Insieme per il "PROGETTO CIVITAVECCHIA" Ideare e Realizzare Oltre i Colori della Politica

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martedì 31 maggio 2011

C’E’ MODO E MODO DI PROPORSI


Il sindaco ha annunciato in conferenza stampa l’intenzione di ricandidarsi alla guida della città e di collocare una verifica a giugno per sapere chi è d’accordo e chi no; e preannuncia che chi non è d’accordo dovrà lasciare gli incarichi eventualmente ricoperti. Ora, chiariamo subito che a stupirci non è quest’ultima eventualità, ma la sortita, che riteniamo assolutamente intempestiva.
Non ce ne voglia il sindaco, ma ci aspettavamo da lui qualcosa di diverso da un annuncio che ci fa subito pensare ad uno che non sentendosi sicuro e avendo paura di fallire cerchi anticipatamente di legare tutti alla sua barca. A noi francamente pare che Moscherini, nonostante il passato da sindacalista dei marittimi e da manager del porto, tutto sia fuor che un lupo di mare, e neppure sia, se vogliamo dirlo usando le parole della politica, una volpe. E il motivo è semplice. Una verifica fatta oggi può placare le ansie di qualcuno ma non serve a chi vuole pronunciarsi responsabilmente quando manca ancora un anno alle prossime elezioni, molti cantieri sono fermi, altri sotto sequestro, ed altre cose non si sa se si faranno o meno
E a parte questi, molti altri saranno i fattori da analizzare nei mesi che mancano alla fine della consiliatura.
Per non parlare di un’altra cosa che pensiamo stia a cuor a tutti, e che è l’affidabilità e la serietà dei comportamenti. Requisito che per quanto ci riguarda abbiamo dimostrato di possedere sin dal tempo in cui varammo il Progetto Civitavecchia, avendo fatto le nostre scelte autonomamente senza chiedere a nessuno, neanche a lei signor sindaco, garanzia alcuna.
Un sindaco che è a capo di una coalizione deve capire che le considerazioni o riflessioni circa l’incisività o l’esaustività del lavoro svolto, la tenuta dell’alleanza, gli aspetti più o meno soddisfacenti del modo di operare sono aspetti importanti dell’eventuale rinnovo di una esperienza di governo. E che il discorso su tali argomenti è estremamente impegnativo, deve essere necessariamente di natura collegiale, senza che nessuno abbia la pretesa di arrivare “in solitaria” a conclusioni che sin dal principio dovrebbero essere valide per le varie e diverse forze politiche. Lo affermiamo noi, che abbiamo sempre dimostrato stima nei suoi confronti unito a pari rispetto per gli elettori. Se così non fosse, gli incontri, le prese di posizione il dibattito che si svolge nei vari organismi politici o sui media non avrebbe il valore di suggerire istanze di miglioramento o di correzione di rotta. Si darebbe tutto per scontato, col risultato di governare ripetendo gli stessi errori del passato.
Ecco, signor sindaco, il motivo per cui chiamarci nell’immediato, prima del quinquennio, ad effettuare una scelta, con tutte le variabili che potrebbero intervenire nei mesi avvenire, significa pretendere di tradire i nostri principi e il nostro modo di rappresentare gli interessi della collettività.
Da ultimo accetti un invito che le rivolgiamo in tutta genuinità. Ci ripensi. accantoni la fretta obiettivamente eccessiva, e continui ancora a lavorare, con serenità, per il bene della città. E vedrà che in tal modo i risultati verranno e le coalizioni si formeranno.

