Insieme per il "PROGETTO CIVITAVECCHIA" Ideare e Realizzare Oltre i Colori della Politica

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giovedì 31 marzo 2011

Idv, UNA CRITICA “IMPERTINENTE”


Un modo di argomentare ironico e diffamatorio, il chiodo fisso dell’antiberlusconismo che degrada nell’ antimoscherinismo. Ci aspettavamo qualcosa di meglio, un’ analisi approfondita e obiettiva, un confronto su ciò che veramente abbiamo fatto rilevare. E inoltre, non solo accuse, ma anche proposte. Ma dobbiamo replicare restando nella dimensione della critica che ci viene rivolta.
Sia detto a beneficio di chi legge, che i comunicati di natura politica e/o sociologica che vengono affidati agli organi di stampa perché vengano divulgati non possono esimersi dal contenere degli autentici ragionamenti. I quali, per ciò che ci risulta, sono processi guidati dalla logica, nei quali si parte da una premessa per giungere ad una conclusione, e in cui, tramite una concatenazione di argomenti, si perviene alla dimostrazione di una tesi. Se contengono critiche, le stesse non possono non essere circostanziate.
Ora, per entrare nel merito della discussione che ci interessa, noi abbiamo ripreso, nel nostro ultimo comunicato, una tesi che sosteniamo da molto tempo: troppo spesso ci si ammanta dell’appartenenza alla destra o alla sinistra ma poi si opera in difformità dall’impostazione ideale di quei partiti. Col risultato che, nonostante l’alternarsi ai diversi livelli istituzionali di esponenti di entrambi gli orientamenti, quella politica a tutela dei veri interessi e delle vere aspirazioni della collettività, reclamata a gran voce dagli elettori, non viene attuata. Per cui, abbiamo affermato, è meglio operare in un movimento che come il POLO CIVICO ci lascia liberi di valutare le situazioni e di individuare le soluzioni più opportune senza i vincoli posti da schemi ideologici abusati. Proprio come anni addietro si conteneva Di Pietro.
L’IDV locale, che ci preferirebbe, in conseguenza, fuori dei giochi politici, ci chiede ragione della nostra diversa collocazione al Comune e alla Provincia, anticipando un giudizio di trasversalismo. Noi rispondiamo con estrema facilità all’obiezione che assolutamente non ci imbarazza, ma facciamo presente di avervi già risposto una miriade di volte sugli organi d’informazione (che forse l’estensore della nota non ha letto) sin dalla nascita del nostro movimento, ricorrendo ad un ragionamento strutturato nel modo che segue.
Una premessa, che ha riguardato la situazione specifica della nostra città, affetta da tanti e irrisolti problemi e resa ingovernabile dalle beghe dei partiti, forière delle ripetute crisi delle giunte comunali e dei ricorrenti commissariamenti prefettizi. Tanto da rendere indispensabile, per risollevare le sorti della città, che si ritrovino i motivi della comune appartenenza e si trasferiscano anche sul versante delle decisioni politiche. Una conclusione: corre l’obbligo a chiunque, a qualsiasi livello istituzionale rappresenti Civitavecchia, di apprendere la lezione delle cose, superare gli “steccati” ideologici per raggiungere un’intesa con gli appartenenti alle altre forze politiche lavorando alla costruzione di un programma comune che rispecchi le esigenze dei cittadini. Noi ci siamo contenuti, sia a Civitavecchia che a Roma, secondo quanto propugnavamo, guardando cioè alle cose che era conveniente fare insieme agli altri e non agli interessi di parte e di schieramento. Tutti ricorderanno poi come le larghe intese cittadine non contenevano preclusioni a sinistra, e che il mancato coinvolgimento è dipeso dal fatto che la sinistra, a cagione di un’acritica e preconcetta visione della politica, non ha voluto farsi coinvolgere, né ha saputo opporsi costruttivamente. Pagandone ovviamente il prezzo.
E il perché di questo esito lo si intuisce dal tenore del comunicato del nostro interlocutore. Che non smentisce la mentalità che sopravvive in alcuni esponenti di una certa sinistra, che si caratterizza per una visione catastrofica della realtà, per il dogmatismo e per la negazione totale dei meriti dell’avversario politico.

