Insieme per il "PROGETTO CIVITAVECCHIA" Ideare e Realizzare Oltre i Colori della Politica

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domenica 31 luglio 2011

POLITICA E CHIARIMENTI: REPETITA IUVANT


Così si diceva nel passato e siamo convinti che il ripetere determinati concetti è utile alla memoria di chi mostra interesse alla realtà che lo circonda, e a chi, nella valanga di informazioni a cui giornalmente è soggetto, riesce a fatica a distinguere quelle utili da quelle inutili. Questo lo diciamo perché lo riscontriamo nel confronto con i cittadini che incontriamo giornalmente e con loro discutiamo sulle possibili soluzioni atte a risolvere i problemi del territorio e ci si sente dire: “Ma tutto questo fatelo sapere”, e a quel punto emerge in tutta la sua dimensione la difficoltà che si incontra nel fare arrivare le notizie ai cittadini. Naturalmente quanto detto vale per chi ha la pazienza di confrontarsi e cercare soluzioni, ma è del tutto inutile con chi pensa che noi facciamo solo dei “pistolotti” ed ai quali fa piacere praticare la politica dello struzzo, incurante degli effetti negativi che ciò comporta e che anche lui dovrà subire.
Quello che qui invece vogliamo ripetere per l'ennesima volta è: né destra, né sinistra, ma incontro e confronto fra persone innamorate della città, che hanno già dimostrato capacità, onestà, senso del dovere oltre ad avere le idee chiare su cosa deve essere fatto per portare sviluppo, occupazione e crescita economica.
Una politica fatta di sterili contrapposizioni porterà inevitabilmente ad aggravare il deficit dal bilancio comunale e a svuotare sempre più le tasche dei cittadini. Chi ama solo fare distinzione e dare fiducia perché si è solo di destra o solo di sinistra e non valuta la capacità, l'onestà e il senso del dovere utili alla realizzazione dei progetti attesi dalla città, spesso privilegia chi coltiva solo il proprio orticello per essere rieletto e quando possibile approfitta del facile arricchimento. La conseguenza di questo è un progressivo allontanamento dei cittadini dal confronto e dalla politica, che pure essendo il succo della democrazia viene vista come la “cosa sporca” di cui sempre si parla, con la conseguenza che quando non la si esercita per gli amministrati ma per i propri scopi, quel concetto acquista sempre più credibilità. Questo deve essere contrastato nell'interesse di tutti. Quindi è necessario, seppur nella critica, un confronto costruttivo e senza pregiudizi ideologici, fondamentale per la crescita complessiva e al conseguente sviluppo del territorio. Chi fa diversamente persegue solo interessi di parte approfittando di tante persone ancora legate a schemi della politica del tutto anacronistici.