IL CONSIGLIO DIRETTIVO POLO CIVICO

sabato 28 maggio 2011

MARINA, RICORSO AL CAPO DELLO STATO ULTIMA SPIAGGIA


E' notizia dell’ultima ora quella che Moscherini, scaduti i termini per ricorrere al TAR contro la sospensione dei lavori sul lungomare - e qui sorprende la disattenzione e l’incapacità dello staff del primo cittadino - si è deciso a percorrere la strada del ricorso straordinario al Capo dello Stato.
Se fosse accolto, come noi auspichiamo, un superamento del fermo sarebbe ancora possibile, e per due ordini di motivi.
Perché dall’utilizzo di tale rimedio giurisdizionale verrebbe la conferma che il sindaco non ha agito in dispregio della legge ma nella convinzione che nella fattispecie non servisse l’autorizzazione paesaggistica. I suoi avversari politici, d’altro canto, avallando una soluzione che comunque investe la giustizia amministrativa, avrebbero la possibilità di dimostrare la buona fede della loro opposizione, che non poteva certo escludere il valore di un simile pronunciamento.
Seguendo concordemente questa via per risolvere un caso che va ogni giorno complicandosi tra le forti contrapposizioni di natura politica si annullerebbero le istanze sul tappeto. Per cui, v’è chi, intransigente, chiede lo smantellamento dell’opera, costi quel che costi, e chi guarda a una soluzione concordata ma probabilmente laboriosa tra gli enti competenti.
Per quanto ci riguarda, ribadiamo che esiste un principio ispiratore della nostra azione che è quello di adoperarci per il perseguimento degli interessi collettivi, per il benessere sociale, materiale e spirituale di tutta la cittadinanza, che vogliamo applicare anche nella circostanza.
Secondo il nostro convincimento, a Civitavecchia stiamo ancora scontando le conseguenze dell’adozione di un criterio di giudizio inerente al governo della comunità locale palesemente improduttivo. Si va dalla confusione tra essenziale e accessorio, che induce a collocare gli avvenimenti tutti indistintamente sullo stesso piano, all’estremizzazione di ogni fatto, alla scarsa attenzione a quelle che possono essere le leve per il superamento dei limiti e delle contraddizioni attuali. E il dibattito apertosi sulla Marina è un classico esempio di un certo modo di reagire a quanto accade, dell’incapacità di inquadrare le opere pubbliche che si vanno realizzando in un contesto più ampio e pertinente. E invece, se vogliamo contribuire a migliorare la gestione della cosa pubblica, come sicuramente tutti intendiamo fare, dobbiamo ragionare sugli elementi che costituiscono la chiave di volta di tale problema, e cioè la sua dimensione politica, economica e culturale.
La prima dimensione deve spingerci ad alimentare il dialogo intrapartitico e interpartitico, e tra pubbliche amministrazioni anche di diverso livello. E in questo quadro incentivare la reciproca comprensione della diversità di opinione.
Per quanto attiene alla dimensione economica, dobbiamo centrare l’obiettivo di togliere la città e il suo porto dal relativo isolamento in cui si trovano per l’inadeguatezza delle infrastrutture stradali e ferroviarie, e l’assenza di quelle aeroportuali, al fine di agevolare l’attuazione dei grandi progetti internazionali e dei grandi corridoi intermodali che si stanno varando, sforzandoci di amministrare al meglio il territorio comunale e comprensoriale. E qui è chiara l’importanza di avere una città accogliente di cui il lungomare rappresenta l’aspetto più attraente.
Circa la terza dimensione, che si correla intimamente alle precedenti, dobbiamo valorizzare appieno il nostro patrimonio ambientale e culturale, ma soprattutto prendere in considerazione la cultura, la conoscenza e l’esperienza veicolate dal capitale uomo. E a tal fine è essenziale nel sistema ente locale lo stile di comando e la logica dei sistemi amministrativi.
Per cui, il buon esito del ricorso al Capo dello Stato può aiutarci a raggiungere uno degli obiettivi strategici più importanti della città.

IL CONSIGLIO DIRETTIVO POLO CIVICO

martedì 24 maggio 2011

PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI, QUELLE BUONE SI SPONSORIZZANO DA SOLE


Di una cosa siamo fermamente convinti: alle buone amministrazioni non serve l’intervento di persone che si atteggiano a tifosi o difensori ad oltranza, con azioni che paiono talora sconfinare nel ruffianesimo. ma la totale dedizione al compito. E’ proprio la bontà del lavoro svolto il primo sponsor, ciò che fa sì che giorno dopo giorno il legame tra amministratore e amministrato divenga sempre più saldo.
Di questo, della corretta gestione della cosa pubblica, tutti si avvantaggiano: i cittadini perché vedono realizzati i loro desideri, la città perché cresce e si qualifica sempre più, gli amministratori perché si vedono ripagati dalla fiducia e dal consenso dei cittadini.
L’attuazione di un programma, l’aver rispettato il patto stipulato con gli elettori: è questo che deve essere al centro dei pensieri di chi amministra, la consapevolezza che con costanza, competenza e senso di responsabilità si possono raggiungere risultati e dare risposte positive ai cittadini.
Viceversa, se chi amministra si comporta con leggerezza, effettua scelte, prende iniziative, compie azioni che evidenziano disattenzione alle conseguenze giuridiche, morali e pratiche che ne derivano, ed esprime una voglia di fare disgiunta dal rispetto delle regole allora complica tutto. Allora sì che il rapporto tra amministratori e cittadini si incrina, allora sì che l’amministratore dimostra arroganza e scarsa affidabilità. E quindi, anche l’entrata in campo di tifosi e difensori ad oltranza, chiamateli come volete, ma che purtroppo non mancano mai, non risolve il problema; anzi lo aggrava, crea confusione, dà la sponda per far sì che diventi sempre più difficile trovare una soluzione al problema.
Infatti, chi si atteggia a supporter smodato di scelte sbagliate non valuta che simili interventi non servono a lui perché non lo fanno apparire competente, intellettualmente onesto e capace di un’analisi fredda, seria ed equilibrata, non servono a chi amministra perché non lo aiutano a trovare una soluzione, non servono alla città perché non gli permettono di vedere realizzato il progetto, almeno in tempi brevi.
Il fare per fare sconfina quasi sempre nell’illegalità e nell’arroganza. Le amministrazioni che si caratterizzano per la voglia di fare vanno bene, ma l’operosità dev’essere accompagnata dal senso di responsabilità, che unitamente alla capacità e al rispetto delle regole è proprio la dote che maggiormente serve a chi amministra. Di tifosi e sostenitori sfegatati se ne può fare a meno.
La città si merita, ed ha bisogno, di persone serie, responsabili e che di essa - vorremmo dire – siano addirittura innamorate. Persone che abbiano voglia di lavorare, di impegnarsi per far sì che l’aspirazione alla crescita e allo sviluppo venga appagata.
Quanto ai problemi, bisogna stare attenti a non crearli, ma quando ci sono non bisogna mai pensare che si possano superare con le polemiche o con l’arroganza, né dando la colpa ad altri; si possono invece risolvere con una grande azione di dialogo e diplomazia, affiancata ad una forte assunzione di responsabilità.
Solo con tale atteggiamento chi amministra può sperare di trovare sulla sua strada persone disposte ad ascoltarle e a darle una mano.

