urbano, per l’accentramento in piccole aree di grosse costruzioni, per la illogica espansione delle periferie. Ma noi pensiamo che occorra guardare alle implicazioni delle scelte che si fanno. Perché la continua sottrazione di spazi alla campagna, considerati gli indici di edificazione raggiunti, è semplicemente uno scempio ambientale. Sotto l’aspetto sociale, poi, è facile capire che il superamento di certe soglie critiche fa sì che ad ogni incremento aritmetico delle dimensioni di un’istituzione corrisponda un incremento geometrico dei problemi relativi alla sua gestione. Per cui anche gli aggregati umani devono avere dimensioni appropriate alle funzioni che svolgono poiché la causa di tutte le forme di miseria urbana e costituita dalla grandezza.
Nei grossi agglomerati mancano i parcheggi, difetta il verde, si creano problemi di convivenza, si incentiva la delinquenza. Costruire decine e decine di stabili magari di notevole altezza laddove era prevista una minima quantità di palazzine significa trovarsi fuori misura circa l’adeguatezza di condutture idriche, fognature, strade, parcheggi. E la carenza di parcheggi è a nostro avviso uno dei grossi problemi creati da questo tipo di sviluppo edilizio, e che, per i disagi che procura, va urgentemente affrontato e risolto. Sono considerazioni che abbiamo già fatto e che ci auguriamo vengano condivise da tutti coloro che hanno la possibilità di delineare e correggere il profilo urbanistico cittadino.

IL CONSIGLIO DIRETTIVO POLO CIVICO

mercoledì 22 febbraio 2012

POLO CIVICO: PER UNA SANA COMPETIZIONE ELETTORALE


Esprimiamo soddisfazione per il fatto che alcuni notiziari locali, unitamente a semplici cittadini attenti alle dinamiche della politica civitavecchiese, abbiano espresso il proposito di combattere il fenomeno del manifesto selvaggio segnalando pubblicamente quei partiti o quei soggetti politici che imbrattano la città con l’affissione di manifesti abusivi e fuori spazio.
Per quanto ci riguarda direttamente siamo convinti del dovere morale di impegnarci, prima come cittadini e poi come Movimento Politico, per creare le condizioni di una efficace tutela del decoro e della pulizia della nostra città. E che l'enorme quantità di manifesti preelettorali abusivi e fuori spazio - talmente tanti da poterci incartare un palazzo – costituiscono senz’altro una delle forme più evidenti di deturpazione del contesto urbano.
E’ questo il motivo per cui abbiamo espresso più volte, tramite gli organi d’informazione, il nostro disappunto per un tale avvilente fenomeno, e fatto appello alle altre forze politiche perché in vista del prossimo appuntamento elettorale assumano l’impegno, seguendo il nostro esempio, di non imbrattare la città.
Abbiamo anche proposto al Sindaco di affidare in esclusiva ad una società prescelta dal Comune il compito di provvedere all’affissione dei manifesti delle varie forze politiche negli spazi rispettivamente assegnati, così da eliminare all’origine ogni occasione di irregolare posizionamento dei manifesti stessi, e inoltre preservare il decoro urbano e abbassare i costi che gravano sui partiti per la stampa in quantità eccedente le reali necessità di tale materiale. E visto che le persone sono stanche di vedere deturpato l'ambiente urbano, i partiti che commissionano tali affissioni dovrebbero rendersi conto che il ricorso a forme irregolari di propaganda si traduce per loro in una pubblicità negativa.
L'appello che lanciamo alla cittadinanza è quello di continuare a tenere alta l'attenzione su questo fenomeno e di segnalare alle autorità preposte, anche con l’ausilio di materiale fotografico, i manifesti abusivi e fuori spazio. È nostro dovere civico tutelare la città dove viviamo perché Civitavecchia è da considerare la propaggine della nostra casa.

