Insieme per il "PROGETTO CIVITAVECCHIA" Ideare e Realizzare Oltre i Colori della Politica

Benvenuti nel blog "Polo Civico Civitavecchia - Uniti Da Un Progetto".





Nato per promuovere lo Scambio, la Libera Comunicazione di Opinioni, l'Avvicinamento dei Giovani alla Politica, la Ricerca di Soluzioni ai Problemi che Attualmente Gravano sulla Nostra Società, lo Sviluppo Socio-Economico e Culturale della Città di Civitavecchia e del suo Comprensorio. Strumento di Partecipazione e Coinvolgimento nella Vita Politica Cittadina, Libero da Vincoli Ideologici, Punto di Riferimento e di Incontro di Persone di Diversa Estrazione Sociale, Esperienza e Bagaglio Culturale. Il Movimento Polo Civico rappresenta la sintesi di questa Pluralità di Idee, Valori e Proposte.


Contattaci a questo indirizzo e-mail: polocivico.civitavecchia@gmail.com


Venite a trovarci sul nostro sito ufficiale: http://www.polocivico.com/

venerdì 29 aprile 2011

25 APRILE, CELEBRAZIONI DISTINTE


Per il 25 aprile, giorno della Liberazione dell’Italia dalle truppe nazifasciste, due celebrazioni distinte e separate, una ad iniziativa del Comune a piazza degli Eroi e in altri luoghi collegati all’evento, l’altra promossa dal centrosinistra, dall’Arci e dai sindacati confederali al parco della Resistenza. Sorgono spontanee alcune considerazioni. Appena un mese fa si era nel pieno svolgimento delle cerimonie relative al 150° anniversario dell’unità d’Italia, che richiamavano – fortunatamente senza retorica - le vicende antecedenti e susseguenti al fatidico 17 marzo 1861. Le varie iniziative, come è noto, si concludevano con un robusto e corale richiamo all’unità nazionale. Sarebbe stato meglio, a nostro avviso, se non altro per la breve distanza temporale che ci separa da tale ricorrenza, che la celebrazione del 25 aprile, e cioè di un evento che ricade storicamente nel secolo e mezzo che abbiamo recentemente festeggiato, fosse avvenuta con un’unica cerimonia, per sottolineare il nostro senso di coesione e di responsabilità nazionale. E’ infatti emerso a sufficienza, nelle varie occasioni create per illustrare anche in termini divulgativi la ricorrenza della conquista dell’unità nazionale e della fondazione del nostro Stato, che la formazione del Regno d’Italia è stata possibile grazie al concorso di molti fattori, che nell’occasione vale la pena riassumere: la dinastia dei Savoia, l’abile Cavour, l’ardimentoso Garibaldi, il teorico Mazzini, le élite liberali dei ducati e del granducato di Toscana, l’appoggio militare dato dalla Francia nel 1859, l’atteggiamento benevolo tenuto nei nostri riguardi dall’Inghilterra.Il nuovo stato ebbe un inizio diffi cile e dovette affrontare compiti immani, grandi agitazioni politiche e sociali, la prova della partecipazione alla Grande Guerra, il malcontento, i disordini e l’instabilità politica del dopoguerra, sfociati nell’avvento della dittatura fascista. E poi, dopo un decennio di crescita e di relativa tranquillità, l’avventura della II^ guerra mondiale.Stessa pluralità di apporti per la nascita della Repubblica Italiana. E’ da ricordare che dopo la caduta del fascismo, e i traumatici fatti che nel corso dell’ultimo confl itto mondiale portarono al cambio di governo e di schieramento, si giunse fi nalmente, non senza aspre lotte e profonde lacerazioni interne, alla liberazione del nostro territorio ad opera delle armate alleate, del regio esercito e della resistenza alimentata dalle varie formazioni partigiane organizzate dai preesistenti partiti antifascisti. Successivamente si addivenne ad una ri-fondazione dello Stato su basi libere, democratiche e repubblicane, di cui è testimonianza la “Carta” ancora vigente. L’Assemblea costituente, eletta in rappresentanza delle diverse tendenze politiche dell’Italia di allora, riuscì infatti ad operare una valida sintesi dei valori condivisi. Seguì quindi il periodo della ricostruzione e dello sviluppo degli ordinamenti repubblicani, sino ad arrivare ai cambiamenti dei giorni nostri. Per concludere, gli avvenimenti che portarono all’avvento della repubblica, in cui
si situa la celebrazione della Liberazione, se appena valutati con l’attenzione che meritano, non altro rappresentano che il laborioso comporsi di un processo unitario avviatosi in epoca risorgimentale in un clima pieno di entusiasmo ma anche di divisioni, difficoltà e contraddizioni. E con lo stesso criterio vanno giudicati gli avvenimenti che riguardano la liberazione della nostra Patria, perseguendo con tenacia l’obiettivo dell’unità e della condivisione ed evitando di attingere a un
unico filone interpretativo.