IL CONSIGLIO DIRETTIVO POLO CIVICO

sabato 21 maggio 2011

PARTITI E CITTADINI, DUE MONDI DISTANTI


In molte parti d’Italia si è da poco conclusa una importante tornata di elezioni amministrative, il cui esito, sebbene in molti casi parziale. ha già fornito alcune indicazioni provvisorie.
E’ assurto agli onori della cronaca il caso di Milano, perché emblematico di come l’elettorato possa reagire ad una radicalizzazione dello scontro in modo diametralmente contrario a quello sperato.
Come è noto, nel confronto televisivo tra i due candidati a sindaco Moratti e Pisapia, la prima ha lanciato un’accusa tanto grave quanto infondata all’avversario politico, negandogli per di più il diritto di replica. Questo inutile attacco, unito all’esasperata politicizzazione del voto, all’affissione dei manifesti antiprocure di Lassini e alle violente reiterate accuse del Premier contro i giudici, ha procurato la Caporetto del sindaco uscente e del partito in cui milita, almeno in questa prima fase della consultazione.
In una città come Milano, situata al centro della zona più prospera del continente, in cui il lavoro rappresenta il primo comandamento del cittadino, e dove il numeroso e dinamico ceto imprenditoriale si confronta ogni giorno sia con l’andamento del mercato che con le inefficienze e gli intralci della pubblica amministrazione, un tale modo di interloquire con i cittadini è apparso assolutamente stonato. Così gli elettori, seppure forniti di un elevato senso di civismo e di moderazione, hanno reagito in parte astenendosi e in parte esprimendo un voto difforme da quello solito, per significare il rifiuto a farsi trascinare dalla politica in scelte di campo marcatamente strumentali, e l’invito pressante ai partiti a predisporre piuttosto quanto occorre perché la vita economica, culturale e sociale della metropoli si sviluppi nel migliore dei modi possibili. Punto.
Ma nella Penisola, a cogliere il senso di quanto avvenuto in quella che una volta ne costituiva la Capitale morale sono stati quasi esclusivamente i cittadini elettori, gli amministrati; in quanto gli esponenti dei partiti politici hanno commentato, in grande maggioranza, nei termini soliti e ormai arcinoti: quello della conta dei voti, della demonizzazione dell’avversario, del chi ha vinto e del chi ha perso, e delle scelte di schieramento in vista del ballottaggio.
E infatti, dal centrodestra si insiste nell’errore, incitando i cittadini a votare Moratti per evitare che Milano cada nelle mani dei “comunisti” e diventi una “Zingaropoli”; nel centrosinistra ci si dichiara soddisfatti del voto e lo si interpreta come un segnale di riscossa della sinistra e della fine imminente del berlusconismo, mentre al centro si punta all’affermazione di una formazione intermedia.
Occorrerebbe che i maggiori partiti approfondissero da subito l’analisi del voto, e si rendessero conto del venir meno della loro presa sull’elettorato e della sconfitta subita, così da cogliere i motivi che l’hanno determinata. Perché è chiaro che se non si decifrano esattamente i fatti, se quanto accade non fa esperienza, e si continua a confidare nel grado di sopportazione dell’elettore, la linea politica resta la stessa. Non ci si mette davvero nei panni degli amministrati, non si è in grado di fotografare le situazioni locali, di interpretare le attese dei cittadini, di entusiasmare senza scadere nel populismo e nella demagogia, non si conferisce credibilità alle proprie tesi presentando delle squadre competenti e affiatate.
Per adesso le cose stanno messe veramente male. Sia per i partiti politici che per i cittadini.
Partiti che sono sempre meno rappresentativi degli interessi generali della popolazione, e cittadini che sono lasciati in mano alle sparate demagogiche di un Beppe Grillo e all’ideologia integralista e ambientalista di un De Magistris, senza poter risolvere i problemi che li assillano.