IL CONSIGLIO DIRETTIVO POLO CIVICO

martedì 26 luglio 2011

CIVITAVECCHIA, UNA ECONOMIA DA RAFFORZARE


Assistiamo a un susseguirsi di crisi aziendali, che investono sia il settore privato che quello pubblico, il commercio come l’assistenza. Che sono la logica conseguenza di una politica locale sempre più condizionata dalla demagogia e dalla speculazione, restia a darsi degli obiettivi di natura economica e a cogliere le opportunità che gli si offrono. Che fatica a gestire le risorse umane e finanziarie nell’ottica della selettività e convenienza, persino ora che si sono rarefatti i finanziamenti pubblici.
E’ uno stato di cose non nuovo nella nostra città, dove pure esistendo da sempre dei solidi presupposti per aspirare a uno sviluppo più pronunciato, non li si vuole convogliare nella direzione giusta.
Qualche correttivo al modo di affrontare le questioni di cui parliamo abbiamo cercato di introdurlo noi del POLO CIVICO che ci siamo sempre discostati dal criterio con cui larghi settori del mondo politico hanno sin qui affrontato le tematiche dei rifiuti e dell’acqua, trasformando due opportunità in due problemi irrisolvibili, fatti materia di scontro pseudo ideologico. Discutendo del primo con la logica del pericolo igienico–sanitario, che invece ne avrebbe tratto dei vantaggi, piuttosto che con quella della occasione di reddito e di lavoro. Facendo tracimare il secondo nel dilemma pubblico–privato. Con riferimenti al l’esito del referendum, che non c’entra proprio nulla.
E’ appena il caso di ricordare che un tale modo di impostare le due questioni, senza peraltro proporre alternative praticabili, non produce altro risultato che la condanna ad una gestione dei rifiuti sempre al limite del tracollo, a rappezzare condutture dell’acqua che perdono da tutte le parti e ad accontentarsi di una depurazione inadeguata che compromette la balneabilità del mare, e quindi il turismo. Ad affrontare spese anche forti per il bilancio comunale, senza cogliere risultati decisivi. In aggiunta, sulle dette disfunzioni, ad arte mantenute, si continuano ad imbastire speculazioni di parte
Ebbene, con le scelte da noi suggerite, a quest’ora, tra contributi riscossi e passivi evitati, avremmo potuto disporre già da ora di qualcosa come 20 milioni di euro annui da investire sul lavoro e sull’ambiente. Senza contare le attività di trasformazione dei rifiuti che avremmo potuto proficuamente avviare.
Invece non è stato così. I calcoli della contrapposizione preconcetta, per cui chi governa sostiene che tutto va bene e chi è minoranza che tutto va male, prevalgono ancora su ogni ragionevole considerazione. Per cui ad una ostentazione di sicurezza corrispondono proteste e manifestazioni contro, previsioni pessimistiche che creano un clima di sfiducia che scoraggia l’iniziativa privata. E ci troviamo ad assistere a queste ricorrenti crisi, dichiarate e latenti, senza effettive possibilità di porgere quegli aiuti che avremmo potuto dare, come già abbiamo detto, in una situazione finanziaria diversa.
Ora, è a tutti chiaro che non ci si può limitare a registrare questi arretramenti. E infatti, così come le forze sociali, nonostante le difficoltà che riscontrano nei loro rapporti, riescono per lo più a trovare dei punti d’intesa per affrontare le questioni di loro competenza, anche le forze politiche che hanno responsabilità ancora maggiori nei confronti della collettività, devono comunicare tra loro. E il tema privilegiato non può non essere quello del potenziamento dell’economia.
Non giova alla credibilità della politica mantenere tutto sul piano della contesa, con i partiti che si fanno guerra permanente e assegnano ai cittadini il compito di spettatori chiamati a tifare per una fazione o per l’altra. Ai cittadini bisogna restituire il ruolo di arbitri della situazione e la fiducia per un futuro migliore.