IL CONSIGLIO DIRETTIVO POLO CIVICO

martedì 29 marzo 2011

DESTRA O SINISTRA? MEGLIO POLO CIVICO


Essere movimento politico vuol dire - per noi - affrancarsi dagli eccessi ideologici, concentrarsi sui problemi concreti, adeguarsi liberamente ai cambiamenti di strategia imposti dalla società moderna.
La premessa ci sembra calzare alla perfezione con la situazione politica attuale, in cui la linea di demarcazione fra destra e sinistra, che pare sopravvivere solo nelle contestazioni delle posizioni estreme e nei distinguo puramente ideologici, è attesa alla prova dei fatti. Dal momento che vediamo personalità appartenenti storicamente e culturalmente agli ambienti della destra dire cose di sinistra e operare e amministrare in tal senso, viceversa personalità appartenenti storicamente e culturalmente alla sinistra contenersi e gestire la cosa pubblica con scelte che potrebbero essere condivise anche da amministratori di destra.
Noi siamo sempre più convinti che il discrimine tra le due posizioni vada stabilito guardando alle decisioni che vengono prese nella pratica politica.
Il ragionamento assume un rilievo particolare nella gestione delle risorse economiche, che sia i politici di destra che di sinistra si rinfacciano reciprocamente di impegnare a vantaggio di pochi, nonostante l’impegno a devolverlo a beneficio di tutti. Ebbene, queste vicendevoli riprovazioni a nulla valgono, giacché da quarant’anni, nonostante l’alternarsi ai vari livelli di forze politiche di ambedue gli orientamenti predetti, i privilegi di pochi sono stati mantenuti e rinforzati. E questo è stato il vero colore politico delle azioni di cui la maggioranza dei cittadini quotidianamente subisce le conseguenze.
Altrettanto determinante è il versante della spesa. La politica che, rispettosa della qualità e del merito, investe sulle risorse intangibili, la coltivazione delle menti, la prosecuzione della memoria e della ricerca, la conservazione della propria identità artistica, culturale storica e di ingegno nonché paesaggistica, che consapevole dei limiti di competitività del sistema Italia, fa affidamento sul valore aggiunto della nostra preziosa tradizione, sulla cultura sedimentata della nostra storia non solo per contingenti motivi di convenienza e opportunità ma per esportare il nostro patrimonio di idee nel mondo è una politica ancora di là da venire: non è praticata.
Un ulteriore ma più complesso indicatore dell’ispirazione politica è l’approccio alle problematiche del “mercato”, quel termine enfatizzato dai liberisti puri per significare che il pieno dispiegarsi della concorrenza è in grado di garantire crescita economica, razionalizzazione produttiva, sviluppo del know-how e della conoscenza, riequilibrio dei sistemi, incremento della ricchezza individuale e collettiva. Un contesto economico che però non è autoregolamentato, e che è scompaginato da seri fattori di crisi quali l’eccesso di offerta, la delocalizzazione - che mentre avvantaggia i paesi emergenti accentua la disoccupazione di quelli ricchi dei quali abbassa la domanda -, il progressivo esaurirsi delle materie prime - cui corrisponde l’aumento incontrollato dei rifiuti che non vengono assoggettati a un recupero finalizzato ad una contestuale riduzione dei costi. Ora, non si vede come il politico – in una situazione così complicata – possa efficacemente promuovere, a qualsiasi livello, la modernizzazione del settore economico portandosi appresso l’etichetta di destra o sinistra tradizionalmente intesi con i relativi fardelli di preclusioni di ogni genere.
Ecco perché, in questo contesto di arretratezza politica ma soprattutto culturale, il nostro movimento politico si dimostra più valido del partito: perché può porsi più espressamente lo scopo di promuovere lo sviluppo socio-economico e culturale, di essere un autentico strumento di partecipazione e di coinvolgimento nella vita politica, indipendente da qualsiasi vincolo ideologico, di essere un punto di riferimento e di incontro di persone di diversa estrazione sociale, esperienza e bagaglio culturale, e costituire la sintesi di questa pluralità di idee, valori e proposte.

IL CONSIGLIO DIRETTIVO POLO CIVICO

sabato 26 marzo 2011

RINGRAZIAMENTI

Un Grazie di cuore alla città, a tutti coloro che in questo momento così difficile per me e la mia famiglia, per Ramona e famiglia, ci sono stati vicini manifestando il loro cordoglio fattoci giungere in tutti i modi possibili, con parole, lettere, telegrammi, SMS, tramite Facebook ad anche solo con uno sguardo, per la morte di un ragazzo, un magnifico ragazzo che troppo presto ci ha lasciati.
A Ramona voglio dire grazie per aver regalato ad Andrea sette anni bellissimi, sicuramente i migliori della sua vita. Con lei era felice, veramente felice e innamorato, così come lo era lei di lui. Hanno vissuto questo periodo con la vivacità, la sincerità, la gioiosità e l’amore che come padre auguro a qualsiasi coppia. Il grande amore per Ramona, e quello che lei gli ricambiava, lasciavano intravedere una unione felice e duratura. Invece è durata solo sette anni, vissuti intensamente, che pure hanno reso noi genitori, parenti ed amici veramente felici.
Erano meravigliosi, insieme. Mia moglie ed io eravamo felici e orgogliosi di loro, e altrettanto lo erano i genitori di lei, Marina e Mauro Campidonico, che non esito a definire persone stupende. Con la scomparsa di Andrea è venuto a mancare un figlio eccezionale, che in relazione ai rapporti che ci univano, era anche un fratello eccezionale e un amico eccezionale. Sono sicuro che sarebbe stato anche un buon marito ed un buon padre.
Di fronte a una tale irreparabile sventura, a cui sicuramente non ero preparato, mi chiedo come si possa morire a nemmeno 27 anni, come si possa lasciare sola una persona con un sogno spezzato a 26 anni, come pure è successo alla sua fidanzata: il destino, così crudele con Andrea, non è stato meno amaro con Ramona, una ragazza splendida, solare, che voglio ribadire, ci ha regalato sette anni di amore e felicità.
Voglio ancora dire un grazie riconoscente a quanti, pur non conoscendoci e non essendo residenti a Citavecchia, hanno voluto manifestare la loro partecipazione al dolore che provo, la loro solidale vicinanza, così importante in questo momento.
Un grazie di cuore consentitemi di rivolgerlo agli amici di Andrea e Ramona: sono stati magnifici, si sono dimostrati impareggiabili, ci hanno fatto capire veramente quanto Andrea era benvoluto da loro, quanto bravo era stato lui a scegliersi un’ottima “compagna” per la sua vita ed un’ottima comitiva di amici. Sono giovani che ci aiutano a capire come in questo mondo esistano tanti aspetti positivi e promettenti di cui, purtroppo, a volte non ci accorgiamo. Grazie, ragazzi, per ciò che avete fatto, e per l’amicizia e l’affetto che avete dato ad Andrea.
Quanto a me, la vita ha voluto mettermi di fronte a questa difficilissima prova: spero che con il vostro aiuto e con tanta, tanta fede, riuscirò, unitamente a mia moglie e a mio figlio Mauro, a trovare la forza per andare avanti ed essere di conforto a Ramona, con la quale Andrea si sarebbe dovuto sposare. Due giorni prima del drammatico incidente, eravamo stati a prenotare il pranzo di nozze.
Nel mio cuore, nel nostro cuore, non c’è e non può esserci spazio per nessun tipo di odio o di rancore nei confronti di nessuno: c’è solo un grande dolore ed un grande vuoto lasciato da un ragazzo straordinario, da un figlio che migliore non poteva essere.
Sono, siamo, io e mia moglie, distrutti dal dolore, ma orgogliosi di aver generato un tale figlio. Grazie, Andrea.