IL CONSIGLIO DIRETTIVO POLO CIVICO

sabato 23 aprile 2011

UN COORDINAMENTO SULLE INFRASTRUTTURE


L’unità per un no alla megadiscarica sul nostro territorio, come quello detto nei giorni scorsi a Civitavecchia, non basta. Una volta evitato il pericolo di subire un’imposizione, bisogna infatti operare in positivo, saperci attrezzare per essere noi i protagonisti del nostro futuro.
Intendiamo sostenere che questa volta dobbiamo essere altrettanto uniti per un SI’ alla costituzione di un fronte unitario tra forze politiche, sociali ed economiche dei comuni delle province e delle regioni interessati con cui far valere le nostre specifiche istanze per la realizzazione delle infrastrutture di collegamento di quest’area strategica della Penisola, ivi compreso l’aeroporto di Tarquinia.
C’è bisogno di una unità che rimuova, una buona volta, le strumentalizzazioni di parte. Fatta di istituzioni che forti del loro prestigio si muovono tutte insieme, pronte a dare una spinta decisiva al completamento, in tempi celeri, dei tratti mancanti di quelle vie di comunicazione trasversali e longitudinali, che costituiscono l’impianto fondamentale e necessario per lo sviluppo economico del territorio, superando gli ostacoli di natura finanziaria e burocratica che ancora si frappongono. Serve un coordinamento ad hoc, o quanto meno un’azione congiunta che valuti i vari aspetti della questione, studi le tappe di attuazione dei progetti, solleciti l’avvio degli stralci, dia impulso al piano aeroportuale. I tempi morti, insomma, vanno definitivamente banditi.
Un collegamento veloce tra Civitavecchia e Ancona, già piazzeforti dello stato pontificio, era l’aspirazione delle popolazioni del Centro Italia già all’atto della formazione del Regno. Anche dopo, la carenza della rete stradale rivelava uno squilibrio inaccettabile nell’organizzazione di questo territorio. Nel dopoguerra, un succedersi di progetti, sostenuti in modo discontinuo dalle amministrazioni locali. Adesso basta. L’azione sui detti obiettivi dev’essere estremamente concertata e forte.
E’ ora che la favorevole posizione geografica della città portuale sia affiancata dalla concreta possibilità di far muovere velocemente persone e merci non solo da e verso Roma, ma anche in direzione del litorale toscano, del viterbese e del ternano. Solo a queste condizioni si consegue la competitività. E per migliorare le comunicazioni occorre essere ben allacciati con l’entroterra, con la Toscana e la Capitale, con tanto di bretella di accesso al porto ad evitare prevedibili strozzature e ingorghi.
Se non risolviamo il problema delle infrastrutture di collegamento, può accadere che neppure uno dei progetti connessi - piastra logistica, terminal Asia e distripark - arrivi a concretizzarsi.
Ci torna utile considerare che se ha un senso parlare di priorità nelle scelte di natura economica che ci riguardano, allora il nostro obiettivo prioritario deve essere proprio il completamento delle infrastrutture, perché ad esso è legata la possibilità di potenziare le attività produttive per far crescere reddito e occupazione. Su questo fronte la città ci chiede di adoperarci, e per fortuna le prospettive di sviluppo dell’economia da noi esistono, e soprattutto in ambito portuale.
Questo, a nostro avviso, è il momento di insistere sull’obiettivo, visto che la città e il comprensorio sono politicamente rappresentati a tutti i livelli, esiste una sintonia d’intenti con la Tuscia e con l’Umbria, che chiedono di uscire dall’isolamento, si profila la nomina al porto di persona che promette di dedicarsi con competenza e passione a tale importante incarico.

