Insieme per il "PROGETTO CIVITAVECCHIA" Ideare e Realizzare Oltre i Colori della Politica

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martedì 27 settembre 2011

PERDITE D’ACQUA E BUCHE


Ha ragione il cittadino di San Liborio a lamentare pubblicamente (il 25 u.s.) una situazione di continua difficoltà nell’approvvigionamento idrico del suo quartiere e a sottolineare che una tale precarietà non può certo continuare, né penalizzare le 20mila persone che vi risiedono.
E la situazione è ormai tale che il grande lavoro portato a termine da questa Amministrazione comunale - e dall’assessorato alle manutenzioni in particolare - su molte arterie cittadine, il sensibile miglioramento della circolazione pedonale ottenuto con la riqualificazione, il rifacimento e la messa a norma di chilometri di marciapiedi, la diffusa introduzione delle rotatorie con la conseguente soppressione di tanti semafori costituiscono risultati molto positivi che però rischiano di essere oscurati dalle difficoltà di distribuzione dell’elemento liquido aggravata dalle tante perdite e dal dissesto delle strade, il cui manto stradale andrebbe rifatto in più punti.
Non si vuol capire che la cittadinanza non tollera le disfunzioni e i disagi che le vengono imposti. E neppure che le risorse finanziarie necessarie per intervenire con efficacia e celerità, sebbene richieste e sollecitate, non vengano assegnate all’assessorato alle manutenzioni, ed anzi Campidonico - complice il clima elettorale che impera – sia oggetto, di tanto in tanto, di scavalcamenti e sovrapposizioni, operati anche tramite strutture parallele che ricorrono alle cosiddette procedure di “somma urgenza”, inopportune e incongrue anche sotto il profilo dei costi.
Viene asserito che c’è una obiettiva scarsità di risorse economiche.
Ora, premesso che i rapporti che il POLO CIVICO ha instaurato con l’Amministrazione comunale, con la maggioranza di cui è parte e con il sindaco, sono sempre stati improntati a sentimenti di naturale lealtà e amicizia, per cui dal movimento si plaude o si critica, ma sempre con onestà intellettuale al solo fine di realizzare l’interesse della città e conferire il valore che merita all’operato dell’Amministrazione, sembra che da un po’ di tempo si voglia creare ad arte una distanza incolmabile tra noi e la maggioranza.
E’ appena il caso di rammentare che l’assessorato alle manutenzioni, nel realizzare le opere di sua competenza, ha spaccato il soldo (invero non molto) per poter intervenire sulle perdite idriche della cosiddetta “rete colabrodo”, sui vari problemi della viabilità, dell’illuminazione e delle fognature, riuscendo a mantenere alla città uno standard di vivibilità sicuramente superiore alle risorse ricevute. Ora si dice che risorse finanziarie non ve ne sono più, e data la congiuntura sfavorevole che nessuno ignora l’affernazione ha un suo fondamento.
Però, secondo noi, che già da tempo avevamo illustrato nella sua interezza la complessità della situazione, la maggioranza, di concerto con le altre forze politiche, avrebbe dovuto impegnarsi per l’ingresso contrattato, quando ancora l’operazione era fattibile, in Acea ATO 2, trasferendo su di essa i costi del rifacimento della rete e della sistemazione dei depuratori. In alternativa e nelle more, il bilancio comunale avrebbe dovuto prevedere lo stanziamento di somme proporzionate alle necessità di manutenzione della rete e il finanziamento di un invaso idoneo ad agevolare l’alimentazione di determinate zone. Magari rinunciando ad altri obiettivi, come la cittadella della danza, struttura che per carità tutti vorremmo realizzare, ma non appena si fosse provveduto alle cose essenziali, dato che le casse comunali mal sopportano il deficit di bilancio. Così come le tasche dei cittadini.