IL CONSIGLIO DIRETTIVO POLO CIVICO

martedì 21 febbraio 2012

UNO SGUARDO DENTRO I PARTITI


Crisi della vita pubblica, crisi della politica, crisi dei partiti ad ogni livello.
Quei partiti che vanno dimostrando la sostanziale incapacità di risolvere i problemi politici generali del Paese, di instaurare al loro interno soddisfacenti rapporti personali, di conseguire un adeguato assetto burocratico-organizzativo (cui attiene anche l’utilizzo dei finanziamenti pubblici), di evitare gli scandali, le aberrazioni e i fenomeni di corruzione che investono purtroppo i loro esponenti.
Tanto che non si è in grado di stabilire quale tra questi aspetti sia il più preoccupante, né di decidere cosa fare per renderne coerente l’azione e restituire loro una fisionomia e un’autorità politica riconoscibili da parte dei cittadini, e porre un argine alle suggestioni dell’antipolitica.
Esiste una precondizione alla riuscita di qualsiasi tentativo di rinnovamento: che le formazioni politiche maturino la piena consapevolezza di avere smarrito, nel tempo, il senso della loro missione perché attratti dalla brama di conquistare, conservare ed esercitare il potere. Mettano in discussione il proprio operato, compiano l’atto di umiltà di ammettere apertamente i loro errori e di aver male impiegato la fiducia accordatagli dai cittadini. Si ravvedano, riannodino i legami con le rispettive origini storiche, superino gli attuali angusti orizzonti, irrobustiscano i rapporti tra iscritti, simpatizzanti ed elettori, abbattano gli artificiosi steccati che li separano, tornino a parlarsi tra loro, eliminando veti, tabù e pregiudizi. E, obiettivo che ci pare essenziale, trovino un comune terreno d’incontro.
Si tratta, è facile convenirne, di un percorso obbligato, in quanto solo orientando la propria attività alla riscoperta dell’autentico valore delle diverse ideologie e quindi delle diverse concezioni dell’interesse pubblico e delle finalità politiche queste associazioni volontarie di cittadini che sono i partiti – non disciplinate dalla legge ma ora soggette all’implacabile controllo di internet – resisi disponibili al riconoscimento dell’avversario politico, possono ampliare l’area di manovra della propria attività, vivendola e facendola vivere come la più elevata e completa delle attività umane, come l’arte e la scienza del governo. Recuperando quella credibilità che consenta loro di eleborare soluzioni all’altezza dei tempi e di lanciare segnali forti ai cittadini per superare il trauma strutturale dell’economia.
Ma è anche avvertita la necessità che le persone, i giovani in particolare, tornino a frequentare volentieri e con assiduità i partiti, animati dalla convinzione che vi esiste un’autentica democrazia interna, che si può contare, ascoltare ed essere ascoltati. Ed è questa una cosa possibile, purchè le riunioni, che sono i momenti in cui si esprime la volontà collegiale dei partiti, vengano gestite in quel modo partecipato, coinvolgente e coerente che consente a tutti di esprimersi magari con la massima concisione, tempestività e aderenza al tema, accettando come fisiologico un certo grado di dissenso. Così da creare le condizioni che predispongano questi organismi a giocare la carta della responsabilità di governo ogni qualvolta si dia la concomitanza dei fattori indispensabili per realizzare una sensibile trasformazione delle istituzioni.
E’ insomma fondamentale considerare che se il senso profondo dei partiti è quello di determinare con il loro operato l’indirizzo politico dello Stato a tutti i livelli è anche vero che devono marcare la discontinuità col passato e modificare il funzionamento interno.