IL CONSIGLIO DIRETTIVO POLO CIVICO

martedì 19 aprile 2011

PER LA GOVERNABILITA’


Quando infuria la polemica politica e i partiti si dividono su ogni e qualsiasi problema strizzando l’occhio al cittadino elettore ci sembra di vivere immersi nell’assoluta ingovernabilità. Non sappiamo più distinguere il bene dal male, il giusto dall’ingiusto. E neppure come porre rimedio a un tale stato di cose.
A ben riflettere, tuttavia, i modi per conseguire la governabilità non mancano.
Il primo è quello di convincerci che se la nostra opzione è la democrazia, allora il cittadino è sovrano, e con l’esercizio del voto conferisce la propria fiducia ad una coalizione, e ai partiti e ai candidati che ne sono espressione. E li legittima ad esercitare il potere. Il riconoscimento pieno da parte di chi risulta minoritario è soltanto dovuto.
Quanto ai partiti, non si dividono in buoni e cattivi. Sono l’espressione – come anche le celebrazioni dell’unità d’Italia ci rammentano – di talune specificità storiche del nostro Paese. Sono portatori di interessi, di visioni e di valori diversi, tutti meritevoli di attenta considerazione, non certo di pregiudiziale ostilità. Declinano in modo diverso alcune esigenze di fondo degli italiani. Sono il nostro passato, le nostre idee, la nostra cultura, le nostre aspirazioni: spesso coerenti, qualche volta contraddittorie, ma che siamo tenuti in qualche modo a comporre. Se non altro per il rispetto che dobbiamo agli artefici dell’unità nazionale e tra questi ai nostri padri costituenti, che operando con criteri sensibilmente diversi dalla politica di oggi sono pervenuti a redigere la carta repubblicana.
E il punto nodale della governabilità che stenta ad affermarsi e su cui dobbiamo misurarci è proprio questo: anche noi, pur diversi gli uni dagli altri, possiamo limitare la portata dello scontro, trovare sempre punti in comune, magari ponendoci obiettivi condivisi sul fronte dell’occupazione e della cultura, che a tutti paiono d’importanza capitale, dare una lezione di vita, di sobrietà, di dedizione istituzionale. Persuasi che il buon funzionamento di un organismo pubblico altro non è che il risultato di tanti comportamenti corretti posti in essere da chi ne fa parte o lo gestisce nel sostanziale rispetto delle reciproche competenze.
Comportamenti che presuppongono la chiara visione degli interessi generali, che esigono che al centro dell’azione politica siano sempre i bisogni della gente.
Per contrastare le frequenti manifestazioni di faziosità e di odio non servono, ne siamo certi, gli appelli ad abbassare i toni, né le proposte di procedere ad una riscrittura delle regole o di instaurare una stagione pattizia. Serve piuttosto, ci sentiamo di dire, operare un approfondimento del senso del nostro essere italiani (nell’ambito della famiglia europea) del senso di appartenenza al luogo in cui siamo nati e operiamo che ci induca a un corretto confronto politico.
Serve concepire le forze politiche, come ci sforziamo di fare noi del POLO CIVICO, in modo più appropriato, come autentici punti d’incontro che coinvolgono persone diverse per estrazione sociale, esperienza e bagaglio culturale, come organismi che tutelano in modo più stringente gli interessi degli elettori e si rapportano tra loro in termini coerenti, positivi e dialoganti, per costruire comunque una sintesi a beneficio della comunità cittadina. Anche promuovendo un più accentuato sviluppo del senso civico e un più avvertibile recupero dell’identità cittadina.