IL CONSIGLIO DIRETTIVO POLO CIVICO

lunedì 26 settembre 2011

MOLTE CRITICHE MA NESSUNA CONFUTAZIONE


Partecipiamo al dibattito politico cittadino sia per avanzare proposte (ovviamente aperte al contributo di altri partiti) sia per modifi care l’impostazione del dibattito stesso, denunciandone i ritardi, le carenze e i limiti. Veniamo a nostra volta criticati, ma purtroppo in modo sommario, perché le censure rivolteci non sono accompagnate dalla confutazione delle nostre tesi.
Ci sforziamo di risolvere in positivo la cosa, ricavandone il vantaggio di poter meglio spiegare il nostro modo di ragionare,e anche per approfondire il nostro rapporto coi cittadini. Per dialogare con tutti, insomma, come è nostra vocazione. Tutto vogliamo apparire fuorchè dei soloni, e pensiamo di non avere affatto il possesso esclusivo della verità. Però l’obiettivo di fare un discorso di verità ce lo poniamo. Quello sì. Ci sforziamo quindi di meditare sulle questioni, e di esaminarle a fondo prima di dire la nostra, senza farci condizionare dalle ideologie, dalle circostanze e dalle convenienze del momento. D’altro canto, la cosiddetta “mission” di ogni forza politica è proprio quella di saper cogliere le problematiche di una società, di analizzarle, di proporre le soluzioni più appropriate in relazione alle condizioni storiche e ambientali, di convincere i cittadini della loro validità acquistandone il consenso: di fare un’opera di proselitismo che concorra alla formazione della pubblica opinione. E quindi di impegnarsi in un’azione di persuasione costante, non limitata al momento delle votazioni. E noi lavoriamo appunto in questa direzione. A chi insiste nel porci
questioni di schieramento noi rispondiamo che c’è modo e modo di stare dentro la
maggioranza e/o dentro l’opposizione. Nel nostro caso un cambio di schieramento non risolverebbe nulla: stiamo nella maggioranza perché convinti che così possiamo meglio tutelare gli interessi dei cittadini: assumendoci le relative responsabilità,
tenendo un atteggiamento vigile ma anche costruttivo, facendo prevalere le ragioni di
tutti su quelle di una parte soltanto. Altre formazioni politiche possono magari essere convinte di essere più utili alla collettività restando fuori dal governo della cosa pubblica.
Ma noi pensiamo che anche chi sta all’opposizione è chiamato ad assumersi le sue responsabilità, non soltanto manifestando tolleranza verso le posizioni politiche
altrui ma anche riconoscendo pienamente l’avversario politico. Concorrendo in ogni caso a tutelare gli interessi di natura generale. In altri termini non è chiamato a dire sempre NO: deve fare una distinzione tra le opere e i processi che vanno agevolati e quelli che invece vanno combattuti. Non deve, ad esempio, utilizzare le
problematiche ambientali - come il corteo di protesta di domenica scorsa contro i fumi delle navi – per obiettivi scopertamente partitici. Tutti infatti si sono chiesti perché mai chi dirige i partiti della sinistra e i movimenti ad essi collegati non abbia promosso un’azione analoga al tempo di Ciani, quando un processo di convergenza delle istituzioni al completo sul tema del contrasto a tale forma d’inquinamento era ben lungi dall’essersi delineato.