IL CONSIGLIO DIRETTIVO POLO CIVICO

sabato 18 febbraio 2012

POLITICA, UNA SITUAZIONE MOLTO DIVERSA


La polarizzazione delle forze politiche cittadine intorno ai due massimi partiti in vista delle prossime elezioni amministrative sembrava cosa fatta, sebbene il centrodestra si avviasse all’appuntamento già in versione ridotta, non potendo contare più su Idv, repubblicani e riformisti.
Ma non basta, perchè in seno alle larghe intese l’UDC ha manifestato l’intenzione di non replicare l’esperienza, anche se la decisione provocava evidenti lacerazioni interne. Dal canto suo il POLO CIVICO, che aveva già sistematicamente denunciato la propria insoddisfazione per come veniva gestita la coalizione e per come si voleva impostare una sua eventuale riedizione, prendeva ufficialmente le distanze dalla maggioranza cittadina. Che restava priva, quindi, anche di queste due importanti formazioni politiche.
Ora, poi, gli ulteriori cambiamenti intervenuti nelle ultime ore hanno completamente scompaginato l’alleanza di governo. Perchè all’atto di operare la ricostituzione della Giunta, incautamente azzerata dal sindaco a poco più di due mesi dalle elezioni a dispetto del mandato ricevuto dagli elettori, emergevano profonde insoddisfazioni che causavano altre prese di distanza. E infatti, la Rete dei Cittadini, che solo pochi giorni prima aveva stretto solenne alleanza con il primo cittadino, rifiutava l’assunzione di un assessorato; altrettanto facevano i Riformisti, e quel che è più significativo la stessa Città Nuove, che fa capo alla governatrice Polverini. Questi no costituiscono una presa di distanza che non fa presagire nulla di buono. La nuova versione della Giunta, quella dell’ultim’ora, lascia evidentemente irrisolti i problemi venuti alla luce.
Per cui, quanto è ora accaduto sancisce, in pratica, la fine delle Larghe Intese, che sono sostituite da un’alleanza di destra, tra il PDL, sempre che non intervengano ripensamenti, e la Lista Moscherini.
Ma la serie di avvenimenti che qui registriamo non sono altro che la logica conseguenza del profondo disagio che permeava trasversalmente la coalizione per le insufficienze che emergevano di volta in volta su tante e diverse questioni. Insufficienze che noi avevamo puntualmente denunciato e che altri, a cominciare da Moscherini, avevano sempre negato esistessero, operando anzi la difesa d’ufficio dell’esistente. Ma è evidente, a questo punto, che il malcontento covava sotto la cenere, e non aspettava che l’occasione opportuna per venire allo scoperto.
Noi, che non abbiamo né padrini né padroni, abbiamo avuto ragione anche in questo frangente.
Questi stessi fatti devono tuttavia, per il loro chiaro significato, servire di monito a tutti, e spronarci a migliorare la struttura interna delle forze politiche e delle coalizioni, che per essere pari al fine che si propongono sono chiamate ad accentuare la loro funzione formativa nei confronti dei propri componenti, volta a fornire loro una preparazione e a favorirne il progressivo trasferimento dal piano iniziale dell’adesione a quello della qualificazione intellettuale, politica, organizzativa, direzionale. Addestrandoli al rispetto delle regole, delle opinioni altrui, all’esercizio della libertà quale vero fattore di progresso. Trasformando in dialettica interna la lotta per la supremazia fra i dirigenti di partito ed eletti alle cariche rappresentative ed esecutive, evitando accuratamente il formarsi di oligarchie risolventi in sé stessi i partiti.
Un discorso, questo, che si riferisce alla generalità dei partiti, ma che riguarda soprattutto le formazioni più grandi.