Alvaro Balloni, papà di Andrea

martedì 22 marzo 2011

QUALCOSA CI UNISCE


La tragica fine di Andrea, un giovane bravo e valente appena ventiseienne seriamente impegnato nella propria attività professionale, che andava svolgendo da anni nella prospettiva di costruirsi un avvenire sicuro da affrontare con al fianco la sua adorata Ramona, ha duramente colpito i nostri amici Alvaro Balloni e Mauro Campidonico. L’inatteso e luttuoso avvenimento ha lasciato sgomenta la città intera sia per le sue imprevedibili e banali circostanze sia per la notorietà, l’affetto e la stima goduti dal giovane e dai famigliari. Si è abbattuto come una mannaia sul folto stuolo dei componenti il nostro movimento politico.
Presenti sin dai primi momenti della sciagura, abbiamo assistito commossi e impotenti allo strazio delle famiglie, e al sopraggiungere di amici e conoscenti che non sapevano come esprimere il loro cordoglio e il loro affetto.
In poco tempo l’ospedale si è riempito di persone visibilmente toccate da quanto accaduto, che con le lacrime agli occhi si stringevano attorno a noi cercando inutilmente di dire le più opportune parole di condivisione e conforto.
Fra questi, confusi e smarriti, molti di coloro con i quali in questi anni abbiamo avuto un confronto politico serrato, spesso duro e polemico, che ha impedito di affrontare la diversità di opinioni col doveroso spirito costruttivo. Questo forse per la reciproca diffidenza che ha cristallizzato le differenze ed acuito le incomprensioni.
Ma la tragedia ha azzerato l’astio e ha dato spazio a un sentimento di comprensione e di solidarietà. Tanto da farci meditare sui motivi per cui sia ancora così raro il prevalere delle ragioni della comune appartenenza. E sia così poco praticato un atteggiamento più aperto e disponibile verso i punti di vista degli altri, più propenso ad ascoltare davvero chi la pensa in modo diverso da noi. Atteggiamento senza il quale la solidarietà non esiste.
Vogliamo pensare che le unanimi manifestazioni di affetto e di compianto abbiano un valore più profondo, che si aggiunge a quello espresso nella tristissima circostanza. Siano il sintomo di un cambiamento di mentalità che si sta faticosamente affermando.