IL CONSIGLIO DIRETTIVO POLO CIVICO

martedì 17 maggio 2011

QUALE COMMERCIO


Nella nostra città il commercio costituisce un comparto sicuramente rilevante del settore terziario in considerazione della capillare presenza di numerosi esercizi al dettaglio, in sede fissa e non, provvisti per lo più di una loro intrinseca validità. Il quadro generale di questa attività è caratterizzato dalla forte presenza di imprese di piccole dimensioni a carattere individuale o familiare, dal prevalere di attività specializzate, dal basso numero di addetti per impresa, e infine dall’emergere di canali innovativi quali gli hard discount, gli outlet e le vendite per corrispondenza, telefono, internet.
La realtà che noi del POLO CIVICO vorremmo si consolidasse a Civitavecchia è quella di un commercio sano, che previene gli stati di crisi - che al momento si evidenziano purtroppo con particolare gravità - attraverso la capacità di rinnovarsi, di rischiare, e di ricorrere alle possibili sinergie tra territorio ed enti privati, ai servizi comuni, agli enti fiera, alle appendici on-line, all’ampliamento delle aree pedonali e simili. Concepiamo la funzione commerciale strettamente connessa con l’assetto urbanistico e con lo sviluppo turistico della città, alla ricerca continua della competitività, del giusto equilibrio tra i proventi del commerciante e i risparmi dell’acquirente, essendo poi i consumatori l’altro polo delle dette iniziative meritevole di ricavare i dovuti benefici dalla prosperità del mercato.
Il nostro movimento, in conseguenza delle idee qui esposte, circa la ristrutturazione e messa a norma del mercato centrale di piazza Regina Margherita, ha proposto, già nella veste di sodalizio che gli era propria nell’anno 2003, una riduzione della taglia e lo spostamento di alcune attività in esubero presso i mercati rionali a servizio delle realtà periferiche e del porto.
Richiamando l’attenzione sulla presenza dei reperti archeologici, sui pericoli della congestione e dello stravolgimento dell’assetto architettonico, cercando di scongiurare il pericolo di un iter amministrativo accidentato, compromesso già in partenza. Puntualmente, infatti, dopo il lungo affastellarsi di ipotesi, polemiche, opposizioni e ricorsi, anche l’ultimo tentativo di procedere all’avvio dei lavori si è arenato. Aggravato dal prematuro spostamento degli operatori, che mentre fa lievitare i costi dell’operazione a carico della collettività, genera uno stato di degrado e di precarietà che danneggia gli operatori e allontana il momento del conseguimento dell’obiettivo posto: riqualificare e regolarizzare la struttura sotto i profili della sicurezza e dell’agibilità igienico-sanitaria. Che ci sembra un risultato di grande importanza che tutta la città attende.
E quanto accade dimostra che molto dipende dalla gestione politica delle problematiche, cioè dalla tempestività e dall’adeguatezza delle misure che il Comune prende per risolvere le difficoltà e le situazioni di crisi.
Misure che quando non sono insufficienti o sbagliate, sono addirittura contraddittorie. Come quando si preclude la possibilità di aprire un Farmer’s Market e poi si autorizza la sopraelevazione del Maurys e l’apertura di un altro supermercato a Campo dell’Oro. Due iniziative che non è detto siano di aiuto a commercianti e consumatori.

IL CONSIGLIO DIRETTIVO POLO CIVICO

domenica 15 maggio 2011

AMMINISTRAZIONI E SOCIETA’ OCCORRE IL BUON GOVERNO


Siamo tra quelli che non amano i processi sommari né le strumentalizzazioni. Tuttavia siamo fermamente convinti che chiunque assuma l’incarico di amministratore pubblico o di una società a partecipazione pubblica non debba svolgerlo nella convinzione di essere stato baciato dalla fortuna (come purtroppo dobbiamo constatare spesso avviene) ma piuttosto di essere stato investito di una funzione che comporta la pesante responsabilità di rispondere alle attese dei cittadini.
I quali vanno posti al centro della programmazione e della rendicontazione. L’assimilazione di questa logica deve ripercuotersi sul rapporto con il personale e con il pubblico.
Per dirla con parole diverse e magari più semplici, se insomma le regole e l’etica politica non sono esse a guidare i comportamenti, allora si amministra all’insegna della presunzione e dell’arroganza, dello scontro violento con gli oppositori e si finisce col ledere gli interessi del cittadino.
Per cui, colui che svolge questo importante compito si disinteressa di ciò che pensa il destinatario della sua funzione, vale a dire il cittadino. Il quale invece costituisce elemento fondamentale di giudizio circa la bontà di una determinata prestazione, derivando il proprio giudizio dalla soddisfazione per la qualità del servizio ricevuto o meglio dalla percezione di aver speso bene le proprie risorse, avendo ottenuto, in proporzione alle sue aspettative, il massimo possibile.
Ora, tornando per un attimo al caso che è stato al centro del dibattito politico di questi giorni, ovvero la vicenda ETM, dobbiamo dire, senza alcun intento polemico o strumentale, che riteniamo la vicenda grave e inaccettabile, che le giustificazioni addotte dall’amministratore non ci hanno per niente convinti, e che tirare in ballo altri argomenti quando si viene scoperti non solo non serve, ma dà la sensazione di voler coprire l’errore fatto.
Meglio è, in casi del genere, ammettere francamente di aver sbagliato e chiedere scusa per questo comportamento al Sindaco, al Cda, ai cittadini, rimettendo il mandato senza cercare scuse ad alibi.
Le argomentazioni utilizzate in conferenza stampa, poi, non sono servite di sicuro né al presidente di Etm né al sindaco per spiegare quanto accaduto e nemmeno a modificare le convinzioni maturate dai cittadini, che senza meno hanno la capacità di elaborare e di capire come stanno le cose.
Il sindaco ha fatto bene ad accettare le dimissioni – almeno così ci risulta - : ora abbia più oculatezza nello scegliere il nuovo presidente, perché è bene che tutti capiscano che si è ormai in una fase tale che non si può più sbagliare, pena una divaricazione crescente tra Amministrazione e cittadini. Ripetiamo: per amministrare serve rispetto delle regole ed etica politica.