IL CONSIGLIO DIRETTIVO POLO CIVICO

venerdì 17 febbraio 2012

SIGNOR MANUNTA, SI SCIACQUI LA BOCCA PRIMA DI PARLARE


Signor Manunta, nella mia vita politica ho solo e sempre dato alla mia città, che amo assai più di lei. Quel che ho fatto l’ho fatto senza calcoli politici, ma sempre mettendoci la faccia. Lei di me non altro può dire che cose positive se sviluppa i suoi ragionamenti con un minimo di onestà intellettuale. Quanto a lei, riaffermo che i suoi sono giudizi di parte, frutto di quell’avvicinamento a Moscherini che mi conferma essere avvenuto, anche se per motivi probabilmente diversi da quelli dichiarati. Non si capisce altrimenti come mai nei mesi scorsi criticava le scelte urbanistiche del primo cittadino - e a quanto mi risulta si confrontava sull’argomento anche con il signor Monteduro - ed ora ha smesso di parlarne. Anzi sembra non disprezzarle.
Se vuole criticare ad ogni costo lei può pure farlo. Ma non penso sia facile trovare una persona come il sottoscritto, che dopo aver ricoperto, anche con ottimi risultati, i ruoli di Presidente dell’IACP, Presidente del Consiglio Comunale, Consigliere Provinciale per due volte (una con i DS e l’altra con IDV), Consigliere Comunale per tre volte (una con i DS e due con liste civiche) vive tuttora in un modesto appartamento (riscattato) di uno stabile popolare, possiede una Punto di 11 anni che ha totalizzato 318mila chilometri. Che pur di mantenere fede al mandato elettorale ha detto no ad una candidatura a Consigliere Regionale con IDV. E che, pur non essendo più iscritto a quest’ultimo partito, è l’unico dei tre consiglieri da esso espressi nel 2008 che è rimasto al momento a rappresentare ancora IDV nel Consiglio Provinciale, in ossequio a una logica comportamentale che gli suggerisce, dal momento che è stato eletto Consigliere Provinciale come indipendente inserito in una lista IDV, di completare il mandato nella stessa veste del momento elettorale, cioè da indipendente in seno a tale partito. Per rispetto, appunto, del volere di chi lo ha votato.
Visto poi che parla di commissioni, approfondisca l’argomento. E se vuol bene davvero alla città anche sotto il profilo economico vada a vedere a cosa servono tutte quelle riunioni dei detti organismi se non a giustificare l’assenza dal lavoro dei partecipanti, visto che quello che lì si produce è il nulla. Vada poi a rileggere le rezioni polemiche di alcuni consiglieri nei miei confronti quando – era l’autunno del 2007 - non avendo atti da sottoporre quale Presidente alla Commissione Urbanistica, e non essendo d’altro canto abituato a sperperare il danaro pubblico, mi determinavo a non convocare quell’organismo. Mi sono poi dimesso da Presidente della Commissione Urbanistica stessa (sono uno dei pochi ad averlo fatto in Italia tanto ambita è quella presidenza), e se non ho lasciato anche il Consiglio Comunale è solo perché ho rispettato le indicazioni datemi dagli iscritti al POLO CIVICO.
Infine, in questa tornata elettorale, noi non corriamo per un seggio – e se lo afferma vuol dire che non ha capito nulla di noi - nè per cambiare un Sindaco con un altro, ma soprattutto per cambiare metodo di governo, il modo stesso di amministrare l’ente locale. Se volevamo un posto sappia che ce ne hanno offerti a iosa. Ma non è questo che vogliamo: vogliamo operare in modo tale che i nostri giovani non vivano di sogni ma di certezze. E’ certamente un fatto strano quello che puntualmente si verifica alla vigilia delle elezioni: prima si cercano politici seri, affidabili, rispettosi del mandato elettorale e poi ci si schiera con chi queste cose non le auspica. Signor Manunta, si sciacqui la bocca prima di parlare, e vedrà che così non le usciranno più insinuazioni del genere. Glielo dice un consigliere che a Civitavecchia non costa nulla, né in termini di gettoni né di rimborsi. Sono pronto a confrontare il mio comportamento con chiunque, come sono disponibile a far verificare a chiunque il mio stato patrimoniale e finanziario dei 40 anni da lei indicati.