IL CONSIGLIO DIRETTIVO POLO CIVICO

domenica 20 marzo 2011

CURELLA, SCOTTO E LA DESTRA, UN ATTACCO CONVERGENTE


Civitavecchia, 19 marzo 2011

Curella, Scotto e LA DESTRA potrebbero risparmiarsi i loro interventi. Sebbene in democrazia ci sia posto anche per quelli che pur di apparire si lanciano all’attacco di altri partiti/movimenti con accuse di ogni genere senza enunciare il loro progetto politico, e dire con chi intendono attuarlo. Denunciano carenze senza proporre rimedi, si dichiarano contro il Palazzo e nel contempo sono assidui frequentatori delle sue anticamere, parlano a sproposito di direttive del sindaco disattese (quali e con quali fondi?) forse col segreto fine di compiacere il primo cittadino. Non si accorgono che l’efficacia di simili attacchi è nulla, dal momento che non è confortata dall’obiettività e dalla coerenza.
E infatti siamo al colmo. Si presentino, questi instancabili detrattori, e dicano ai cittadini quello che intendono fare a loro pro, e come. Spieghino se, nella loro ignoranza delle procedure amministrative, hanno presentato emendamenti per fare inserire fondi in bilancio deputati a soddisfare le richieste che sostengono. Invece di rivolgere a noi accuse di ambiguità ammettano che sono proprio loro che stanno muovendosi in una prospettiva elettorale. Rispondano: con chi vogliono allearsi? Chi vogliono propiziarsi con queste mosse sfacciatamente clientelari?
Noi non siamo fatti della loro stessa pasta. Non siamo venditori di fumo ! Non ci perdiamo nel dedalo delle possibilità infinite dei giochi politici. Abbiamo preso un preciso impegno con gli elettori, quello di far politica guardando essenzialmente ai loro interessi complessivi, in città come a Roma, e questo impegno vogliamo mantenerlo.
L’assessore Campidonico ha svolto un lavoro intenso, evidenziando competenza, impegno ed efficienza nel trattare i molti e complessi problemi dell’attività manutentiva, ponendo la massima attenzione alle questioni che maggiormente rilevano per curare e migliorare la qualità della vita dei nostri concittadini, distribuendo equamente gli interventi tra centro e periferia Se e quando sarà il caso ne darà circostanziata dimostrazione.
L’operatività del settore cui è preposto è al momento condizionata dalla scarsità dei fondi, e chiaramente le condutture dell’acqua, e le strade in particolare, ne soffrono.
Mantenere o meno I’incarico dipende da valutazioni sue personali e di questo movimento; non certo da giudizi e inviti incompetenti e malevoli.
Circa i nostri rapporti con il sindaco e la giunta, abbiamo fatto e facciamo liberamente le nostre considerazioni, talora critiche, ma sempre costruttive e portate alla luce del sole. Che l’esperienza delle larghe intese sia fallimentare lo stanno invece asserendo i nostri detrattori, non noi.
Circa l’asserita volontà di Curella di sorvolare su determinate questioni, noi non siamo affatto contrari: riteniamo che quando non si ha nulla da dire, come nel suo caso, è meglio tacere.
Infine, quel patetico intervenire dell’un detrattore (Curella) in soccorso dell’altro (Gatti) dimostra tutta la pochezza della loro critica. Provoca nel lettore non il consenso, ma lo sconcerto, inevitabile. E forse lo fa un po’ sorridere nel ricordo del vecchio adagio “Asinus asinum fricat”.

IL CONSIGLIO DIRETTIVO POLO CIVICO

giovedì 17 marzo 2011

GATTI LA SMETTA DI FARE IL DEMAGOGO


Gatti la smetta con questi suoi atteggiamenti strumentali, demagogici e carichi di bugie su Via Torquato Tasso. Le incongruenze e la pretestuosità delle sue argomentazioni sono assolutamente evidenti.
Basti guardare alla questione della copertura finanziaria.
Afferma che l’intervento su quella via è stato supportato dal sindaco, cosa che non ci risulta: non lo riteniamo tanto stupido!
Non cita il capitolo di spesa.
Ammette che i fondi per intervenire mancano.
Nondimeno avanza critiche nei confronti di Campidonico, che a suo dire trascurerebbe la manutenzione delle strade.
Avendo però ammesso la carenza di fondi, di trascuratezza non si tratta. Come infatti si potrebbe intervenire senza fondi?
Si atteggia a difensore degli interessi di alcuni cittadini, ma a tutto pensa fuorché ad attivarsi nel modo più lineare ed efficace in seno alla massima assise cittadina: la presentazione di un apposito emendamento al bilancio, che se approvato potrebbe rendere possibile l’intervento. Risulta pertanto totalmente inaffidabile.
Va perorando la causa di un strada cieca, Via Torquato Tasso, per lo più al servizio di alcuni garage, promettendo anche di effettuare una raccolta di firme ad hoc. Dimostra con ciò di non possedere una visione complessiva delle esigenze manutentive della rete viaria.
Anche a noi stanno a cuore gli interessi di chi abita in via Tasso. Ma quando per carenza di risorse si è impossibilitati ad attivare tutte le manutenzioni necessarie occorre necessariamente scegliere. E in tale ottica vedere come prioritarie le esigenze, ad esempio, di C.so Marconi o di Via XVI settembre, o di alcune strade della Frascatana, di Campo dell’Oro o di San Gordiano.
In definitiva, sono sortite alle quali Gatti ci ha abituati, e che ben si addicono al personaggio.