IL CONSIGLIO DIRETTIVO POLO CIVICO

giovedì 12 maggio 2011

RINGRAZIAMENTI

Egr. Presidente,
sento il dovere di ringraziare pubblicamente lei e l’ufficio tecnico dell’Organismo che presiede per il generoso supporto offerto a questo assessorato nella riparazione della perdita nelle condutture idriche dell’Oriolo verificatosi nel Comune di Tolfa in prossimità delle Terme di Stigliano agli inizi del corrente mese.

Mauro Campidonico - Assessore alle Manutenzioni

LAVORI NELL'EX ITALCEMENTI


E’ opportuno premettere che non molto tempo fa fu notato un consistente andirivieni di automezzi pesanti e di operai in ingresso e in uscita dall’ormai dismesso cementificio di Via Braccianese-Claudia, fenomeno che prefigura l’effettuazione di lavori, e che saltuariamente ancora si riscontra. In più sedi e occasioni sono stati chiesti chiarimenti in merito alla natura delle operazioni eseguite e forse in atto.
L’argomento fu oggetto di discussione, come si ricorderà, nell’ambito del Consiglio Comunale, in particolare in riferimento allo smaltimento dell’amianto che si suppone presente nella fabbrica. Ed ebbe un seguito sulla stampa.
Fu ripreso da questo stesso movimento, che in una sua nota ebbe a dichiararsi preoccupato di quanto avviene, anche per il fatto che il sito interessato da questo intervento si trova praticamente all’interno del perimetro cittadino.
Il POLO CIVICO ha sollecitato risposte alla città da parte dell’Amministrazione, contattando per le vie brevi il capo della sua Segreteria, ma senza risultati.
Stesse preoccupazioni sono state espresse nel corso di riunioni sulla medicina preventiva del lavoro, svoltesi in ambito comunale meno di un mese fa.
Tanto premesso, è superfluo precisare che non si hanno elementi per sostenere che nell’ex opificio stia avvenendo alcunché di irregolare e pericoloso per l’incolumità della popolazione, ma è anche vero che la mancanza di chiarezza su tale argomento non fa altro che alimentare le più nere e allarmate supposizioni. Ed è per questo che una risposta doveva già essere data sia dal primo cittadino che dal dirigente del settore.
Vogliamo cogliere l’occasione di questa nota per chiedere pertanto a mezzo stampa la stessa serie di informazioni che sono sin qui mancate. E che poi sono intese a conoscere se l’Amministrazione comunale ha rilasciato o meno autorizzazioni per lo svolgimento di opere di demolizione, di rimozione e smaltimento di amianto. Se ha ricevuto o meno dichiarazione di inizio attività (DIA) per i lavori svolti, che si stanno svolgendo o che si svolgeranno. E, dato che, come è noto, alcuni lavori sono già stati svolti all’interno del sito, se questa Amministrazione intende porre in atto ora per allora i controlli dovuti.
Non vorremmo che i quesiti già posti fossero considerati dall’Amministrazione come mai posti proprio perché non formalizzati.
Ove tale ipotesi corrispondesse a realtà ci occorrerebbe ricordare che il Sindaco è il primo responsabile della salute dei cittadini sia all’esterno che all’interno dell’area interessata ai lavori. Questo movimento politico, parte della maggioranza, vuole che siano tutelati gli interessi della città e che l’Amministrazione operi all’interno delle regole e nella trasparenza riscuotendo su tali basi la fiducia dei cittadini. E attende pertanto con fiducia i chiarimenti richiesti.