IL CONSIGLIO DIRETTIVO POLO CIVICO

sabato 23 luglio 2011

IL BIOPOLO DI ALLUMIERE


E’ molto strano che una iniziativa che riguarda la possibile delocalizzazione dei rifiuti della Capitale ad Allumiere, dopo essere stata oggetto per tanto tempo di accuse, polemiche e discussioni, non sia stata più sottoposta all’attenzione della pubblica opinione, e anzi su di essa sia sceso un silenzio di piombo proprio mentre essa si va concretizzando. Soltanto oggi si riprende l’argomento, e nei termini usuali. Una volta, a sinistra, si diceva che quando tutto tace qualcuno lavora.
Infatti è in circolazione il progetto di una società privata per la costruzione di un grande impianto per il trattamento della frazione organica dei rifiuti, il cosiddetto umido, da situarsi nel territorio di Allumiere, in prossimità della confluenza dell’autostrada Roma - Civitavecchia con la strada statale Aurelia (lo Spizzicatore?). Questo impianto, da quanto è scritto nel progetto, sarà funzionale al soddisfacimento delle esigenze della città di Roma, ove gli impianti sono notoriamente sottostimati. Si estenderà su un’area di 6 ettari, sarà destinato alla produzione di 26mila tonnellate di compost, 4 milioni di metri cubi di biogas, 18 mila tonnellate di fanghi organici. Con possibilità di raddoppio della capacità di trattamento, da quanto si evince dal progetto.
Alcune considerazioni s’impongono.
Fatti due conti facili facili, dalle cifre sopra riportate si desume che il rifiuto umido che perverrà alla struttura, nella fase iniziale sarà di almeno 55mila tonnellate all’anno.
E qui una domanda sorge spontanea: ma Allumiere produce a dir tanto 2000 tonnellate all’anno di organico, le altre 53mila occorrenti per il funzionamento e la copertura dei costi dell’impianto da dove dovranno provenire? E’ una domanda così facile da non richiedere il suggerimento della risposta. E ancora, quando per soddisfare il previsto incremento delle esigenze, a regime l’impianto potrà ricevere 150mila tonnellate di rifiuto organico, in questo secondo caso quale sarà la provenienza delle altre 148mila?
In questo progetto si parla di un consorzio già costituitosi, in cui il Comune di Allumiere è il referente istituzionale e socio.
Ma la popolazione ne è stata messa al corrente? E se sì, quale risposta ha dato?
Questo perché a lungo veniva sollecitata una grossa mobilitazione non solo degli abitanti del centro collinare ma dell’intero comprensorio, e tutti dicevano: “Non saremo la pattumiera di Roma! Scenderemo in piazza contro una tale eventualità !”. Poi la protesta si è afflosciata, anzi non è più volata una mosca. Forse qualche mosca volerà quando arriveranno le 150mila tonnellate di rifiuto organico, ossia quello che emette un così cattivo odore quando si solleva il coperchio delle pattumiere di casa.
Sia ben chiaro. Noi del POLO CIVICO siamo d’accordo sul merito dell’iniziativa, in quanto abbiamo sempre sostenuto che il problema dei rifiuti va affrontato avvalendoci dei mezzi che la tecnologia e la ricerca scientifica da tempo ci offrono, e che sono ormai di comune utilizzo. Dissentiamo nel metodo seguito, che non contempla un esame obiettivo a tutto tondo della situazione per l’assunzione di autonome trasparenti decisioni normativamente previste, ma estromette dalle decisioni quegli stessi cittadini chiamati a raccolta strumentalmente per stoppare iniziative analoghe prospettate da altri.
Facendo leva su atavici pregiudizi che assimilano automaticamente il rifiuto allo sporco, all’infetto e all’inquinante.

IL CONSIGLIO DIRETTIVO POLO CIVICO

venerdì 22 luglio 2011

INTERVENTI SULLA SICUREZZA STRADALE


Tutti ricorderanno la pericolosità della strada mediana nel tratto che costeggiando l’ex Scuola di Guerra immette su Via Terme di Traiano. Un lungo rettilineo che sembrava fatto apposta per invitare le auto e i motoveicoli ad accelerare l’andatura senza curarsi delle possibili conseguenze di un impatto veloce con la rotonda.
Ebbene, il monitoraggio effettuato dalla polizia municipale ha accertato che in questi ultimi cinque mesi, da quando cioè sono state adottate le opportune misure dissuasive, gli infortuni stradali in quel punto sono drasticamente diminuiti: da cinque ad uno. Quest’ultimo, per fortuna, anche di lieve entità.
Questo Assessorato ha operato un intervento tanto semplice quanto efficace: l’installazione di un limite di velocità e di un display rilevatore della velocità accompagnati da passaggi pedonali a barre rumorose, uno dei quali rilevato rispetto al piano stradale. E, a dimostrazione che lavorare alla soluzione dei problemi i suoi frutti li dà, la serie dei dispositivi impiantati ha suggerito alla stragrande maggioranza degli utenti della strada un’andatura decisamente più moderata.
Questa misura ben si affianca a quella ormai pressoché ultimata relativa alla sostituzione di tutti i semafori del Viale Baccelli con altrettante rotatorie. Che tramite la fluidificazione del traffico unisce ai benefici del minore inquinamento anche quello della maggiore sicurezza.