IL CONSIGLIO DIRETTIVO POLO CIVICO

mercoledì 16 marzo 2011

L’UNITA’ D’ITALIA CELEBRATA, MA CON POCA CHIAREZZA


Con l’affermazione resa in televisione, col solito piglio severo e pensoso - “Un popolo che non fa una seria analisi del proprio passato non riuscirà ad avere un futuro” - il compianto Indro Montanelli è sembrato quasi censurare un certo modo di celebrare l’unità d’Italia che sembra fare i conti con la storia più secondo la convenienza politica che secondo il profondo significato che a quell’evento imputano gli italiani. Che ne hanno, come minimo, una conoscenza scolastica desunta dai libri di testo, redatti, peraltro, in applicazione dei programmi didattici varati in età repubblicana.
Ora, per quel che ricordiamo di aver studiato, già nel 1848 Carlo Alberto di Savoia, per bilanciare la possibile formazione di una confederazione di stati sotto l’egida del papa, dichiarò guerra all’Austria, potenza egemone del quadrante italiano insediata nel Lombardo-Veneto. Il maggior onere di quella che doveva essere un’impresa collettiva cadde, come risaputo, sull’esercito piemontese, che ne uscì sconfitto. Ne venne una ventata di restaurazione che investì tutta la Penisola. Ma il Regno di Sardegna fu saldo nel mantenere lo statuto, consolidò il parlamentarismo, sviluppò l’economia. Accolse i patrioti perseguitati, si pose come un faro che ispirava fiducia nella riscossa che sarebbe seguita dieci anni dopo. Intanto gli italiani inneggiavano a Vittorio Emanuele re d’Italia, Costantino Nigra e la contessa di Castiglione propugnavano la causa dell’indipendenza italiana presso Napoleone III. E naturalmente Mazzini continuava con le sue sfortunate insurrezioni, Garibaldi, portata a termine l’impresa dei Mille, consegnava generosamente il meridione nelle mani dei Savoia. Così si arrivava all’unità politica in forma monarchica - mediata dall’azione diplomatica di Cavour - che comportava la rinuncia sofferta e dolorosa alle istanze più radicali, mazziniane, federaliste. Unità completata nel 1870 con la liberazione di Roma (e di Civitavecchia).
Questo c’è stato insegnato. Ed è innegabile che in 150 anni di unità politica della nazione 85 sono stati segnati dall’azione della Monarchia e 65 da quella della Repubblica, costituita solo nel secondo dopoguerra. Eppure, in questi giorni, un velo di oblio è stato gettato sul ruolo – come si vede primario – avuto dalla monarchia in questo processo di formazione dell’unità. Come se Carlo Alberto, Vittorio Emanuele II, Umberto I, Vittorio Emanuele III e Umberto II non fossero mai esistiti. C’è stato un autentico colpo di spugna sulle modalità di formazione dell’unità.
Tutt’altra musica laddove l’Italia è “più vecchia”, e dove più alto è stato il prezzo pagato per l’unificazione. Ad esempio a Torino, città che ha dato un particolare risalto a questo avvenimento con l’esposizione del tricolore su tutti gli edifici e il varo di innumerevoli iniziative.
Le malelingue forse negheranno che quanto dichiariamo stia avvenendo, e ci accuseranno di essere dei guastafeste e addirittura di aver svoltato politicamente verso la monarchia. Pazienza, ma questa crediamo sia la verità storica. E non vorremmo che ciò che è stato costruito sotto la monarchia fosse vanificato da una repubblica che anziché privilegiare l’unità, la solidarietà e la coesione ingenera spinte centrifughe.

IL CONSIGLIO DIRETTIVO POLO CIVICO

martedì 15 marzo 2011

OCCORRE UN CAMBIO DI PASSO


Uno sforzo corale per imprimere la spinta decisiva al processo di cambiamento e di crescita economica, sociale e culturale della città. E’ questo quel che ci vuole.
Sino ad ora, ci sembra che deboli siano stati i segnali di risposta a questa esigenza. Specialmente da parte delle forze politiche, che affrontano le questioni locali in modo assolutamente difforme, lasciandosi tuttora guidare da utilità contingenti di natura partitica. Questo atteggiamento di sostanziale insensibilità spacciata per fedeltà allo schieramento politico, ci consegna all’immobilismo e al ristagno, e ci lascia impaniati in un evidente deficit di efficienza, professionalità, trasparenza e legalità. Ci fa vivere in una realtà scandita dal quotidiano, che non distingue l’accessorio dal fondamentale, e costringe a correre dietro ai problemi invece di risolverli. In cui, ogni volta che vengono presentati progetti importanti, suscettibili di produrre un’inversione di tendenza, sopraggiungere l‘immancabile veto. Così, a decidere dell’andamento generale della politica sono “i soliti noti”, interessati a che in città permanga uno stato di perenne dissidio. E chiunque cerchi di trovare un denominatore comune fra le diverse posizioni politiche viene da costoro discriminato e messo all’angolo. Ne discende che c’è disaccordo su tutto, e neppure sulle scelte di fondo ci si risolve a trovare quel minimo di unità che i cittadini reclamano. Così non può continuare.
Manca, un’idea del bene comune, e della necessità di cercare, cercare e ancora cercare sempre una sintesi. Senza rimuovere il proprio passato, le proprie idee, la propria cultura, le proprie aspirazioni. Ma cercando comunque una sintesi.
Noi riteniamo di avere maturato una visione d’insieme della città e del territorio, delle sue criticità e potenzialità, tale che ci consente di indicare un’alternativa organica alla situazione che abbiamo descritto. Non siamo votati a critiche, polemiche o attacchi, che anzi talvolta riceviamo; ma a proporre linee d’azione. Ciò che vogliamo fare lo abbiamo detto nel congresso tenuto al Teatro Traiano il 22 novembre 2010, ma vale la pena riassumerlo.
Propendiamo per scelte conseguenti alla situazione presente: concrete, produttive, collocate nell’intreccio tra risorse finanziarie e relativi investimenti. Per cui, da un’adesione contrattata ad Acea ATO2 ricaviamo la soluzione al problema dell’acqua, delle fogne e dei depuratori, e una forte riduzione del passivo di bilancio; trasformando i nostri rifiuti in combustibile di qualità elevata e vendendolo ad Enel perché lo bruci in centrale (in sostituzione e non in aggiunta al carbone) abbiamo emissioni meno inquinanti e proventi per portare la raccolta differenziata ad almeno il 30%, per ridurre l’inquinamento ambientale e l’importo della bolletta. La bretella significa un robusto investimento per un collegamento diretto e separato tra autostrada e porto indispensabile per abbattere l’inquinamento, allacciato alle infrastrutture di collegamento longitudinale e trasversale; il parcheggio multipiano vuol dire più di 500 posti macchina a ridosso della stazione. E poi, una scelta netta: le risorse finanziarie, nostre o acqusite, investite per insediare o incentivare attività manifatturiere, energie rinnovabili, cantieristica navale, per costruire bacino di carenaggio, oceanario e terme. E ancora: accelerazione del recupero del centro storico, ripristino della Galleria Calamatta e del Museo Civico, restauro del Tempietto Bramantesco e dell’Emiciclo cimiterale, potenziamento delle biblioteche, sostegno alla politica dei grandi eventi. Un impegno decisivo, dunque, per il lavoro e i beni culturali, che non può non dare i risultati attesi.

