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martedì 19 aprile 2011

PER LA GOVERNABILITA’


Quando infuria la polemica politica e i partiti si dividono su ogni e qualsiasi problema strizzando l’occhio al cittadino elettore ci sembra di vivere immersi nell’assoluta ingovernabilità. Non sappiamo più distinguere il bene dal male, il giusto dall’ingiusto. E neppure come porre rimedio a un tale stato di cose.
A ben riflettere, tuttavia, i modi per conseguire la governabilità non mancano.
Il primo è quello di convincerci che se la nostra opzione è la democrazia, allora il cittadino è sovrano, e con l’esercizio del voto conferisce la propria fiducia ad una coalizione, e ai partiti e ai candidati che ne sono espressione. E li legittima ad esercitare il potere. Il riconoscimento pieno da parte di chi risulta minoritario è soltanto dovuto.
Quanto ai partiti, non si dividono in buoni e cattivi. Sono l’espressione – come anche le celebrazioni dell’unità d’Italia ci rammentano – di talune specificità storiche del nostro Paese. Sono portatori di interessi, di visioni e di valori diversi, tutti meritevoli di attenta considerazione, non certo di pregiudiziale ostilità. Declinano in modo diverso alcune esigenze di fondo degli italiani. Sono il nostro passato, le nostre idee, la nostra cultura, le nostre aspirazioni: spesso coerenti, qualche volta contraddittorie, ma che siamo tenuti in qualche modo a comporre. Se non altro per il rispetto che dobbiamo agli artefici dell’unità nazionale e tra questi ai nostri padri costituenti, che operando con criteri sensibilmente diversi dalla politica di oggi sono pervenuti a redigere la carta repubblicana.
E il punto nodale della governabilità che stenta ad affermarsi e su cui dobbiamo misurarci è proprio questo: anche noi, pur diversi gli uni dagli altri, possiamo limitare la portata dello scontro, trovare sempre punti in comune, magari ponendoci obiettivi condivisi sul fronte dell’occupazione e della cultura, che a tutti paiono d’importanza capitale, dare una lezione di vita, di sobrietà, di dedizione istituzionale. Persuasi che il buon funzionamento di un organismo pubblico altro non è che il risultato di tanti comportamenti corretti posti in essere da chi ne fa parte o lo gestisce nel sostanziale rispetto delle reciproche competenze.
Comportamenti che presuppongono la chiara visione degli interessi generali, che esigono che al centro dell’azione politica siano sempre i bisogni della gente.
Per contrastare le frequenti manifestazioni di faziosità e di odio non servono, ne siamo certi, gli appelli ad abbassare i toni, né le proposte di procedere ad una riscrittura delle regole o di instaurare una stagione pattizia. Serve piuttosto, ci sentiamo di dire, operare un approfondimento del senso del nostro essere italiani (nell’ambito della famiglia europea) del senso di appartenenza al luogo in cui siamo nati e operiamo che ci induca a un corretto confronto politico.
Serve concepire le forze politiche, come ci sforziamo di fare noi del POLO CIVICO, in modo più appropriato, come autentici punti d’incontro che coinvolgono persone diverse per estrazione sociale, esperienza e bagaglio culturale, come organismi che tutelano in modo più stringente gli interessi degli elettori e si rapportano tra loro in termini coerenti, positivi e dialoganti, per costruire comunque una sintesi a beneficio della comunità cittadina. Anche promuovendo un più accentuato sviluppo del senso civico e un più avvertibile recupero dell’identità cittadina.

IL CONSIGLIO DIRETTIVO POLO CIVICO

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