IL CONSIGLIO DIRETTIVO POLO CIVICO

sabato 16 aprile 2011

IMMIGRATI. Il peso dell’accoglienza.


Non si arresta il flusso di immigrati che arrivano dal nordafrica. I profondi sommovimenti del mondo arabo sfociati in violente proteste, disordini e rivolte contro i regimi locali, intesi ad ottenere forme di governo più democratiche e un miglioramento del tenore di vita, hanno talora prodotto il precipitoso esodo di abitanti dei paesi sconvolti da questi eventi. In particolare, il conflitto armato - ormai internazionalizzato – instauratosi in Libia, a poca distanza dalle nostre coste, ha provocato la fuga verso l’Italia di profughi maghrebini, in particolare tunisini, e l’intensificarsi degli sbarchi sulle nostre coste di somali ed eritrei. E, conseguentemente, l’acuirsi per l’Italia del problema immigrazione. Quel problema che già esisteva e su cui, come si ricorderà, i governi erano intervenuti con le leggi Martelli, Turco-Napolitano e Bossi-Fini. Civitavecchia, a cominciare dal 5 aprile scorso, data dello sbarco del primo consistente gruppo di nordafricani, è stata investita direttamente del problema e chiamata a fare la sua parte.
L’amore verso il prossimo, lo spirito umanitario, il senso di solidarietà ci inducono, ovviamente, a non sottrarci al dovere di accoglienza peraltro richiamato anche dal vescovo. Non si sa però sino a quando si potrà operare in questo spirito di fronte al clima d’incertezza che avvolge l’esito di questa operazione e che rischia di far chiudere nell’egoismo anche la generosa e ospitale Civitavecchia.
In questa nostra città, che è ancora afflitta da una serie di difficoltà anche di natura economica legate all’alto tasso di disoccupazione e insidiata dalla malavita organizzata, occorre preliminarmente vigilare sui rapporti che si vanno instaurando all’interno del luogo d’accoglienza tra persone da tempo costrette all’inattività. Valutare i pericoli insiti nella convivenza forzata di individui molto diversi per origine, credenze ed abitudini, ad evitare che l’esperienza si tramuti, come è possibile, in un corso accelerato di avviamento al delinquere. Il prodigarsi dell’amministrazione comunale, di autorità sanitarie, di polizia di addetti alla protezione civile e del volontariato è apprezzabile, ma comporta non altro che costi, perché la mancanza di una prospettiva si fa sentire. Per cui, dopo rigorosi controlli, si proceda quanto prima alla concessione dei permessi di soggiorno provvisorio e allo smistamento verso le altre regioni e le altre nazioni dell‘Unione Europea. Che non possono assolutamente sottrarsi all’obbligo di offrire anch’esse accoglienza, di essere solidali di fronte a eventi eccezionali e di vasta portata come questa migrazione. Dal Vecchio Continente si pretende poi che si faccia protagonista, e gestisca, soprattutto con le nazioni delle coste settentrionali dell’Africa, a noi tanto vicine sia geograficamente che culturalmente, le problematiche della parte di mondo rimasta indietro nella corsa al progresso economico e sociale.

IL CONSIGLIO DIRETTIVO POLO CIVICO

martedì 12 aprile 2011

PORT AUTHORITY, consiglio per la terna?