Mauro Campidonico - Assessore alle Manutenzioni Ordinarie e Straordinarie

mercoledì 20 luglio 2011

IL NOSTRO PLAUSO ALLE FORZE DELL’ORDINE


Bene hanno fatto i carabinieri della Compagnia di Civitavecchia ad intervenire con determinazione sulla carenza di ordine pubblico e sulle varie irregolarità presenti sul litorale in questa stagione.
L’azione di sabato scorso è stata, a quanto si apprende, addirittura capillare, stando al numero di militari impegnati e di persone sottoposte a controllo, ai reati e agli abusi rilevati, alle denunce presentate e alle sanzioni comminate, anche per detenzione illegale di armi e spaccio di droga.
L’intervento della Benemerita era stato preceduto, il giorno prima, da un’analoga operazione del Commissariato della Polizia di Stato, che aveva prodotto anch’esso concreti ed efficaci risultati sul fronte dell’ordine pubblico e su quello del rispetto delle regole igienico-sanitarie e degli orari da parte dei locali pubblici.
Sul nostro lungomare si era creata da tempo, complice la voglia di divertimento propria della stagione estiva, una situazione assolutamente fuori controllo. Varie erano le forme di intrattenimento che animavano la cosiddetta Movida; ma esse non si limitavano al festoso e vivace divertimento fatto del gioioso passeggio di singoli e di intere famiglie, di eccentricità di ogni genere dei giovani, di esibizioni degli artisti di strada, di feste, musica e balli sino all’alba. Vi si accompagnava il consumo di alcolici e il fumo, un fenomeno magari ristretto a pochi soggetti, ma pur sempre contagioso e molto preoccupante.
Ne scaturivano ogni tanto litigi, risse, aggressioni, che mettevano in pericolo l’incolumità delle persone e rendevano impraticabile la zona in determinate ore. Avvenimenti allarmanti, collegati con fatti malavitosi, per lo più legati all’uso e allo spaccio della droga.
Si era insomma creata una situazione veramente preoccupante.
Quanto ai gestori delle attività commerciali del lungomare, alcuni di essi erano stati condizionati dallo stato delle cose e dal comportamento scorretto di alcuni clienti, circa l’occupazione del suolo pubblico, la vendita di bevande alcoliche e gli sforamenti orari della musica. Sicuramente avvertivano una grossa difficoltà a gestire la loro attività secondo i canoni delle norme vigenti.
Tra i due fuochi - dei più smodati protagonisti delle serate e dei gestori dei commerci - si trovavano i residenti della zona, scippati del loro diritto alla tranquillità. I quali inutilmente facevano sentire la loro insoddisfazione per delle forme di intrattenimento eccessive, che sfociavano immancabilmente nelle situazioni descritte.
A fronte della loro giusta aspirazione a non essere prevaricati da forme di divertimento a ruota libera che tutti sappiamo procurano a chi le subisce sentimenti di fiera e comprensibile avversione si levavano purtroppo voci di sostanziale appoggio a un tale modo di impostare lo svolgimento delle predette iniziative Per cui, tutto si andava svolgendo nella più completa ignoranza delle esigenze del vivere civile, che vogliono che la libertà degli uni finisca laddove essa entri in conflitto con quella degli altri.
Sino a che non è sopraggiunto il provvidenziale, anche se dovuto, intervento delle forze dell’ordine, che ha fatto sentire questi cittadini, ne siamo certi, cittadini con pari diritto degli altri che compongono questa nostra comunità. Alla quale vogliamo assolutamente conservare quel livello di relativa sicurezza e vivibilità che tuttora fortunatamente possiede nonostante i molti pericoli che la insidiano.

