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venerdì 11 marzo 2011

LUCIANI E L’ESILIO


Mi scuso con l’on. Luciani e i militanti di SeL se rispondo con ritardo all’attacco portato alla mia persona nei giorni scorsi, ma il motivo risiede nel fatto che non ho ravvisato l’urgenza del riscontro, stante la totale inopportunità della sortita.
Che ben si attaglia al personaggio, che più di una volta si è distinto per essere intervenuto su questioni che magari appena conosce con atteggiamenti tribunizi e demagogici, con intemperanze plateali, accessi di collera, accuse le più ardite, accenti perentori, presumendo di impersonare in tal modo “il compagno doc”. Convinto che con la foga, la prepotenza e la denigrazione si possa avere un po’ più di ragione. Nei miei riguardi, per ora, si è limitato a minacciare l’esilio, ma non è detto che non propenda per le purghe di mussoliniana memoria.
Non so quali siano, al momento, le convinzioni di fondo che animano il politico Luciani, ma certamente il bagaglio di intolleranza che si porta appresso è pesante, e vi sta dentro di tutto fuorché la democrazia, la ricerca del dialogo e del civile confronto, l’interesse dei cittadini e in particolare dei lavoratori.
Si comincia dal disconoscimento dell’avversario politico, perché il sistema ideale sarebbe per lui quello del partito unico. Per continuare col ritenersi assolutamente autosufficiente e portatore di verità assolute da trasferire ad ogni costo negli altri. Se è in maggioranza, allora si sente legittimato a governare per mandato popolare; se è in minoranza, tenta di tornare a governare magari con la classica spallata. Convinto che il potere è bene non mollarlo, in quanto l’alternanza potrebbe procurare effetti destabilizzanti.
Luciani si lascia andare ad accuse e si mostra intransigente con chi pratica la politica con onestà d’intenti e di metodi; si autoassolve da quelle che sono le sue colpe, che pure non sono poche, né lievi.
Lui, l’uomo dei buoni propositi, che predica l’ostracismo nei miei riguardi, dica alla città come mai il Servizio delle Navi Traghetto delle FF.SS. è definitivamente sparito mentre era presidente della Commissione Trasporti alla Pisana. Perché si è deciso ad attaccare sul tema della crisi dell’attività portuale solo dopo la rimozione di Ciani, dando la colpa alla politica quando sino al giorno prima aveva condiviso tutto ciò che si faceva nel porto. Dica perché l’unica azienda ad entrare in crisi al porto, tra quelle gestite dai politici, è stata quella condotta da un suo compagno di partito. Dia poi un aiuto ai cittadini, vista la sua vasta conoscenza delle varie questioni portuali, a capire come si scarica il carbone a Torre Nord, chi lo scarica, come è nata la società che effettua l’operazione, con quale appalto c’è stata l’assegnazione, ecc.
Luciani, prima di pensare a comminare l’esilio agli altri, pensi a dove dovrebbe andare lui, o qualcuno vicino a lui. Ascolti il grande e compianto Alberto Sordi, quello di “E va…e va…”

Alvaro Balloni - Consigliere Comunale e Provinciale

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