Il Consiglio Comunale dell’8 u.s. che ha espresso la terna di nomi da sottoporre al Ministro Matteoli ai fini della nomina del Presidente dell’Autorità Portuale francamente non lo abbiamo capito. E per vari motivi.
Il primo è che a norma di legge l’indicazione dei nomi da sottoporre al ministro compete al sindaco e non al consiglio. Il secondo è che il sindaco l’indicazione l’aveva già data un mese prima in conferenza stampa, anche se non ha fatto seguire l’invio del nominativo al ministro. Il terzo è che ove ci si fosse voluto confrontare con la massima assise cittadina allora l’organo andava convocato prima, senza oltrepassare il limite dei trenta giorni indicato nella richiesta ministeriale. Il quarto è che se si vuole il confronto anche quando la legge non lo prescrive allora bisogna farlo nel modo più corretto possibile, lasciando esprimere a scrutinio segreto due nomi alla maggioranza e uno alla minoranza. Non può essere, infatti, che sia la maggioranza a scegliere il nome della minoranza, qualunque esso sia. Il quinto è che ancora una volta la nostra città ha dimostrato di non sapersi contenere usando la dovuta tempestività, unità e chiarezza di idee su cosa vuole e chi vuole per programmare e gestire il proprio sviluppo.
Che cosa invece ci saremmo aspettati?
1)Un confronto con il sindaco prima della conferenza stampa per condividere anche noi la scelta di Pasqualino Monti. 2) Fatta la conferenza stampa, e verificato il gradimento ampio e convinto che giungeva da più parti, l’invio tempestivo del nominativo al ministro. 3) che fosse proprio Moscherini a nome della città a sollecitare l’indicazione di Monti agli altri soggetti deputati ad esprimersi (comuni, province, camere di commercio) con un’azione visibile e percettibile, visto che l’azione del primo cittadino successiva alla conferenza stampa è parsa un po’ sotto tono. 4) Che il nome di Moscherini non comparisse nella terna, tanto più che l’interessato si dichiarava non in corsa per la carica. 5) Che dopo l’indicazione secca del sindaco anche il consiglio comunale avesse fatto esclusivamente il nome di Pasqualino Monti, perché la cosa avrebbe conferito più forza al candidato, alla città, al porto. Avrebbe dato più autorevolezza al candidato e impostato in termini di collaborazione, sin dall’inizio, il rapporto Città-Porto.
I commenti successivi alla seduta tenuta dal consiglio fanno poi riflettere sul livello, certamente incongruo, del dibattito politico cittadino. Si è arrivati all’assurdo di dire che Monti è un uomo di Moscherini, quando si sa che Monti è semplicemente persona preparata professionalmente come pochi, seria, capace ma soprattutto intelligente. E che quindi non appartiene ad altri che a sé stesso, anche se stringe legami a volte anche forti con altre persone legati alla condivisione di scelte di programmazione e di gestione.
Monti è stato indicato sino ad oggi da tutti i comuni, le province e le camere di commercio che si sono pronunciate: nove indicazioni su nove. In più ha avuto anche le indicazioni di tutti gli operatori portuali. In aggiunta, vive e lavora a Civitavecchia. Può rappresentare il massimo per noi.
C’è da pensare che chi è autore di affermazioni del genere che abbiamo riferito si aspetti che in luogo di Monti venga nominato un Pinco Pallino qualunque che proviene da fuori e che gestisce lo scalo alla stregua di come lo è stato in questi ultimi anni. Miglioriamoci, dunque, tiriamo fuori in circostanze importanti come queste quel senso di serietà e responsabilità che sempre ci dovrebbe contraddistinguere, specie quando è in ballo lo sviluppo del nostro territorio, e quindi il lavoro per i nostri giovani.
Lasciamo la terna nei nostri cassetti e tutti insieme chiediamo con forza che sia Monti il nuovo presidente dell’autorità portuale di Civitavecchia.