IL CONSIGLIO DIRETTIVO POLO CIVICO

martedì 19 luglio 2011

AD ANTONIETTA, PIERLUIGI e “compagni”


Avremmo voluto evitare di rispondere a commenti che sono in realtà attacchi strumentali e tentativi di diffamazione che non riescono a celare la frustrazione per il vuoto della scelta politica di chi li esprime. Ma vista l’insistenza una risposta la concediamo.
1. Non ci sentiamo uguali agli altri e neppure siamo così presuntuosi da definirci migliori degli altri. Diciamo che siamo convinti di essere più vicini di tanti altri alle esigenze dei cittadini. Il tempo lo dimostrerà.
2. Non facciamo pistolotti, né chiediamo voti. Vi diciamo solo che cosa riteniamo sia utile fare per il futuro della città, non prima di avere attentamente studiato le questioni. Dopo di che è scontato che ciascuno può regolarsi come crede.
3. In fatto di assunzioni, poi, respingiamo al mittente tutte le accuse. Analizzi bene l’instancabile nostro accusatore, e si informi meglio. Poi parli. Sono state fatte numerose assunzioni nelle holding e nelle partecipate, eppure nessun nostro parente o amico si trova tra costoro. Se anche se ci fosse stato non vediamo quale poteva poi essere lo scandalo.
Inoltre, premesso che l’aspirazione al lavoro è tutt’altro che un peccato, se una persona anziché scegliere la strada della raccomandazione per entrare magari senza prove concorsuali nei settori lavorativi sopra citati si mette in gioco partecipando ad una preselezione (perché di questo al momento si tratta) per partecipare a un concorso pubblico non vediamo che cosa ci sia di riprovevole in ciò.
Non parliamo poi di Tirreno Power, dove nessuno di noi ha avuto un parente o un amico assunto. E’ bene informarsi prima di parlare, perché altrimenti si rischia una brutta figura e non solo.
In definitiva, siamo convinti di distinguerci dagli altri perché ci muoviamo senza lasciarci guidare dall’animosità e dal pregiudizio, perché proponiamo soluzioni idonee ad affrontare e risolvere i problemi della città, e ovviamente perché siamo coerenti nei nostri comportamenti.
Quale sia la nostra attività e quali le nostre attese per la città abbiamo il pregio di dirlo chiaramente. Poi si vedrà come fare per la loro attuazione. Circa le vostre accuse pregiudiziali e ostinate ci basta essere in grado di smentirle.
I nostri rappresentanti faranno il test antidroga del bulbo capillare proprio per un senso di correttezza e trasparenza nei riguardi dei cittadini, mentre voi continuate a denigrare senza costrutto né per voi né per la città. Noi continuiamo ad adoperarci per far sì che i cittadini anziché votare a scatola chiusa e per spirito di appartenenza abbiano tutti gli elementi necessari per giudicare, anche circa il nostro operato. Cosa, quest’ultima che non ci fa certo paura, anzi ci esalta.