IL CONSIGLIO DIRETTIVO POLO CIVICO

sabato 24 settembre 2011

CENTRO DE CAROLIS, UN PROBLEMA DA RISOLVERE


Che all’ex caserma De Carolis le cose non andassero più bene lo si era capito. Noi le nostre perplessità le avevamo esternate nella nota dell’11 settembre u.s. L’accattonaggio, il rovistaggio nei cassonetti, le lamentele degli stessi ospiti del centro sulle condizioni igienico-sanitarie e il vitto, tutti fenomeni mai evidenziatisi nei mesi precedenti, confermavano il fatto che qualcosa non girava nel verso giusto.
A fronte del manifestarsi del problema, le inopportune reticenze di chi è preposto alla gestione della struttura e le resistenze poste all’ingresso dei giornalisti non sono servite a nulla: hanno sortito l’effetto di accrescere la voglia di sapere qualcosa di più circa le condizioni di vita di questi immigrati, sono suonate come l’implicita ammissione che qualcosa voleva essere sottaciuto alla pubblica opinione. Meglio sarebbe stato, a nostro avviso, rendere partecipi tutti del problema, e affrontarlo con decisione e con spirito di solidarietà. Alla fine, è venuto fuori con forza quello determinante, il sovraffollamento, in quanto una struttura idonea ad ospitare 300 persone - il limite numerico che all’inizio era stato concordato - ha finito per accoglierne il doppio. Generando una serie di problemi, dalla depurazione delle acque al sistema fognario, alla comprensibile difficoltà di convivenza. Certo non vogliamo caricare di un maggior peso la croce che sta sulle spalle di chi avendo responsabilità nella gestione della struttura si trova fra l’incudine e il martello. E neppure si poteva pretendere che operasse il miracolo della divisione dei pani e dei pesci, anche se una maggior chiarezza sarebbe stata sicuramente auspicabile. E la nostra città,nonostante l’esplodere del fenomeno,ha dimostrato uno spiccato senso di responsabilità, distinguendosi da altre realtà urbane che hanno rifiutato categoricamente l’accoglienza agli immigrati chiudendosi a riccio.
Ma la disponibilità della comunità cittadina non può essere travisata. L’accordo fatto inizialmente con la Regione Lazio prevedeva infatti una temporanea permanenza di questa moltitudine di persone, che accolte nel centro dovevano essere poi smistate verso destinazioni che offrissero loro opportunità di lavoro. La De Carolis sembra invece essersi trasformata, di fatto, in un Centro di accoglienza permanente. Questa città non può permettersi con la sua traballante economia la presenza di centinaia di persone in cerca di lavoro, che finirebbero con probabilità nelle maglie della criminalità o di quel caporalato che già spadroneggia in alcune zone della Penisola. L’Amministrazione comunale deve essere in grado di ospitare queste persone nella maniera più decorosa: per farlo deve ottenere che non si superi mai il numero dei 300 persone, che devono fermarsi il tempo strettamente necessario per gli adempimenti connessi al trasferimento in luoghi più congeniali. Deve pretendere l’assegnazione di risorse adeguate, la messa in sicurezza della Braccianese nel tratto fra la città e il Centro De Carolis, visto il transito che si è creato su questa strada. A tal fine crediamo opportuno che i 300.000 euro, che la Regione ha deciso di devolvere alla città a titolo di riparazione per il disagio che le ha imposto, siano destinati proprio alla soluzione di quest’ultimo problema, per creare cioè lungo la menzionata direttiva quella urbanizzazione che tuttora manca, che comprenda fognature, marciapiedi, illuminazione e quant’altro. Intervento questo di immediata necessità, che si può integrare con il rogetto della Provincia di Roma rivolto alla messa in sicurezza di tutta la Provinciale, sede stradale e guard-rail. Civitavecchia, con la sua millenaria tradizione di accoglienza e profonda umanità, non si tirerà indietro (l’integrazione di tanti rumeni lo comprova), a patto che non si creino condizioni di instabilità e insicurezza che potrebbero causare episodi di xenofobia, come le odierne cronache ci mostrano. Ciò che da parte di tutti va evitato.