IL CONSIGLIO DIRETTIVO POLO CIVICO

martedì 10 maggio 2011

SICUREZZA SUL LAVORO


E’ sempre di attualità, purtroppo, il tema degli incidenti sul lavoro, e non c’è verso che possa essere archiviato, specie nei settori più esposti al pericolo. Eppure, se partiamo dal presupposto che il diritto al lavoro esiste, allora suo corollario irrinunciabile è che lo stesso deve essere svolto in effettive condizioni di sicurezza.
Non è accettabile che una persona impegnata in un’attività lavorativa debba essere assoggettata al rischio di eventi dolorosi il più delle volte prevedibili ed evitabili. Le vite umane vanno salvaguardate ad ogni costo, e le istituzioni sono chiamate a far sentire il proprio autorevole peso in questo compito.
Ebbene, sull’argomento è intervenuto proprio di recente Palazzo Valentini, con una iniziativa che ha evidenziato ancora una volta una particolare sensibilità di questo ente locale nei confronti dei molteplici aspetti dell’attività umana. Infatti, il Consiglio Provinciale di Roma ha approvato all’unanimità una importante mozione sulla sicurezza sui luoghi di lavoro.
La mozione, partendo dalla constatazione che il sistema normativo vigente demanda alle Asl i controlli, che come dimostrato dal ripetersi di incidenti spesso gravi e talvolta mortali, non vengono applicati con la continuità e il rigore che sarebbero indispensabili - ne sottolinea l’inefficacia e la agevole eludibilità da parte delle aziende e dei cantieri sottoposti ad ispezioni.
Rileva che, rispetto al ruolo riconosciuto alle aziende sanitarie, passano in sott’ordine le possibilità di vigilanza attivabili tramite altri soggetti comunque competenti in materia e in particolare ad opera delle forze dell’ordine. Le quali ultime, superando i limiti attualmente posti dalla legge, previa opportuna formazione sullo specifico tema degli infortuni sul luogo di lavoro, potrebbero essere autorizzate ad intervenire autonomamente a qualsiasi livello, anche a quello comunale, per rilevare e reprimere irregolarità in tale ambito, e a comminare adeguate sanzioni.
Il documento auspica pertanto l’avvento di un sistema incrociato di prevenzione e controllo tra le Asl e/o gli altri soggetti competenti e le varie forze dell’ordine, che agendo ciascuna in piena autonomia rispetto alle altre, assicurerebbero interventi suscettibili, una buona volta, di evitare il permanere, in un campo così delicato, di sconsideratezze, omissioni e coperture oggettive di responsabilità.
Responsabilità che, come sottolinea il consigliere provinciale Balloni, presentatore della mozione, rivestono una gravità estrema, se appena si considera il dato di circa 1000 morti sul lavoro ogni anno in Italia, che è lo specchio incontrovertibile della tragica situazione del sistema di sicurezza nel nostro Paese.
Ove si addivenisse ad una molteplicità di controlli incrociati nei termini sopra indicati, sarebbe più difficile per chiunque sottrarsi alle responsabilità civili e penali che derivano dall’inosservanza delle misure previste a salvaguardia dell’incolumità dei lavoratori. La sicurezza sul lavoro non dev’essere più vista come un onere per le imprese ma come un’opportunità di crescita economica e occupazionale anche per la prevedibile crescita della produzione di materiale inerente alla osservanza delle prescrizioni imposte in materia.
Se si riuscirà a produrre questo salto di prospettiva allora potremo considerare risolto questo angosciante problema.
IL CONSIGLIO DIRETTIVO POLO CIVICO

sabato 7 maggio 2011

EMERGENZA ABITATIVA: NON SI RISOLVE COSI’


Anche a Civitavecchia c’è emergenza abitativa: è assodato. E non ci volevano certo le casette di legno per capirlo. Il punto purtroppo è come questa emergenza è stata affrontata: da dilettanti allo sbaraglio, inutile nasconderlo. Sul problema casa è mancata quella sensibilità che il problema merita. E vediamo perché.
1. Ad inizio mandato si è cancellata una sagoma di 27 alloggi in Via Veneto da destinare all’emergenza abitativa, già finanziati con 2 milioni e 800 mila euro dalla Regione – Giunta Marrazzo.
2. Successivamente si è tentato l’acquisto sul mercato di alloggi da destinare a tale fine, ma l’iniziativa è fallita per l’opposizione dei condomini, che vedono la presenza di assegnatari di case popolari nel proprio stabile come un declassamento dell’alloggio da loro acquistato.
3. Amministrazione Comunale ed Ater hanno manifestato un’assoluta divergenza di vedute sul tema, rendendo impraticabile qualsiasi soluzione. Più volte, abbiamo sollecitato e auspicato una politica del dialogo. Purtroppo il nostro appello è sempre caduto nel vuoto.
4. L’idea delle casette di legno non l’abbiamo mai condivisa, né ci ha mai convinti. L’abbiamo solo accettata perché in questo immobilismo era l’unica cosa che poteva vedere la luce.
5. L’assegnazione di questi alloggi meritava un percorso non solo più trasparente ma soprattutto più garantista per gli assegnatari, perché un’aggiudicazione che non rispetta appièno i crismi della legge non è definitiva, è minacciata da una precarietà che può durare anni, e sfociare in uno sfratto quanto mai amaro.
6. Un’assegnazione con l’avallo della Commissione per l’assegnazione degli alloggi – e mettiamoci anche dei Servizi sociali – avrebbe meglio garantito per il futuro coloro che risultano assegnatari oggi.
7. Dopo questo flash sul tema delle case popolari non si vedono all’orizzonte altre iniziative, cosa che non ci fa gioire ma ci preoccupa fortemente.
8. In quattro anni non si è dato all’Ater la possibilità di costruire alloggi da assegnare a chi ne ha diritto e che da tempo sta aspettando tale opportunità. Bisogna cambiare atteggiamento: se non va bene Torre d’Orlando, e possono esserci obiezioni su detto sito, bisogna senza indugio mettere a disposizione altre aree. Non farlo significa continuare in un’azione che, inizialmente apparsa come ostruzionistica nei confronti dell’Ater, finisce per danneggiare chi di una casa, di un vero alloggio, ha estremamente bisogno.
9. Le casette di legno sono state una scelta - non vogliamo entrare nel merito - ma non sono in grado di risolvere il problema. Per risolvere il problema c’è bisogno di voltare pagina ed avviare un confronto sereno e costruttivo con l’Ater.