IL CONSIGLIO DIRETTIVO POLO CIVICO

sabato 9 aprile 2011

FARMER’S MARKET


Secondo Coldiretti la filiera che commercializza i prodotti della terra riserva appena il 20% del prezzo finale di tali derrate a coloro che li producono, per cui nel comparto agricolo i contadini costituiscono l’anello debole, il meno retribuito, il più esposto ai rischi e al logorìo del lavoro dei campi. Dove però esistono i Farmer’s Market il riequilibrio è evidente: da un lato i produttori guadagnano molto di più dalla loro attività, che risulta in tal modo remunerativa, dall’altro i consumatori se ne avvantaggiano: il loro risparmio può essere dell’ordine del 30%, a seguito della riduzione dei passaggi intermedi. Questo dato coincide con quello desunto da esperienze maturate a livello provinciale e regionale, ma anche sviluppatesi all’estero, in particolare in Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti. In sintesi, una famiglia può riuscire a risparmiare anche 2500 euro all’anno e avere a disposizione per una o due volte alla settimana (questa è di solito la frequenza del mercato) prodotto fresco e genuino a Km/0, proprio perché tale forma di vendita è effettuata da produttori del luogo o che operano nelle immediate vicinanze, a costi più bassi, soggetti al controllo della Provincia che tiene aggiornata la tabella dei prezzi cui gli agricoltori debbono attenersi.
La Provincia di Roma, attenta per vocazione oltre che per dovere istituzionale alle problematiche degli operatori del settore agricolo, attraverso i quali provvede a tutelare il prezioso patrimonio culturale che è legato alle tradizioni enogastronomiche, ha più volte inserito nei provvedimenti di rilancio dei distretti rurali ed agroalimentari i Farmer‘s Market, e sta svolgendo, anche a guida Zingaretti, un buon lavoro in materia.
Tempo addietro, fu ventilata la possibilità di autorizzare anche a Civitavecchia l’apertura di un Farmer’s Market che avrebbe potuto offrire nella massima trasparenza e affidabilità concreti vantaggi economici sia agli agricoltori che ai consumatori, contrastare la massificazione dei gusti, privilegiare la genuinità e la tradizione locale anche sotto l’aspetto del cibo. Sull’argomento si aprì un dibattito in consiglio comunale: tante aperture, il consenso del sindaco, alcune perplessità, poi più niente. L’assessore al commercio ritirò la delibera dicendo che voleva studiarla e rifletterci su. Una pausa di riflessione, che ancora continua. Ma, ad eccezione di questo movimento politico, neppure i partiti, inclini a scontrarsi su questioni di minor peso, hanno più parlato della cosa. Appoggiando la proposta avrebbero forse premiato, in tempi di economia “drogata,” quanti, operando nel settore primario, sono artefici di una produzione e non di una intermediazione. Invece, si sono trovati d’accordo sul divieto di apertura. Evidenziando, ancora una volta, una insanabile contraddizione con la politica promossa da Palazzo Valentini.
Si potrebbe pensare che la posizione contro il Farmer’s Market sia confezionata a tutela delle attività commerciali (e mercatali) presenti in città, ma la cosa è assolutamente non vera: è vero il contrario. Il risparmio dei cittadini si sarebbe riversato verso acquisti di altro tipo che avrebbero senz’altro favorito la nostra economia, mentre oggi questo mancato guadagno dei cittadini si riversa tutto nelle tasche di chi intermedia. Alla faccia della politica a favore dei cittadini. Ma quali ?
Crediamo invece che a stabilizzare il mercato, in luogo di iniziative adeguatamente controllate e certamente non invasive stiano provvedendo i tanti punti vendita di frutta e verdura che vediamo nascere nelle più diverse zone della città con una preoccupazione da parte nostra che è solo pari a quella che nutriamo per il moltiplicarsi dei vari Compro Oro, preoccupazione che vorremmo estendere alle altre forze politiche e sociali e alle istituzioni, talora inclini a lanciare allarmi ma restie ad effettuare interventi.

IL CONSIGLIO DIRETTIVO POLO CIVICO

martedì 5 aprile 2011

ITALCEMENTI, pericolo amianto?