IL CONSIGLIO DIRETTIVO POLO CIVICO

lunedì 19 settembre 2011

NOI DELL'AMMINISTRAZIONE DELLA CITTA'


Talora le informazioni giungono alla cittadinanza alquanto distorte. Siamo qui per dire come stanno le cose, nulla avendo da giustificare, molto piuttosto da puntualizzare. Mauro Campidonico, che degnamente ci rappresenta come Assessore alle Manutenzioni, può confermare - con il conforto della documentazione - di svolgere i compiti di sua competenza osservando i principi dell’etica e della funzionalità, supportato da chi dirige e lavora nel settore, utilizzando il metodo di un colloquio strutturale con l’utenza. Va però precisato, ai fini di un adeguato apprezzamento del suo operato, che: ai componenti della Giunta municipale spetta il compito di attivarsi, singolarmente e collegialmente, in un’ottica di servizio alla collettività, per una ripartizione tra i vari settori dell’Amministrazione delle risorse umane e finanziarie che sia rispettosa delle loro diversificate e specifiche esigenze. Agli uffici competenti spetta darvi attuazione.
Ebbene.
C I R C A L’A C Q U A
Siamo fortemente contrariati per l’inammissibile ingerenza di Frascarelli
per tre ordini di motivi:
1) è stata anche attuata con modalità che possono far pensare a una carenza
di attenzione da parte di Campidonico: la cosa non è assolutamente vera, essendo
questi un amministratore che al contrario è sempre presente e attivo.
2) Può far nascere la cultura del “chi strilla alla fine la vince”, che sarebbe
estremamente sbagliato accreditare se si vuole amministrare con correttezza e
imparzialità.
3) Può far nascere la convinzione che alla fine per fare i lavori se i soldi ci sono
o non ci sono non fa differenza: se si diventa arroganti alla fine si ottiene.
Se poi in conseguenza di comportamenti del genere proprio così avviene, la cosa non è priva di conseguenze: provoca discriminazioni e fa un torto a quei cittadini vittime delle altre 110 perdite.
Ecco i motivi della nostra forte irritazione a prescindere dalla scorrettezza
evidente dell’iniziativa. Non siamo permalosi: vogliamo solo dare le risposte che i cittadini si attendono da noi e dall’Amministrazione.
Quindi NO alla politica delle clientele, ma un sì alla politica che si attiva per trovare risorse al fine di mettere tutti i cittadini sullo stesso piano. Così la pensiamo NOI.
CIRCA LE ROTATORIE A LUNGO VITUPERATE ED ORA INVECE PRETESE quella di Via Padri Domenicani era già in fase di espletamento della gara – con scadenza il 17 c.m. - ed è per ciò che non l’abbiamo citata. Nei confronti dell’autore della missiva in argomento, apparsa sul quotidiano LA PROVINCIA del 15 u.s. nella rubrica lettere e commenti, questo movimento procederà con querela, in considerazione del contenuto denigratorio della nota.