Da ultimo, riteniamo veramente offensivo che a giochi fatti la Commissione Politiche sociali sia convocata per il 9 p.v. per affrontare il problema dell’emergenza abitativa. E’ vergognoso: tale problema, per la sua rilevanza, andava affrontato e risolto prima. Affrontarlo ora serve solo ai membri della commissione, non ai cittadini che di ciò pagano i costi.

IL CONSIGLIO DIRETTIVO POLO CIVICO

giovedì 5 maggio 2011

Risposta a lettera aperta del signor Goglia


Trascuro intenzionalmente di replicare ai commenti e alle supposizioni del Signor Goglia inerenti all’operato dell’Amministrazione e/o di questo Assessorato, e/o della III^ circoscrizione, e mi limito a rispondere ai suoi rilievi.
Premetto che il quartiere San Gordiano è dotato di una rete viaria molto estesa, tradizionalmente trascurata dalle precedenti amministrazioni locali, che è parte di un complesso di strade comunali la cui lunghezza raggiunge ben 180 chilometri. Per il totale rifacimento dei questa rete urbana occorrerebbe impiegare 50 MLN di euro. Il Comune, in particolare questo Assessorato, nel decorso anno, è stato in grado di attuare interventi sulla viabilità per 8 MLN di euro.
Infatti, nell’anno 2010, abbiamo effettuato in San Gordiano il rifacimento completo del manto stradale di Via delle Verbene e di Via delle Ginestre, messo in sicurezza i punti più ammalorati di Via dei Geranei e di Via del Casaletto Rosso, costruito la rotatoria nel punto d’intersezione tra le vie San Gordiano, del Casaletto Rosso e del Tiro a Segno, migliorando il raccordo delle dette strade con la menzionata struttura.
Per l’anno 2011 provvederemo al rifacimento totale del manto stradale di Via delle Sterlizie e del relativo spartitraffico, al posizionamento di dossi rallentatori in corrispondenza dello Stadio del Nuoto e della Scuola Materna di Via dei Platani. Per le buche, abbiamo due difficoltà da superare; la carenza di fondi e quella di personale, disponendo della sola squadra della viabilità che per quanto si prodighi non riesce a coprire per tempo tutte le necessità.
Lo scrivente, che conosce a fondo le problematiche di San Gordiano e che va costantemente monitorando la situazione, con il valido supporto tecnico dell’ufficio, ha presentato un progetto di manutenzione straordinaria delle strade situate nella III^ circoscrizione che prevede il totale rifacimento del Viadotto Pertini, Viale Lazio, Via Sterlizie, Via Novello, reticolo viario di Campo dell’Oro e manutenzione straordinaria di varie altre strade per un importo di due milioni e 500mila euro. Del totale dei descritti interventi l ‘Amministrazione è stata in grado di finanziare Via Sterlizie e il reticolato di Campo dell’Oro.
Circa le perdite d’acqua è notorio che la rete distributiva è a tal punto deteriorata che le singole riparazioni, che pure con grande impegno del Comune vengono non appena possibile eseguite, non valgono a risolvere il problema. Occorrono, insomma, grossi investimenti.

Mauro Campidonico - Assessore alle Manutenzioni Ordinarie e Straordinarie

CHE SIA 1° MAGGIO SEMPRE


Ci auguriamo che l’attenzione di tutte le forze sociali e politiche verso il lavoro sia sempre tanto desta da permetterci di celebrare in futuro il 1° maggio, la festa del lavoro, con concrete e progressive realizzazioni. E noi del POLO CIVICO, in attesa che si attui il grande piano per il rilancio dell’occupazione, pensiamo ad alcune attività che creano lavoro in settori e con iniziative in linea con lo sviluppo intrapreso dalla città.
Accordo sulla pesca con Tangeri stipulato mesi addietro dall’Authority del porto: vagliarne i vari aspetti, valorizzarlo e includervi anche delle attività di lavorazione del pescato, se non già previste.
Imprese manifatturiere: procurarne l’Insediamento in zona industriale tramite la semplificazione degli adempimenti burocratici e agevolazioni varie, tra cui sarebbe forse apprezzata la fornitura di un’assistenza telematica avanzata, da attuare magari d’intesa con la Provincia.
Ricerca sull’idrogeno ed energie rinnovabili: studiarne ogni possibile applicazione che possa aprirci prospettive di sviluppo d’avanguardia
Privilege Yard e più in generale cantieristica navale e rimessaggio: rimuovere i motivi di contrasto con la società metalmeccanica che vi lavora, irrobustire il settore e centrare l’obiettivo del bacino di carenaggio. Inoltre un sì al porticciolo alla Frasca, che è poi un sì al distretto della nautica e al decollo occupazionale sia diretto che dell’indotto (di qualità).
Oceanario, il progetto può essere riproposto, perché una struttura del genere per i suoi interessanti e attuali risvolti che attengono alla scienza, alla didattica e allo svago, rappresenta una grossa attrattiva. Il tipo di occupazione che prevede è di tutto rilievo.
Inoltre, premesso che un grande compito è stato portato a termine con il restyling, la sistemazione e la manutenzione straordinaria e ordinaria delle più importanti zone cittadine, conviene accelerare un tale intervento, abbellendo, rifinendo, contornando con arredi utili e gradevoli le vie, il lungomare, le piazze, i larghi, creando alcuni visibili itinerari turistici.
C’è ancora da eseguire altre opere che diano la concreta percezione della ritrovata percorribilità del centro storico dal fronte marino e portuale sino alla copertura della trincea ferroviaria. Se è vero che in tutto ciò il maggiore risalto lo ha conseguito il complesso del vecchio Ospedale che ha trovato una funzione molto importante in campo culturale, qualcosa di fondamentale e tuttavia a portata di mano manca: è la realizzazione della Galleria d’Arte che dovrà finalmente consentire l’esposizione delle opere del nostro grande incisore Luigi Calamatta.
Grandi eventi, sia culturali, che ricreativi, sociali e sportivi: questa promozione va intensificata. In tali occasioni la gente accorre in massa, impara a conoscere Civitavecchia e ad apprezzarla, e spende: incrementa il reddito dei civitavecchiesi, che peraltro sono, per indole, allegri ed ospitali.
Progetto Terme: va assolutamente perseguito per le implicazioni occupazionali da tutti conosciute.