Alvaro Balloni – consigliere comunale e provinciale

mercoledì 15 febbraio 2012

LE OPERE REALIZZATE A CIVITAVECCHIA


Concedere e attestare la propria fiducia unicamente a chi l’ha veramente meritata attraverso la sua concreta operosità a vantaggio della città.
Sarà perché di meriti ne abbiamo acquisiti tanti nella consiliatura che va ora a concludersi, nonostante gli ostacoli che abbiamo incontrato e di cui è costellata la vita amministrativa, ma vogliamo che proprio a un criterio del genere si attenga il cittadino alle prossime elezioni ammnistrative.
Oggi, infatti, si è svolta la consegna dei lavori per la messa in sicurezza dell’ingresso a doppio senso del Cimitero comunale situato sulla Braccianese Claudia.
Si tratta di una delle tante opere progettate dall’Assessorato alle manutenzioni durante la direzione di Mauro Campidonico che si avvale di un finanziamento reperito dal consigliere provinciale Alvaro Balloni presso l’Ente Provincia di Roma oltre che di fondi attinti dal bilancio comunale
Ad intervento concluso avremo una sistemazione certamente più razionale dell’area antistante il nuovo cimitero che andrà a tutto vantaggio dei pedoni e degli autoveicoli.
Infatti, l’allargamento della sede stradale permetterà di manovrare in sicurezza e di parcheggiare a lato della strada, mentre l’ampliamento dei marciapiedi, da tempo auspicato, consentirà un più comodo e sicuro espletamento delle attività commerciali. Con un miglioramento complessivo di quella zona veramente apprezzabile.
Per Campo dell’Oro dovrebbero cominciare a marzo i lavori di sistemazione della zona situata tra il fosso e il viale Alcide De Gasperi. Che corrisponde alla zona di più antico insediamento del quartiere e che attendeva da oltre quarant’anni un intervento complessivo.
Quella che si andrà a realizzare è invece una vera e propria riqualificazione totale. Dal momento che comprende la sistemazione della rete viaria (col rifacimento del sedime stradale), dei piazzali, dei marciapiedi, del verde, delle fognature, degli impianti di illuminazione e di quanto costituisce elemento di arredo urbano.
Due esempi del modo di intendere la politica come un servizio alla città, un servizio che calibra i suoi interventi in modo tale da porre riparo ad una caotica espansione multidirezionale dell’abitato che ha provocato le disfunzioni e gli squilibri che tutti scontiamo giorno per giorno, tra zona e zona, tra centro e periferia. Che richiama lo spirito con cui si è provveduto alla costruzione delle rotatorie e di tante vie e marciapiedi, tra cui riveste una particolare importanza via delle Sterlizie.
Le opere da noi realizzate, e tante sono ancora in cantiere, muovono da un interesse costante per l’uomo e la vita urbana, che cerca di creare le condizioni di un rapporto sociale vissuto in maniera ottimale, tale da regolare la crescita della città in modo da conciliare gli interessi individuali con quelli collettivi.

IL CONSIGLIO DIRETTIVO POLO CIVICO

sabato 11 febbraio 2012

MA SIGNOR MANUNTA, MI FACCIA IL PIACERE…


Raramente mi è capitato di leggere un’analisi politica così superficiale, così di parte e distante dall’effettiva realtà, come quella elaborata dal signor Manunta. Evidentemente una persona in cerca di notorietà che pensa magari, con questo genere di approccio al dibattito politico, di poter emulare un Feltri o un Ferrara. Probabilmente ci vorrà del tempo… ma chissà.
Quello che stupisce nel suo scritto è l’estraneità al contesto, tanto che viene naturale chiedersi dove mai vive il signor Manunta, di cosa parla, e quanta onestà intellettuale mette in quello che dice. Francamente il suo argomentare mi sembra nettamente insufficiente.
Poche cose, signor Manunta, perché con lei non voglio sprecare molto tempo. Per prima cosa perché quanto ad etica, serietà, affidabilità e rispetto dei cittadini non devo prendere lezioni da nessuno, meno che mai da lei. Sia ben chiaro !
La mia storia, la mia vita sono qui a dimostrarlo: si informi, e per bene, prima di parlare, perché così dimostra di ignorare davvero molto. Un’idea di come la penso io potrebbe farsela leggendo i comunicati del movimento o le mie personali dichiarazioni, che non sono rare.
Sono scomodo in politica per un motivo molto semplice: non sono in vendita. Solo che le persone come lei prima dicono di cercare le persone serie, poi invece vogliono dei sudditi. Si ricordi che:
1- il PROGETTO CIVITAVECCHIA, poi denominato delle LARGHE INTESE, lo abbiamo inventato noi del POLO CIVICO, e nasceva dall’esigenza di porre riparo a una situazione straordinaria che si era creata in città per una serie di motivi che non sto qui a ripetere.
2- La partecipazione a questa coalizione non prevedeva il rinnovo automatico per il secondo mandato.
3- Così come non prevedeva la scarsa attenzione che invece c’è stata sul fronte delle manutenzioni e sui progetti da noi presentati. Non prevedeva neppure il disinteresse che invece c’è stato verso progetti utilissimi - ma a cui lei evidentemente non è interessato – per Civitavecchia.

