
Non si arresta il flusso di immigrati che arrivano dal nordafrica. I profondi sommovimenti del mondo arabo sfociati in violente proteste, disordini e rivolte contro i regimi locali, intesi ad ottenere forme di governo più democratiche e un miglioramento del tenore di vita, hanno talora prodotto il precipitoso esodo di abitanti dei paesi sconvolti da questi eventi. In particolare, il conflitto armato - ormai internazionalizzato – instauratosi in Libia, a poca distanza dalle nostre coste, ha provocato la fuga verso l’Italia di profughi maghrebini, in particolare tunisini, e l’intensificarsi degli sbarchi sulle nostre coste di somali ed eritrei. E, conseguentemente, l’acuirsi per l’Italia del problema immigrazione. Quel problema che già esisteva e su cui, come si ricorderà, i governi erano intervenuti con le leggi Martelli, Turco-Napolitano e Bossi-Fini. Civitavecchia, a cominciare dal 5 aprile scorso, data dello sbarco del primo consistente gruppo di nordafricani, è stata investita direttamente del problema e chiamata a fare la sua parte.
L’amore verso il prossimo, lo spirito umanitario, il senso di solidarietà ci inducono, ovviamente, a non sottrarci al dovere di accoglienza peraltro richiamato anche dal vescovo. Non si sa però sino a quando si potrà operare in questo spirito di fronte al clima d’incertezza che avvolge l’esito di questa operazione e che rischia di far chiudere nell’egoismo anche la generosa e ospitale Civitavecchia.
In questa nostra città, che è ancora afflitta da una serie di difficoltà anche di natura economica legate all’alto tasso di disoccupazione e insidiata dalla malavita organizzata, occorre preliminarmente vigilare sui rapporti che si vanno instaurando all’interno del luogo d’accoglienza tra persone da tempo costrette all’inattività. Valutare i pericoli insiti nella convivenza forzata di individui molto diversi per origine, credenze ed abitudini, ad evitare che l’esperienza si tramuti, come è possibile, in un corso accelerato di avviamento al delinquere. Il prodigarsi dell’amministrazione comunale, di autorità sanitarie, di polizia di addetti alla protezione civile e del volontariato è apprezzabile, ma comporta non altro che costi, perché la mancanza di una prospettiva si fa sentire. Per cui, dopo rigorosi controlli, si proceda quanto prima alla concessione dei permessi di soggiorno provvisorio e allo smistamento verso le altre regioni e le altre nazioni dell‘Unione Europea. Che non possono assolutamente sottrarsi all’obbligo di offrire anch’esse accoglienza, di essere solidali di fronte a eventi eccezionali e di vasta portata come questa migrazione. Dal Vecchio Continente si pretende poi che si faccia protagonista, e gestisca, soprattutto con le nazioni delle coste settentrionali dell’Africa, a noi tanto vicine sia geograficamente che culturalmente, le problematiche della parte di mondo rimasta indietro nella corsa al progresso economico e sociale.
IL CONSIGLIO DIRETTIVO POLO CIVICO
Nessun commento:
Posta un commento