IL CONSIGLIO DIRETTIVO POLO CIVICO

venerdì 11 marzo 2011

LUCIANI E L’ESILIO


Mi scuso con l’on. Luciani e i militanti di SeL se rispondo con ritardo all’attacco portato alla mia persona nei giorni scorsi, ma il motivo risiede nel fatto che non ho ravvisato l’urgenza del riscontro, stante la totale inopportunità della sortita.
Che ben si attaglia al personaggio, che più di una volta si è distinto per essere intervenuto su questioni che magari appena conosce con atteggiamenti tribunizi e demagogici, con intemperanze plateali, accessi di collera, accuse le più ardite, accenti perentori, presumendo di impersonare in tal modo “il compagno doc”. Convinto che con la foga, la prepotenza e la denigrazione si possa avere un po’ più di ragione. Nei miei riguardi, per ora, si è limitato a minacciare l’esilio, ma non è detto che non propenda per le purghe di mussoliniana memoria.
Non so quali siano, al momento, le convinzioni di fondo che animano il politico Luciani, ma certamente il bagaglio di intolleranza che si porta appresso è pesante, e vi sta dentro di tutto fuorché la democrazia, la ricerca del dialogo e del civile confronto, l’interesse dei cittadini e in particolare dei lavoratori.
Si comincia dal disconoscimento dell’avversario politico, perché il sistema ideale sarebbe per lui quello del partito unico. Per continuare col ritenersi assolutamente autosufficiente e portatore di verità assolute da trasferire ad ogni costo negli altri. Se è in maggioranza, allora si sente legittimato a governare per mandato popolare; se è in minoranza, tenta di tornare a governare magari con la classica spallata. Convinto che il potere è bene non mollarlo, in quanto l’alternanza potrebbe procurare effetti destabilizzanti.
Luciani si lascia andare ad accuse e si mostra intransigente con chi pratica la politica con onestà d’intenti e di metodi; si autoassolve da quelle che sono le sue colpe, che pure non sono poche, né lievi.
Lui, l’uomo dei buoni propositi, che predica l’ostracismo nei miei riguardi, dica alla città come mai il Servizio delle Navi Traghetto delle FF.SS. è definitivamente sparito mentre era presidente della Commissione Trasporti alla Pisana. Perché si è deciso ad attaccare sul tema della crisi dell’attività portuale solo dopo la rimozione di Ciani, dando la colpa alla politica quando sino al giorno prima aveva condiviso tutto ciò che si faceva nel porto. Dica perché l’unica azienda ad entrare in crisi al porto, tra quelle gestite dai politici, è stata quella condotta da un suo compagno di partito. Dia poi un aiuto ai cittadini, vista la sua vasta conoscenza delle varie questioni portuali, a capire come si scarica il carbone a Torre Nord, chi lo scarica, come è nata la società che effettua l’operazione, con quale appalto c’è stata l’assegnazione, ecc.
Luciani, prima di pensare a comminare l’esilio agli altri, pensi a dove dovrebbe andare lui, o qualcuno vicino a lui. Ascolti il grande e compianto Alberto Sordi, quello di “E va…e va…”

Alvaro Balloni - Consigliere Comunale e Provinciale

mercoledì 9 marzo 2011

MARUCCIO, ma che bravo !


L’assessore Alessandro Maruccio, con dovizia di argomentazioni, manifesta pubblicamente il suo disappunto per il disagio causato ai commercianti dallo stop ai lavori di rifacimento dei marciapiedi di Largo Monsignor D’Ardia, connessi alla realizzazione della rotatoria. Una scomodità che proprio non ci voleva, che va ad aggiungersi al calo dei guadagni subìto per la sfavorevole congiuntura economica. E l’amministratore si dichiara preoccupato, e invita chi di dovere a concludere i lavori. Manca solo che dica: “Forza, Campidonico!”.
Valutiamo meglio il senso dell’iniziativa.
Per prima cosa appare sconveniente che un assessore si determini a rivolgere un rimprovero a mezzo stampa a un collega di Giunta, ove anche ne esistano i presupposti, e non è questo il caso.
E poi, pur comprendendo come Maruccio voglia apparire pensoso del bene di chi esercita il commercio, non è condivisibile la via che intraprende per intervenire sulla questione, quella di fingere di non sapere il motivo del fermo lavori e di rivolgersi al collega delle manutenzioni, che ha curato l’attuazione di un progetto che prevedeva la copertura in betonelle, e non piuttosto al sindaco, che pretende un altro genere di pavimentazione che però costa nettamente più di quanto preventivato.
Ora, anche noi abbiamo a cuore gli interessi di chi subisce i disagi, ma non per questo vogliamo apparire i primi della classe, e tantomeno intrometterci in un settore che incombe ad altri curare.
Porgiamo solo dei suggerimenti.
Maruccio potrebbe proporre al capo della Giunta che si abbandoni l’idea del basaltino nero e si prosegua con la pavimentazione in betonelle, così da superare l’ostacolo alla rapida ultimazione dei lavori, e di destinare la somma così risparmiata al risarcimento dei commercianti di quel largo, e magari anche ai mercatali di Piazza Regina Margherita, questi ultimi per i mancati guadagni prodotti dal ritardato avvio dei lavori di ristrutturazione e messa a norma della struttura.
In alternativa, potrebbe chiedere che nel bilancio preventivo 2011 vengano destinate risorse adeguate per il fine sopracitato, a beneficio dei commercianti del largo Mons. D’Ardia e del mercato e zone limiotrofe.