IL CONSIGLIO DIRETTIVO POLO CIVICO

martedì 13 settembre 2011

CRISI, OCCORRE UNA SERIA ANALISI E UN’AMPIA CONVERGENZA


L’acuta crisi finanziaria, economica (e politica) che ormai attanaglia la maggior parte dei paesi del mondo assume In Italia dimensioni più preoccupanti perché è accompagnata - oltre che dai forti ribassi borsistici, da rallentamenti della produzione e deboli incrementi dell’occupazione - da una evidente difficoltà ad avviare riforme strutturali incisive e ad innescare reali processi di crescita. E da ciò deriva il persistere della sfiducia verso i partiti, la politica e le istituzioni. In tale grave frangente il capo dello Stato non si stanca di rivolgere ai protagonisti del confronto politico continui e pressanti incitamenti all’unità, alla coesione, al senso di responsabilità e alla rapidità delle decisioni.
Ebbene, mentre prosegue in Parlamento l’esame delle misure contenute nella manovra economica, che forse dovrà essere seguita da altre, i segretari dei due maggiori partiti hanno avuto occasione di dibattere, in questi giorni, alla festa del PD e di Atreju.
I cittadini si sarebbero aspettati finalmente un’analisi spassionata delle terribili difficoltà che il Paese attraversa. Di essere illuminati circa i concreti termini di un assieme di questioni dalla non facile lettura, nelle quali all’aspetto economico-finanziario si somma anche quello socio-politico, e magari di ricevere, stante l’eccezionale gravità della situazione, un energico invito bipartisan a collaborare alla riuscita delle misure necessarie per porvi rimedio. Invece no. Non è avvenuto nulla di tutto questo. Per quello che essi hanno appreso dagli organi d’informazione – che in questo caso vogliamo augurarci abbiamo omesso di riportare una parte degli argomenti trattati - si è parlato di altro. L’argomento crisi è stato toccato dagli uni per prospettare scenari addirittura catastrofici, dagli altri per sostenere tesi moderatamente ottimistiche. Da entrambi per farsi paladini di soluzioni confuse e contraddittorie. Il tema è stato cioè piegato a fini di parte, propagandistici. Così, anche in questo caso, i cittadini hanno avvertito con rabbia la divaricazione tra le loro concrete esigenze e aspettative e ciò di cui si interessano i partiti. I due segretari hanno consapevolmente ignorato ciò che l’attualità pone drammaticamente all’ordine del giorno. L’uno ha rispolverato quegli ingredienti triti e ritriti sulla matrice popolare, autonomistica, riformatrice, patriottica e così via, del PD, ha minacciato di querelare chiunque parli di finanziamento occulto al partito. Se nessun rimprovero ha inteso accettare nessuna autocritica ha perciò ritenuto di avviare. Al contrario una mobilitazione per novembre, e il preannuncio di nuove alleanze.
L’altro ha preferito disquisire sulla leadership di Berlusconi e sul modello che dovrà assumere il partito, preannunciando il ricorso alle primarie. Ha rintuzzato anche lui, energicamente, le critiche interne ed esterne definendole inammissibili.
E a Civitavecchia la situazione è diversa?
E’ all’incirca la stessa, perché anche qui manca una qualsiasi possibilità di convergenza tra forze politiche diverse su obiettivi comuni: una situazione di incomunicabilità, di stallo, che non produce risultati, ma unicamente frizioni, critiche sconsiderate, contrapposizioni frontali.
Una chiusura agli avversari politici considerati come nemici accompagnata dall’incapacità di creare collegamenti se non altro tra forze che si ritengono affini per stabilire una minimo di intesa programmatica e organizzativa. Un tipo di politica che ottiene il solo risultato di distruggere anche la fiducia dei cittadini in un futuro migliore.