IL CONSIGLIO DIRETTIVO POLO CIVICO

domenica 1 maggio 2011

1° MAGGIO, IN TROPPI SENZA LAVORO


Esiste oggi una categoria di persone che occorre considerare la più emarginata in assoluto: quella dei disoccupati. Siano essi giovani o meno giovani, le loro condizioni di vita sono semplicemente inaccettabili. Civitavecchia, così profondamente colpita dalla disoccupazione, comprende appieno il senso di frustrazione e di fragilità di coloro che non hanno, o più non hanno, un lavoro. E i loro sentimenti di delusione, di vergogna e di inferiorità. A causa della loro condizione, i disoccupati nulla possono contro l’Italia delle caste e dei privilegi, in cui alle misere paghe dei lavoratori corrispondono gli emolumenti spesso esagerati delle alte cariche e dei boiardi dello Stato, le indennità, le liquidazioni
e i vitalizi generosi dei parlamentari, gli incassi sostanziosi delle holding dei patronati sindacali.
Una situazione tacitamente accettata dagli stessi fautori della giustizia retributiva e sociale. Perciò, non c’è modo migliore per la comunità locale di celebrare degnamente il 1° maggio che compenetrarsi nell’enorme problema, e mettere
a punto il proprio progetto di politica economica, precisare il trend di crescita che vuole imprimere alla (tuttora) debole economia cittadina al fine di creare nuove opportunità di lavoro. È la città, che dall’esame della quantità e qualità delle risorse (sia umane che naturali) di cui dispone, dalla capacità di organizzarle e sfruttarle nell’attività produttiva, dal contesto istituzionale in cui è capace di inserirle, deve far scaturire le varie misure da adottare. Però, per intraprendere
un’operazione di così vasta portata, come ad esempio promette di essere il progetto sulla piattaforma logistica, considerati i molti prevedibili ostacoli, ci domandiamo se basterà che soltanto l’amministrazione comunale, le imprese e le rispettive rappresentanze sindacali convergano sull’insieme di obiettivi condivisi. Non occorrerà, ci domandiamo, per dare maggiore incisività all’iniziativa, acquisire anche il contributo convinto e fattivo dell’intero mondo politico e delle varie
associazioni di settore? Noi pensiamo di sì, che sia opportuno allargare ulteriormente il fronte dei consensi. Se si raggiunge questa sintonia, e sarebbe
il caso che ciò avvenisse, allora molto si può fare, e da subito, per eliminare le carenze di fondo del settore imprenditoriale. Si può, ad esempio, intervenire sul controllo e la gestione dei sistemi di produzione.. Si possono incentivare le attività che si collocano a monte (ricerca, progettazione, ingegnerizzazione), a valle (marketing, pubblicità, distribuzione), oppure si affi ancano (amministrazione, organizzazione, gestione delle risorse umane, ecc.) alla produzione. Si possono vagliare senza allarmismi i processi di trasformazione delle imprese in una pluralità di centri che svolgono singoli segmenti di attività collegati tra di loro al fi ne di introdurre un ambiente più competitivo che consente di distribuire i rischi e innestare un potente meccanismo di socializzazione e d’incremento delle conoscenze. Si possono sorreggere le attività di piccola dimensione, la cosiddetta microimprenditorialità, che occupa la gran parte degli addetti all’industria. Si può rendere più incisiva la formazione, insistendo su una più diffusa acquisizione delle competenze di base, orientare le relazioni industriali sui binari della reciproca correttezza e della riduzione della confl ittualità. E’ possibile approfondire la vigilanza sull’agibilità degli ambienti di lavoro (no mobbing) e sulla loro sicurezza sotto il profilo della salute. Si può continuare a vigilare sulle fasi di costruzione delle infrastrutture di collegamento e le relative connessioni.

IL CONSIGLIO DIRETTIVO POLO CIVICO