IL CONSIGLIO DIRETTIVO POLO CIVICO

martedì 8 marzo 2011

GATTI E DI GENNARO MA DI COSA PARLATE !


Gatti, forse in un momento di scarso controllo delle proprie facoltà intellettuali, ha asserito che nel settore delle manutenzioni troppe volte si sarebbe assistito a ritardi, a lavori fatti male e a sperpero di danaro pubblico oltre misura. A quel “troppe volte” noi siamo in grado di rispondere tranquillamente che “mai” ciò si è verificato. E la storia finisce qui, salvo dimostrazione della fondatezza dell’accusa.
Di Gennaro torna a parlare di rifiuti. Per lui, il rifiuto è una iattura di cui si debbono far carico in egual misura tutti i comuni, e la trasformazione a carbone di TVN è riuscita per il servilismo e l’arrendevolezza di alcuni. Non si può pensare alla centrale per liberarsi dei rifiuti. Di fronte a quanto afferma viene naturale chiedersi; ma allora la sua proposta dov’è ?
Mettiamo preliminarmente in chiaro che noi non abbiamo responsabilità alcuna nella conversione della centrale, dal momento che a suo tempo abbiamo elevato, più di altri, le nostre proteste, e abbiamo pure manifestato contro una tale evenienza. I nostri comunicati, poi, sono a disposizione di chiunque voglia rileggerli e compaiono anche in una pubblicazione. Nel 2003, non essendo rappresentati in Comune, abbiamo fatto approvare all’unanimità dal Consiglio provinciale di Roma un ordine del giorno contro tale trasformazione, presentato proprio dal nostro rappresentante nell’organismo,Alvaro Balloni. Il quale fece pure finanziare uno studio sugli effetti che la conversione avrebbe causato, studio che nessuno si premurò di effettuare.
Circa la nostra tesi, è basata sull’assunto che Civitavecchia è in grado di gestire i rifiuti che produce ed anche di avvantaggiarsene. Essa è meritevole di essere attentamente vagliata.
Parte dalla constatazione ineludibile che la centrale è una realtà. Ne fa discendere la seguente proposta. Costruire un impianto di trattamento dei rifiuti, farlo operare secondo la normativa UNI per ricavarne quel CDR di qualità elevata che a norma di legge viene ora considerato combustibile a tutti gli effetti: un combustibile a basso contenuto di umidità, a basso residuo di ceneri e con un buon potere calorico che comunque viene aumentato con l’aggiunta di scarti legnosi e residui agro-forestali.
Vincolare L’Enel, con apposita convenzione, ad utilizzare, dietro il pagamento di un adeguato corrispettivo, nella misura massima del 5%, in sostituzione del carbone, esclusivamente il CDR-Q da noi prodotto. Così possiamo alleggerire l’inquinamento dell’aria (meno CO2, meno composti organoclurati), far nascere attività economiche legate alla trasformazione dei rifiuti , e con le risorse economiche che ricaviamo attestare la raccolta differenziata al 30%, ridurre l’utilizzo della discarica, attivare un serie di misure di contrasto all’inquinamento e di riequilibrio ambientale. Una soluzione, insomma, che trasforma un problema in una opportunità.
Si lasci, infine, che a proporre l’ostracismo a Balloni siano coloro che sono preoccupati della eventuale diminuzione della percentuale di carbone utilizzato a TVN. Di Gennaro non ha di questi pensieri.