E’ chiaro che un movimento SERIO alla fine del mandato, perché di questo si tratta (e per arrivare alla fine e mantenere fede al mandato elettorale molti sono stati i sacrifici fatti), fa un’analisi seria della riuscita dell’esperienza, e prima di bissare - non dopo, perché cambiare in corso d’opera non ci piace, a differenza di altri - fa una scelta, e la sottopone al giudizio degli elettori. Quello che sarà lo vedremo, e stia tranquillo non saremo noi a doverci preoccupare, ma lei. Di offerte noi ne abbiamo ricevute a iosa, ma, le ripeto, non siamo in vendita. Siamo per dare a Civitavecchia, ai suoi giovani, non la speranza ma la certezza che un domani migliore ci potrà essere.
Un’ultima cosa. Non mi sorprenderebbe vederla al fianco di Moscherini in questa tornata elettorale, visto il taglio delle sue analisi.
Ed ora le do un consiglio: signor Manunta, corra, corra.

Alvaro Balloni

UNA SCELTA SOFFERTA, MA NECESSARIA


Esiste un modo di concepire l’attività politica che sicuramente ci contraddistingue, basato sul mantenimento di un saldo rapporto di fiducia fra noi e gli elettori, che ci conferisce forza e autorevolezza, e ci legittima nelle varie iniziative.
Crediamo infatti che si possa amministrare a nome di una comunità facendosi interpreti e curando gli interessi e i desideri della collettività, esercitando il mandato conferito dagli elettori in loro nome e secondo la loro volontà essendo stati scelti ed eletti dai cittadini medesimi.
Deve esserci cioè una effettiva corrispondenza fra il mandato ricevuto dagli elettori e l’azione dei loro rappresentanti, e ci si può erigere autonomamente a interpreti e promotori degli interessi di una comunità, e dei valori che ad essa fanno capo, fatto salvo il dovere morale di parlare ed agire per la promozione di precisi interessi collettivi e valori sociali. Nell'azione politica è necessario applicare questo principio soprattutto quando subentrino carenze nella situazione politico-amministrativa, come ci è accaduto di dover constatare a Civitavecchia nel corso dell’esperienza delle larghe intese. Una formula che aveva la possibilità di operare in un modo diverso e certamente migliore, in seno alla quale ci siamo spesi per cercare di eliminare le insufficienze rilevate, con chiare prese di posizione, inviti, stimoli, persino intimazioni. Abbiamo attivato cioè tutti quegli interventi che sono doverosi ed indispensabili per salvaguardare gli interessi dei cittadini, prima di disimpegnarci dalla maggioranza. Fedeli al mandato ricevuto abbiamo comunque sentito il dovere di sostenere tale governo fine al termine, nonostante le disattenzioni ed anzi gli ostacoli postici, che hanno complicato non poco la nostra attività. Senza neppure poter fare alcunché di decisivo in merito alle opere pubbliche male avviate e rimaste in sospeso, alle incongrue iniziative sulla casa, alle resistenze all’ingresso in ATO 2, al velleitario progetto sui rifiuti, ai ritardi sul recupero dei beni culturali, al mancato decollo dell’occupazione, alla incongrua gestione del bilancio, al rifiuto di utilizzare i fondi provinciali reperiti dal consigliere Balloni. Si è poi alterato il quadro politico con l'allargamento della maggioranza ai transfughi di altri partiti che non ha poi contribuito a portare in seno ad essa quel contributo di riflessione che sarebbe stato auspicabile. Ad accentuare le inefficienze della macchina amministrativa ha contribuito anche il comportamento della minoranza consiliare, che ha oscillato tra l’opposizione a tutto campo e la sostanziale inconcludenza, anziché sforzarsi di trovare punti d’incontro con altri settori dell’assemblea, e magari con noi, su decisioni utili alla città. Questo in sintesi il travaglio di un’esperienza amministrativa nel corso della quale tanto abbiamo dato, come al momento delle elezioni saremo in grado di comprovare, ma molto di più avremmo potuto dare qualora il progetto delle larghe intese fosse stato realizzato secondo gli intenti iniziali.
Ed ora, in vista delle prossime elezioni, la città deve trovare la forza di reagire al tentativo di condurla a votare sulla base delle solite infruttuose logiche di schieramento. Non si tratta più di confermare o sostituire un’amministrazione con un’altra: si tratta di cambiare il modo di far politica, di gestire la cosa pubblica. E per far questo occorre dare fiducia a noi del POLO CIVICO, che saremo rappresentati anche questa volta da un candidato sindaco irreprensibile, edotto delle problematiche amministrative e sociali, competente circa il funzionamento complesso della macchina amministrativa, sicuramente di Civitavecchia. E da candidati consiglieri comunali con sani valori morali, che conoscono davvero le varie problematiche sociali.