L’Italcementi, che occupa tuttora circa sette ettari del centro urbano, sembra volere far parlare di sé anche dopo la sua dismissione.
L’insediamento del cementificio è stato molto importante, come tutti sanno, nella storia dello sviluppo industriale cittadino. L’avvio dell’attività a fine ottocento, poi il potenziamento, il cambio di proprietà, il collegamento teleferico coi Sassicari, l’innalzamento delle due ciminiere, il raccordo ferroviario con la Capranica - Orte, il decollo degli anni trenta. In seguito, la riparazione dei danni causati dalla guerra, il funzionamento a pieno regime negli anni della ricostruzione e in quelli del boom economico, peraltro caratterizzati dalle aspre lotte tra operai e proprietà: proteste, scioperi, occupazioni, sgomberi e serrate, interventi dei celerini, solidarietà di forze politiche e sociali verso i lavoratori.
E inoltre, come le generazioni della terza età ricorderanno, i candidi fiocchi di cemento che sparati dai fumaioli si spandevano sulla città, poi sostituiti da una polvere grigia forse conseguente all’invecchiamento subito dagli impianti. Che, non più rinnovati, portarono a una progressiva contrazione della produzione, più tardi trasferita altrove.
Un bilancio in chiaroscuro per Civitavecchia. La fabbrica, è vero, ha garantito nel tempo non pochi posti di lavoro e un reddito a molte famiglie alle quali ha pure fornito un alloggio; ha però procurato l’insorgenza della silicosi in molti operai, e il loro prematuro decesso. Ma quelli erano tempi in cui la coscienza ambientale e la sicurezza sui luoghi di lavoro muovevano i primi passi.
Ora, però, che i tempi sono cambiati anche sul fronte della salute e dell’ambiente , una grossa preoccupazione si è diffusa nella popolazione che assiste al transito di mezzi pesanti che – con discrezione - stanno svuotando dei rottami ferrosi la vecchia struttura in via di demolizione. Data la vetustà della fabbrica, che non è esagerato definire un esempio di archeologia industriale, non sarà che la rimozione riguarda anche l’amianto, materiale che un tempo veniva largamente impiegato in ogni genere di costruzioni ? E se sì, si opera in ottemperanza delle prescrizioni in materia?
Noi del POLO CIVICO non sappiamo se nel cementificio sia o meno contenuto dell’amianto, e se si stia o si debba provvedere alla relativa rimozione. Supponiamo che gli uffici preposti all’autorizzazione e al controllo delle operazioni di cui stiamo parlando stiano facendo la parte che loro compete a norma di legge.
Pensiamo, in ogni caso, che al Sindaco, massima autorità sanitaria a livello locale, competa di accertare quanto sta avvenendo e di rassicurare formalmente la popolazione che nell’abbattimento della antica fabbrica e nei lavori ad esso antecedenti e susseguenti non esistono né si configureranno estremi di pericolo per la salute e la sicurezza delle persone che sono dentro e fuori del cementificio.

IL CONSIGLIO DIRETTIVO POLO CIVICO

lunedì 4 aprile 2011

LA QUARTA S’ILLUMINA A LED


Si è concluso l’intervento di installazione di 6 punti luce con illuminazione a LED in Via di Torre Valdaliga.
E’ stato un lavoro alquanto complesso quello portato a termine dall’Assessorato alle Manutenzioni, guidato da Mauro Campidonico, in stretta collaborazione con Giuseppe Magro, consigliere di IV circoscrizione e coordinatore dei Lavori Pubblici nel detto organismo. Si è in presenza infatti di una innovazione tecnologica che Civitavecchia vede applicata per la prima volta sul suo territorio e attraverso la quale confida di ottenere una luminosità elevata, a consumi ridotti e con basse spese di manutenzione.
Vale la pena ricordare che la stessa installazione è stato realizzata a costi contenuti, grazie ad un finanziamento provinciale ottenuto dal consigliere Alvaro Balloni.
Questa nuova tecnologia, ora attuata in via sperimentale nel nostro territorio, contribuirà notevolmente al miglioramento della qualità della vita dei cittadini anche sotto l’aspetto della sicurezza, portando finalmente, ci si augura, un flusso di luce nuova.

