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martedì 6 settembre 2011

E’ TEMPO DI APPROFONDIRE


Un’indagine a tutto campo sulle condizioni socio-economiche e culturali di Civitavecchia. Ecco quello che a questo punto occorre promuovere per sapere come realmente stiamo messi e quali passi dobbiamo fare.
Singoli cittadini ma anche parti politiche e sociali, soggetti culturali si confrontano quotidianamente, talune con accenti vigorosi e perentori, e con contrapposizioni esasperate, sulle questioni che mano a mano emergono e che i media portano (o magari impongono) all’ordine del giorno della cronaca.
Molti alzano la voce ritenendo che un aumento di volume dia più forza alle proprie specifiche argomentazioni. Spesso però ci si accorge che al di là di tutto ciò che difetta non è tanto la logica del ragionamento ma la cognizione di causa dei problemi.
Attenti, non si vuole certo sostenere che alcune tesi che vanno per la maggiore e che sono il tratto distintivo di esponenti di determinate forze politiche non abbiano un loro oggettivo fondamento, e che magari complessivamente il dibattito politico, pur con le carenze che spesso abbiamo deprecato, non proceda nella direzione giusta. Ma ciò che sfugge all’esame di chi - in qualsiasi ambito - esercita funzioni di governo della città o ne orienta le scelte, è la visione completa delle carenze e dei punti di forza del nostro territorio e della nostra società, sia in termini quantitativi che qualitativi.
Poniamo il caso di tre punti strategici della cosiddetta qualità della vita di una comunità, quali la casa, il lavoro e la cultura. Non possiamo negare che qui procediamo con una buona dose di approssimazione.
Che cosa ad esempio sappiamo in dettaglio della situazione delle famiglie sotto l’aspetto degli alloggi? Che cosa siamo in grado di affermare circa gli standard di qualità abitativa, sociale e residenziale richiesti nella società attuale alle case? Come possiamo interpretare il disagio abitativo che pure esiste in termini di disponibilità, accoglienza e affollamento? Come questo disagio si riflette sulle varie categorie della popolazione? C’è bisogno di case oppure le case ci sono ma non sono alla portata di chi desidera prenderle in affitto o acquistarle? Si può incidere su questo aspetto decisivo del problema? Si è mai fatto un confronto globale e stringente coi costruttori su tale questione?
E per quanto riguarda il lavoro, quello che c’è come sta messo? Quali sono i suoi parametri di produttività e di efficienza? La condizione lavorativa è tale da generare gratificazione e impegno, o al contrario disaffezione, stress o mobbing? E come si prospetta nella sua tipicità e atipicità nei diversi settori? Quali sono quelli in crisi e quelli in sviluppo, o comunque con prospettive di crescita? Il livello di reddito che il lavoratore ricava è adeguato alle sue necessità? Come si presenta in città la ripartizione delle ricchezze? E da noi in quale età si consegue il primo impiego? La situazione occupazionale come si presenta ripartita per fasce di età e per titolo di studio e formazione?
E per concludere, a proposito della nostra città si è da sempre parlato di mentalità arretrata e di basso livello culturale. Ma un quadro del genere in che senso e in che misura è ancora valido? E dove ci sono le maggiori sacche di arretratezza e dove i picchi di qualità ? Le nuove generazioni come si atteggiano di fronte ai messaggi culturali. Quanto a beni ed attività culturali come ce la passiamo? Esiste un itinerario virtuoso che può farci riguadagnare le posizioni perse?
E che rapporti vi sono tra cultura e lavoro?
Una serie di domande che non pensiamo abbiano al momento le loro puntuali risposte. Risposte che pure ci aiuterebbero ad affrontare in modo più pertinente ed efficace le problematiche odierne.

IL CONSIGLIO DIRETTIVO POLO CIVICO

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