IL CONSIGLIO DIRETTIVO POLO CIVICO

mercoledì 8 febbraio 2012

VERSO LE ELEZIONI CON SERIETA’ E AMORE


Per noi è molto semplice individuare il senso delle elezioni amministrative di maggio. Si tratta di spiegare ancora una volta alla città le nostre proposte di riforma e sviluppo per il prossimo quinquennio, di specificare il nostro programma, e dire con quali persone vogliamo realizzarlo.
Sin qui, anche nelle competizioni elettorali ammnistrative, la politica è stata intesa non come corresponsione di fiducia a chi concretamente la merita, ma come lotta per conquistare una presenza pervasiva dei partiti nelle istituzioni. L’autentico obiettivo delle prossime elezioni dovrà essere quello di cambiare registro, di correggere l’impostazione sin qui data alle elezioni per consentire finalmente alla nostra città di esprimere appieno le sue potenzialità.
A Civitavecchia riveste infatti proporzioni insopportabili il fenomeno degenerativo del sistema democratico-rappresentativo proprio delle società pluralistiche. Per cui spesso i dirigenti delle formazioni politiche fanno in modo che esse non si limitino a fungere da centri di raccolta del consenso popolare e di elaborazione delle concezioni e dei programmi politici, e a fare da tramite per consentire al corpo elettorale di fare le proprie scelte e di eleggere le persone destinate a ricoprire le cariche pubbliche nell’interesse generale, ma invece assumono direttamente, in concorrenza o in accordo (espresso o tacito) fra loro, il controllo delle cariche pubbliche elettive, così da ridurre gli eletti nelle proprie liste a semplici esecutori delle decisioni di partito. E per tale via controllano la gestione delle strutture amministrative statali e della stessa società civile – sia economiche che sociali e culturali – esercitando così, senza risponderne politicamente e a vantaggio dei partiti stessi, dei loro gruppi dirigenti e delle loro clientele, funzioni pubbliche e sociali che non sono di loro competenza. E’solo così che si spiega la forza di alcuni personaggi della politica locale e la debolezza di altri in seno ai partiti. I quali vengono opportunamemnte pilotati all’assunzione di decisioni congruenti con tali fini. I problemi dei cittadini possono attendere.
A questo modo di intendere la politica noi diciamo basta. Lontani da ambiguità, contraddizioni e laceranti spaccature noi ci sforziamo di fare la politica vera, quella che al servizio del cittadino è intesa a procurare con naturale dedizione il bene della città. Vogliamo presentarci ancora una volta all’elettore per quello che siamo: un movimento che costruisce il suo crescente consenso sulla capacità di dar voce a settori della società di diversa matrice politica e ideologica, e sulla capacità di sviluppare una forte vicinanza alle molteplici e spesso inespresse esigenze dei cittadini.
Nella certezza che questi ultimi si sentono rappresentati soltanto da chi, nei fatti, dimostra di coltivare la trasparenza, il rispetto delle regole, l’uguaglianza, la giustizia, la partecipazione, l’iniziativa e la solidarietà.
Sin qui abbiamo lavorato nella direzione che i nostri elettori ci hanno indicato con risultati veramente importanti, raggiunti poi in condizioni molto difficili e talora proibitive, e che sebbene sempre riferiti nei nostri comunicati, nelle conferenze stampa e nelle varie iniziative politiche via via assunte andremo ad illustrare dettagliatamente all’atto del confronto sul rinnovo dell’amministrazione locale.
Certamente vogliamo, oggi e in avvenire, condividere con gli iscritti, i sostenitori, i simpatizzanti e con chi intende candidarsi con noi, le scelte strategiche che guideranno il nostro lavoro a Civitavecchia per analizzare le posizioni da assumere nei vari settori d’intervento. Per cui, il dialogo con gli elettori è aperto. A presto.