IL CONSIGLIO DIRETTIVO POLO CIVICO

domenica 11 settembre 2011

IMMIGRATI: ROVISTAGGIO E ACCATTONAGGIO, QUALCOSA NON QUADRA


In questi giorni continua ad essere all’ordine del giorno il comportamento degli immigrati, specialmente di quelli che la città ospita alla De Carolis.
L’accattonaggio da loro praticato all’ingresso dei centri commerciali, al mercato, per le strade, unito al rovistaggio dell’immondizia nei cassonetti sta sollevando una serie di proteste, tutte sicuramente comprensibili, che stimolano un’attenta e approfondita riflessione, anche critica e incalzante, sul fenomeno e sulle cause che lo hanno prodotto, con l’obiettivo di contribuire a individuare la soluzione o le soluzioni più idonee a risolvere il problema. Nell’interesse nostro e degli stessi immigrati.
E’ chiaro che bisognerebbe essere dotati di una spiccato spirito di carità per non avvertire un moto di fastidio di fronte alle pressanti richieste di elemosine, così come alla vista di persone che frugano continuamente nei cassonetti abbandonando all’aperto mucchi di rifiuti maleodoranti. Ma perché ciò avviene? Perché fenomeni del genere, non rilevati per alcuni mesi, sono poi esplosi tutti insieme? Perché chi ha autorizzato/accettato la venuta di questi immigrati non parla e non offre soluzioni? Perché si lascia che l’unico rimedio sia una qualche forma d’ispezione che tra l’altro lascia il tempo che trova? Perché non si danno risposte e chiarimenti alle lamentele di queste persone? Non si troverà mai la giusta soluzione se non si affronta il problema in profondità e in tutta la sua dimensione.
Il vitto, per esempio, visto che a quanto dicono gli interessati sarebbe inadatto o insufficiente a soddisfare le loro diversificate necessità, può garantire le esigenze minime dei soggetti, tra l’altro di giovane età, che vivono nella struttura? Le condizioni igieniche come sono? Un minimo di disinfestazione è stata fatta? Perché molti immigrati anche di questo si lamentano, e fanno capire di chiedere soldi oltre che per mangiare anche per difendersi dalle zanzare. Ora, per carità, non pretendiamo che chi è stato accolto nella De Carolis venga trattato in guanti bianchi. Il punto è un altro: quando si ospitano delle persone bisogna sapere a che cosa si va incontro nel bene e nel male. Una città ospitale non si misura da come riesce a speculare su certe circostanze ma da come riesce ad affrontarle, a gestirle, a tenerle sotto controllo. Non basta dire “ospitiamo” 600 immigrati; dobbiamo dire come, e conseguentemente pretendere da loro lo stesso rispetto ed attenzione che noi abbiamo avuto nei loro confronti. S’impone una verifica e un monitoraggio continuo di ciò che avviene all’interno del centro, istituendo, se occorre, una commissione permanente ad hoc, che esamini un po’ tutto: vitto, condizioni igienico-sanitarie, manutenzioni e relativi costi in itinere, in quanto le verifiche disposte una volta tanto non bastano ad eliminare i problemi, che molto spesso neanche sono percepiti. Se si riesce a capire come in effetti funziona il complesso che ospita queste persone, quanto c’è di vero in quello che riferiscono, probabilmente - a quel punto – c’è da esserne sicuri, ci avviciniamo a trovare una soluzione pari alle aspettative, idonea anche a modificare in meglio i comportamenti degli immigrati nei confronti della città. Altrimenti hai voglia a fare foto e a protestare: il fenomeno non solo continuerà a manifestarsi ma probabilmente si aggraverà . E questo crediamo che nessuno lo voglia. Quindi, avanti con coraggio e senza tentennamenti in questa direzione e vedrete che la soluzione arriverà.