Mauro Campidonico - Assessore alle Manutenzioni Ordinarie e Straordinarie

sabato 2 aprile 2011

LA GESTIONE DELL’ACQUA


Il 22 febbraio scorso questo movimento fece chiarezza sul modello organizzativo di Acea ATO2 - competente ad operare sul territorio della provincia di Roma- fornendo con un apposito comunicato i dati che di seguito riportiamo:
è una società per azioni il cui azionista di maggioranza è il Comune di Roma col 51; seguono la GDF Suez, Gaetano Caltagirone e il mercato.
Il presidente del Consiglio di amministrazione, pur essendo espressione di Acea, deve ricevere il gradimento della Provincia, che designa anche il Vice Presidente, mentre un componente è indicato dal Comune di Roma e un altro dai restanti Comuni della provincia. I rappresentanti degli enti locali sono espressione dei partiti. Gli altri quattro membri sono indicati da Acea.
La Conferenza dei sindaci programma gli investimenti e decide le tariffe, che hanno una articolazione unica nei comuni di ATO2. L’organismo è presieduto da Zingaretti, che come è noto è il presidente dell’ente Provincia di Roma. Bisogna anche tener presente che Acea ATO2 visto il notevole serbatoio di circa 4.000.000 di utenti potrebbe agevolmente effettuare i necessari investimenti sulla rete idrica di Civitavecchia semplicemente attivando dei mutui che graverebbero solo di 1€ all'anno sulla bolletta degli utenti. Inoltre assicurerebbero la necessaria efficienza e manutenzione al depuratore che allo stato attuale delle cose presenta delle insufficienze con un notevole miglioramento ambientale di tutta la costa.
Dalle informazioni sopra richiamate, che talora vengono ignorate quando si parla del problema dell’acqua, si ricava che nel caso affidassimo la gestione dell’idrico a questa azienda non si potrebbe certo parlare di privatizzazione dell’acqua. Un ingresso contrattato in un organismo di grosse dimensioni e bene attrezzato come ATO, qualora tuteli gli interessi del personale – non sappiamo se a questo punto siamo ancora in tempo - ci garantirebbe la risoluzione dei detti problemi.
E’ infatti chiaro che in città la gestione dell’acqua presenta le carenze che tutti conosciamo: precarietà dell’approvvigionamento, condizioni disastrose della rete di distribuzione, difficoltà di funzionamento dei depuratori, grossa quota di canoni non riscossi, elevato passivo di gestione che procura “sofferenze” al bilancio comunale.
Ci trova invece contrari l’affidamento di un servizio idrico di piccole dimensioni intercomunali a vere e proprie aziende private. E non perché siamo facili alla suggestione esercitata dai vuoti e facili slogan contro la privatizzazione dell’acqua, magari in funzone referendaria, ma perché la scelta va fatta tenendo sì conto dello stato attuale delle cose ma con l’attenzione a che venga introdotto un sicuro miglioramento. Che nel caso non pare possa essere assicurato.
E’ da tenere nella debita considerazione, infatti, che nella società in cui viviamo, il consumo dell’acqua è enormemente aumentato per i più diversi motivi. e assicurare che nel settore tutto funzioni a dovere, e senza sprechi, non è facile: diventa un’opera complessa. Occorrono sicure fonti di captazione, grossi investimenti e tecnologie evolute per assicurare la correttezza dei necessari processi su tutto il ciclo dell’acqua, i debiti controlli, un servizio che dia all’elemento liquido una purezza affidabile (per ora dobbiamo affidarci all’acqua in bottiglie) e la restituisca al mare assolutamente depurata. In altri termini, dobbiamo optare per un sistema che ci dia garanzie di economicità, efficienza e qualità, che eviti sia i carrozzoni pubblici che le speculazioni private.

IL CONSIGLIO DIRETTIVO POLO CIVICO