IL CONSIGLIO DIRETTIVO POLO CIVICO

venerdì 4 marzo 2011

IL PERICOLO DELLA MEGADISCARICA


Ci risiamo. Questa volta la notizia appare più attendibile. Il territorio di Allumiere sarebbe il sito prescelto per la costruzione di una grosssa discarica avente il compito di alleggerire la pressione su Malagrotta. Si tratterebbe di una decisione calata dall’alto, che passa disinvoltamente sulla testa del Comune interessato. La Regione smentisce, rassicura e non dà nulla per scontato. A noi non piace la decisione, e tantomeno la procedura: certamente siamo dalla parte di Allumiere e del nostro comprensorio, pronti a contrastare una tale evenienza.
Non ci piace, però, neppure il modo in cui si continua ad affrontare questo problema. Si procede secondo il solito copione: no assoluto da parte delle forze politiche e sociali che gareggiano per apparire schierate con le popolazioni e nel frattempo non rinunciano alle speculazioni di parte. Preannuncio di grosse manifestazioni, barricate, resistenza sino allo stremo. Sembra di assistere a un film già visto: TVN.
Un genere di opposizione che appare votata al fallimento, data la sproporzione di forze e di cognizioni tra i contendenti. E anche perchè non tiene conto del fatto che le decisioni in materia spettano alle istituzioni territoriali aventi dimensioni superiori a quelle municipali, le quali agiscono evidentemente in un’ottica di sistema. E il cui modo di vedere e affrontare le questioni è molto diverso da quello proprio di un singolo comune o di un piccolo comprensorio. E infine perché una unità basata unicamente sul no a qualsiasi soluzione è fragile e fittizia: il classico nimby (non nel mio cortile) non paga, non ci mette al riparo da possibili successive e più gravi imposizioni dei livelli territoriali che hanno responsabilità più complessive ed interessi economici incomparabilmente più grandi dei nostri.
Di fronte al fatto di cui parliamo, saremmo tentati di ricordare che ancora una volta avevamo visto giusto noi, quando nei ripetuti comunicati sui rifiuti avvertivamo che se una comunità non intende gestirsi in responsabile e realistica autonomia, e nei punti nodali della propria attività politico-ammnistrativa omette di inserire le opportune decisioni corre il rischio che altri decidano per essa. Preferiamo invece limitarci ad invitare tutti, ancora una volta, ad esaminare le problematiche dello smaltimento dei rifiuti con realismo, nella loro compiutezza, e a mettere a punto una ipotesi di soluzione che parta da un’analisi spassionata della situazione e vagli la sostenibilità ambientale ed economica di ogni e qualsiasi opzione.
Per quanto ci riguarda, siamo contro qualsiasi iniziativa che acuisca i problemi dell’inquinamento, ma favorevoli a decisioni condivise che nel loro complesso ci diano prospettive di miglioramento dell’ambiente.

IL CONSIGLIO DIRETTIVO POLO CIVICO

martedì 1 marzo 2011

L’EMICICLO E GLI ALTRI MONUMENTI


E’ vero, l’emiciclo del Cimitero Monumentale non può più attendere. Il degrado che lo affligge è sotto gli occhi di tutti. Basta visitare il settore centrale e osservare lo stato deplorevole delle tombe e delle erme dei “quattro grandi” - Calamatta, Cialdi, Guglielmotti e Laurenti - e poi le ali del porticato per constatare l’alterazione subita dalle linee architettoniche, l’azione distruttiva dell’umidità e lo sgretolarsi dei sepolcri. Ad appena 128 anni dalla costruzione di questo armonico e significativo monumento.
Ci si sente coinvolti emotivamente, corresponsabili di tanto sfacelo per non avere saputo superare l’indifferenza dei governi succedutisi in città nel dopoguerra, per non essere riusciti a generalizzare la convinzione, per alcuni del tutto pacifica, che un cimitero, specie se monumentale, è una cosa importante: è il luogo privilegiato della nostra memoria storica che va organizzato e curato con rispetto ed affetto, evitando le superfetazioni e le alterazioni che invece lo hanno devastato.
A questo senso di colpa non possiamo sottrarci neppure noi che pure, sin da quando ci riunivamo come componenti di una associazione socio-culturale, ponevamo all’attenzione della città il tema della cura e del recupero dei beni culturali, inserendo nelle nostre opzioni proprio la riqualificazione dell’emiciclo, del cosiddetto Tempietto Bramantesco e del muro perimentrale del cimitero. Nel tempo, quest’ultimo obiettivo è stato raggiunto, e costituisce una buona base di partenza. Sul Tempietto abbiamo lavorato a più riprese, sollecitando l’ente locale e la pubblica opinione con numerosi comunicati stampa, collegandoci con il sodalizio dei caduti in guerra e delle associazioni d’arma. Avvalendoci soprattutto del nostro consigliere provinciale Alvaro Balloni che si è impegnato su due fronti: a Roma per reperire una serie di finanziamenti provinciali e in città per evitarne la perenzione per mancato o ritardato utilizzo. Siamo al punto che il consolidamento dell’edificio è stato alfine eseguito, e l’assessorato alle manutenzioni è in procinto di appaltare i lavori per il restyling esterno utilizzando una successiva quota di fondi provinciali di 365 mila euro perenti e poi faticosamente reiscritti. Ora però bisogna trovare il modo per intervenire anche sull’emiciclo, e l’Amministrazione comunale, dovrà misurarsi con questo problema, cercando di reperire le risorse finanziarie. necessarie.
Noi ce la metteremo tutta, anche perché come POLO CIVICO, proprio nel congresso tenuto appena tre mesi fa, attribuimmo molta importnza al capitolo beni culturali, affermando che esso è un punto chiave del nostro sviluppo. Nel dare atto alla Giunta di quanto realizzato, affermavamo:”Ora si tratta di andare oltre, e di procedere, all’interno del Cimitero Monumentale, di cui è stata restaurata la cinta muraria, al completamento del restauro del Tempietto Bramantesco e di porre le basi per iniziare quello dell’Emiciclo, che appare improcrastinabile. Siamo convinti, poi, della indifferibilità e della convenienza di allestire una rinnovata Galleria Calamatta, in cui esporre finalmente le opere del grande incisore civitavecchiese e di ripristinare il Museo Civico”.

IL CONSIGLIO DIRETTIVO POLO CIVICO