IL CONSIGLIO DIRETTIVO POLO CIVICO

martedì 6 settembre 2011

E’ TEMPO DI APPROFONDIRE


Un’indagine a tutto campo sulle condizioni socio-economiche e culturali di Civitavecchia. Ecco quello che a questo punto occorre promuovere per sapere come realmente stiamo messi e quali passi dobbiamo fare.
Singoli cittadini ma anche parti politiche e sociali, soggetti culturali si confrontano quotidianamente, talune con accenti vigorosi e perentori, e con contrapposizioni esasperate, sulle questioni che mano a mano emergono e che i media portano (o magari impongono) all’ordine del giorno della cronaca.
Molti alzano la voce ritenendo che un aumento di volume dia più forza alle proprie specifiche argomentazioni. Spesso però ci si accorge che al di là di tutto ciò che difetta non è tanto la logica del ragionamento ma la cognizione di causa dei problemi.
Attenti, non si vuole certo sostenere che alcune tesi che vanno per la maggiore e che sono il tratto distintivo di esponenti di determinate forze politiche non abbiano un loro oggettivo fondamento, e che magari complessivamente il dibattito politico, pur con le carenze che spesso abbiamo deprecato, non proceda nella direzione giusta. Ma ciò che sfugge all’esame di chi - in qualsiasi ambito - esercita funzioni di governo della città o ne orienta le scelte, è la visione completa delle carenze e dei punti di forza del nostro territorio e della nostra società, sia in termini quantitativi che qualitativi.
Poniamo il caso di tre punti strategici della cosiddetta qualità della vita di una comunità, quali la casa, il lavoro e la cultura. Non possiamo negare che qui procediamo con una buona dose di approssimazione.
Che cosa ad esempio sappiamo in dettaglio della situazione delle famiglie sotto l’aspetto degli alloggi? Che cosa siamo in grado di affermare circa gli standard di qualità abitativa, sociale e residenziale richiesti nella società attuale alle case? Come possiamo interpretare il disagio abitativo che pure esiste in termini di disponibilità, accoglienza e affollamento? Come questo disagio si riflette sulle varie categorie della popolazione? C’è bisogno di case oppure le case ci sono ma non sono alla portata di chi desidera prenderle in affitto o acquistarle? Si può incidere su questo aspetto decisivo del problema? Si è mai fatto un confronto globale e stringente coi costruttori su tale questione?
E per quanto riguarda il lavoro, quello che c’è come sta messo? Quali sono i suoi parametri di produttività e di efficienza? La condizione lavorativa è tale da generare gratificazione e impegno, o al contrario disaffezione, stress o mobbing? E come si prospetta nella sua tipicità e atipicità nei diversi settori? Quali sono quelli in crisi e quelli in sviluppo, o comunque con prospettive di crescita? Il livello di reddito che il lavoratore ricava è adeguato alle sue necessità? Come si presenta in città la ripartizione delle ricchezze? E da noi in quale età si consegue il primo impiego? La situazione occupazionale come si presenta ripartita per fasce di età e per titolo di studio e formazione?
E per concludere, a proposito della nostra città si è da sempre parlato di mentalità arretrata e di basso livello culturale. Ma un quadro del genere in che senso e in che misura è ancora valido? E dove ci sono le maggiori sacche di arretratezza e dove i picchi di qualità ? Le nuove generazioni come si atteggiano di fronte ai messaggi culturali. Quanto a beni ed attività culturali come ce la passiamo? Esiste un itinerario virtuoso che può farci riguadagnare le posizioni perse?
E che rapporti vi sono tra cultura e lavoro?
Una serie di domande che non pensiamo abbiano al momento le loro puntuali risposte. Risposte che pure ci aiuterebbero ad affrontare in modo più pertinente ed efficace le problematiche odierne.

IL CONSIGLIO DIRETTIVO POLO CIVICO

sabato 3 settembre 2011

LETTERA APERTA AL SINDACO



Civitavecchia, 3 settembre 2011

LETTERA APERTA

Al Sindaco di Civitavecchia Giovanni Moscherini

Caro Sindaco,
le rotatorie hanno contribuito notevolmente a migliorare la qualità della vita dei cittadini attraverso uno scorrimento veloce del traffico, una inferiore emissione di agenti inquinanti, una ridotta percentuale di incidenti.
Anche la costruzione di una rotatoria all’incrocio della strada mediana con via Santa Barbara dovrebbe rientrare in questa logica, ma purtroppo nonostante che per la sua costruzione ci sia un finanziamento regionale, che dal prossimo mese andrà in perenzione (cioè si perderà), non viene realizzata per motivi a noi sconosciuti.
A questo risultato riteniamo contribuisca il fatto che purtroppo a realizzare le rotatorie non è soltanto il nostro assessorato, ma anche altre strutture comunali, e questa rotatoria non è assegnata alle manutenzioni.