IL CONSIGLIO DIRETTIVO POLO CIVICO

domenica 5 febbraio 2012

INFRASTRUTTURE, NOTIZIE BUONE MA NON TROPPO


Hanno avuto il giusto risalto le dichiarazioni dell’assessore regionale Luca Malcotti sullo stato dei lavori di costruzione dell’autostrada Civitavecchia-Livorno e di completamento della superstrada per Orte. Va riconosciuto al suddetto di avere avviato un ingente volume di lavori, e di avere impresso un’accelerazione alla realizzazione delle due opere avvalendosi anche dell’apporto di capitali privati.
E infatti, come da lui dichiarato, la Regione Lazio ha approvato la costruzione del secondo tratto dell’autostrada litoranea, i 25,7 chilometri che vanno da Tarquinia al confine con la Toscana, e sta seguendo presso il CIPE l’iter burocratico relativo. Mentre i lavori del lotto Civitavecchia-Tarquinia sono iniziati nell’ottobre scorso e si concluderanno tra due anni.
Circa la cosiddetta trasversale nord, l’avvio dei lavori del blocco Cinelli-Monte Romano di ca. 9 chilometri, avverrà, se tutto va bene, tra un anno, perché questo è il tempo occorrente per espletare le gare e le procedure di esproprio. Anche in questo caso si punta al completamento dell’importante via di comunicazione. E infatti la Regione ha inviato all’Anas un progetto alternativo di costruzione del tratto Monte Romano-svincolo S.S. Aurelia, che abbassa sensibilmente i costi dell’opera e che quindi ne rende più agevole il finanziamento.
Dal canto nostro, facciamo notare che sul fronte del terzo aeroporto le cose non sembrano progredire, non essendo stato sciolto il nodo della sua localizzazione, dato che le valutazioni di natura politica continuano ad interferire su quelle di natura tecnica. Tra le sedi di Viterbo e di Tarquinia noi propendiamo per quest’ultima, perché consente un’agevole connessione con il nostro scalo e una facile comunicazione con una serie di località, tra cui Viterbo e la Capitale. Come hanno fatto spesso osservare sia Moscherini che Mazzola.
Ed ora una considerazione è d’obbligo.
Il POLO CIVICO è non a caso impegnato, da anni, nel trasferire al centro del dibattito politico la tematica delle infrastrutture di trasporto perché reputa inammissibile lo squilibrio tuttora esistente nell’organizzazione territoriale dell’Alto Lazio tra vie di comunicazione terrestri e marittime, dal momento che le reti stradale e ferroviaria rivelano tuttora, con le loro caratteristiche, un’assoluta insufficienza, mentre il traffico portuale, sebbene notevolmente cresciuto, risente delle carenze logistiche di raccordo con gli altri tipi di trasporto. E sostiene che questo territorio abbisogna di essere meglio servito anche per quanto riguarda il trasporto aereo.
Tutte ragioni, queste, che ci inducono ad auspicare che sull’importante tematica si concentri, con unità d’intenti e senza speculazioni di parte, l’attenzione delle istituzioni, di tutti i partiti, e con essi anche delle forze sociali e dell’imprenditoria, per significare lo specifico interesse della città e del territorio al superamento di ogni e qualsiasi ostacolo si frapponga alla realizzazione delle dette infrastrutture, ed anzi la volontà di bruciare le tappe per arrivare al traguardo. Infatti a nessuno sfugge che il percorso che conduce al completamento delle opere di cui stiamo parlando va costantemente seguito in quanto, anche quando le cose paiono impostate nel migliore dei modi, possono sopraggiungere difficoltà che allungano oltre ogni previsione la strada verso l’effettiva realizzazione. E allora va presa ogni opportuna iniziativa unitaria su questo fronte per porre fine, una buona volta, a quel comportamento contraddittorio che porta a lamentare in tanti la gracilità del nostro apparato produttivo e l’alto indice di disoccupazione ma ad impegnarsi in pochi nell’attivare i fattori principali dello sviluppo.

IL CONSIGLIO DIRETTIVO POLO CIVICO