Sindaco, più volte il nostro rappresentante in Consiglio comunale ha chiesto che quest’opera, visto che non viene realizzata, fosse assegnata alle manutenzioni ma purtroppo nessun riscontro ad oggi c’è stato, E la realtà è che un finanziamento ottenuto da circa due anni si rischia di perderlo con le conseguenze che realizzare quella rotatoria che pure è estremamente necessaria, sia sempre più difficile ed i tempi si allunghino e di molto.
Lei sa cosa è accaduto alcuni mesi addietro in quel punto, e senza voler strumentalizzare l’accaduto forse la vita di un giovane poteva essere salvata.
Sindaco, siamo stufi di questo modo di andare avanti: non ci piace proprio.
Quando sosteniamo che ci sono ruote bucate e persone non adeguate al ruolo (che peraltro non falliscono mai gli appuntamenti celebrativi) non diciamo cose insensate.
E’ accaduto altre volte che opere importanti promosse o proposte da rappresentanti del nostro movimento per procurare vantaggi alla nostra comunità cittadina siano state ignorate o neppure troppo copertamente osteggiate dall’amministrazione comunale. Sino a renderne impossibile l’attuazione.
Adesso basta, Sindaco. Il suo intervento rientra nei suoi compiti. E’ irrinunciabile.
E se il Capo dell’amministrazione non interviene lo consideriamo scopertamente complice o succube.

IL CONSIGLIO DIRETTIVO POLO CIVICO

giovedì 1 settembre 2011

CONTI CURZIA, PRIMA ESTINGUERE… PER POI RIACCENDERE


Il Conti Curzia, un’istituzione che a Civitavecchia ha operato per un decennio nel settore dello studio e della cura delle patologie polmonari, annunciava due mesi fa la propria chiusura. Per il venir meno del proprio fine istituzionale che è quello di contribuire attraverso la propria attività a combattere le dette malattie. I risultati delle indagini e degli studi effettuati in tale ambito non venivano infatti sfruttati dall’Osservatorio ambientale che nel frattempo era stato potenziato e aveva assunto una dimensione comprensoriale.
Eppure importanti erano state le ricerche epidemiologiche nel campo delle malattie polmonari condotte dall’istituto diretto dal dottore Mauro Guerrini con la collaborazione dell’università La Sapienza di Roma. E i risultati relativi erano stati portati alla conoscenza delle istituzioni e della collettività. Con conseguenze indubbiamente importanti ai fini della presa di coscienza dei rischi derivanti dalla precaria condizione ambientale e igienico sanitaria del nostro territorio.
Difficili da subito i rapporti tra il Conti Curzia e l’attuale Amministrazione comunale, che è sembrata insensibile ai risultati degli studi portati a termine nel delicato ambito delle malattie polmonari da questa onlus. Un organismo costretto a difendersi dai sospetti di mala gestione e confinato in una condizione di semiriconoscimento protrattasi per un lungo periodo. Un fatto che ha contribuito, con tutta probabilità, a determinarne lo stato di crisi.
Crisi che non si è risolta neppure nell’incontro dei sindaci rappresentati nell’Osservatorio ambientale (nuova versione) svoltasi nel marzo scorso a palazzo del Pincio per fare il punto sull’attività svolta e programmare quella futura. Perché nell’occasione, stando ai resoconti degli organi d’informazione, ci si è riferiti al Conti Curzia non per riconoscerne il ruolo sin qui svolto a tutela della salute della popolazione ma piuttosto per avanzare una richiesta di relazioni e di dati sull’attività portata a termine e sulle potenzialità di utilizzo delle sue strutture.
Una riunione, pertanto, priva di prospettive e di risultati, se è vero come è vero che tre mesi dopo il Conti Curzia si vedeva costretto a chiudere i battenti per il motivo richiamato in premessa.
Ma – per taluni - le strutture che si chiudono si possono poi riaprire. Il tempo perso, le delusioni patite, le diseconomie imposte, le potenzialità non sfruttate non contano.
Chissà a che cosa è dovuto questo cambiamento di rotta. Sarà una resipiscenza connessa allo scampato pericolo dell’incidente di Torre Nord o piuttosto una strategia di natura politico - partitica?
Vogliamo augurarci che sia proprio il segnale di un ritorno di attenzione nei confronti della salute dei cittadini.

IL CONSIGLIO DIRETTIVO POLO CIVICO