IL CONSIGLIO DIRETTIVO POLO CIVICO

sabato 16 luglio 2011

DROGA E POLITICA, UN BINOMIO INACCETTABILE


Si ripropone di tanto in tanto la questione dell’uso della droga da parte di politici locali. Questa volta l’assuntore sarebbe un componente del massimo organo rappresentativo cittadino.
Appare ovvio che i consiglieri comunali, in forza della dimensione pubblica del loro mandato, sono tenuti a dare prova di comportamenti assolutamente virtuosi, e pertanto non possono essere neppure sfiorati dal sospetto di essere dediti alla droga. Una evenienza del genere contrasta con l’etica pubblica, tocca la coscienza e la dignità del cittadino e compromette il prestigio dell’intero Consiglio. Senza considerare i costi che comporta una tale condizione.
E poi, persone che si sono impegnate a interpretare al meglio le istanze dei cittadini e ad orientare le sollecitazioni da essi ricevute verso decisioni provviste di utilità sociale, che abbisognano quindi della massima lucidità per svolgere nel migliore dei modi la loro attività, non possono assolutamente versare in uno stato di dipendenza da sostanze stupefacenti. La tossicodipendenza influenza inevitabilmente non solo la loro azione ma anche l’attuazione e la formazione della politica amministrativa dell’organismo a cui appartengono.
Sono concetti che furono da noi già espressi l’anno scorso proprio nella massima assise cittadina e che trasferimmo in una mozione - approvata a maggioranza - con cui invitavamo i consiglieri a sottoporsi volontariamente ad un test antidroga serio e scientificamente valido, e a renderne pubblici i risultati. Ci fu chi dissentì, definendo l’iniziativa inutile e populistica, e nulla fece per dare un seguito a quanto approvato. Come Movimento politico tornammo sull’argomento all’inizio del corrente anno 2011.
Al punto in cui siamo il discredito viene procurato dai fatti di cui in premessa, se appena consideriamo la preoccupante situazione in cui vediamo precipitata la figura del politico al cospetto dell’intera città, che ci guarda e valuta la nostra capacità di reazione. Né è pensabile che una riflessione sulla diffusione del fenomeno della droga in città ad opera di un’assemblea che però non ne è indenne possa avere significato alcuno.
Per cui ci sentiamo di reiterare l’invito a suo tempo rivolto alla stessa Amministrazione comunale a farsi parte attiva nella soluzione del problema in esame (che screditando il massimo organo rappresentativo locale, la coinvolge comunque, a prescindere dalla militanza partitica del consigliere in questione) e ad assumere l’iniziativa di invitare la generalità dei consiglieri comunali a sottoporsi ad un test antidroga da essa prescelto, accollandosi le spese relative. Per ciò che ne sappiamo sarebbe assolutamente idoneo il test dei bulbi capillari, il cui costo, non è proprio trascurabile, ma è compensato da un’elevata attendibilità.
E riteniamo importante dare un esempio concreto in tale direzione. Preannunciamo Infatti che entro il corrente mese di luglio il consigliere Balloni e l’assessore Campidonico si sottoporranno al test del bulbo capillare. Accollandosi ciascuno la spesa di 500 euro.

IL CONSIGLIO DIRETTIVO POLO CIVICO

SUL NUOVO ASSETTO DI VIA DUCA DEGLI ABRUZZI


Voglio rispondere alle voci di consenso e di dissenso levatesi in ordine all’intervento operato su Via Duca degli Abruzzi.
Trattandosi di una strada centrale, e come tale molto praticata, tutti avranno costatato l’intralcio che creavano ai pedoni, specie alle mamme con le carrozzine e ai soggetti con difficoltà motorie, le autovetture in sosta che invadevano immancabilmente il marciapiede lato mare.
Ebbene, sostituendo il parcheggio a spina di pesce con altro parallelo al margine della strada abbiamo eliminato un ostacolo forse più fastidioso della classica barriera architettonica, e procurato un ampliamento della sede stradale.
In conseguenza di tanto, la via è oggi più agevolmente percorribile sia dai pedoni, su entrambi i marciapiedi, che dalle stesse automobili, nel solito senso di marcia.
Non mi sembra un risultato di poco conto, tanto più in quanto ottenuto a costo zero per il Comune, perché l’intervento è stato eseguito da un grande gruppo che gestisce servizi in concessione nella nostra città.
Non ignoro il sacrificio di qualche posto auto che ne è derivato, che però si inserisce nel capitolo più ampio della carenza di parcheggi, su cui ci riserviamo di intervenire successivamente.

MAURO CAMPIDONICO - Assessore alle Manutenzioni Ordinarie e Straordinarie

giovedì 14 luglio 2011

REALIZZAZIONE TRATTO FOGNARIO HORTI TRAIANEI


Lunedì 18 Luglio c.m. è programmato l’avvio dei lavori per la realizzazione di un tratto fognario di circa 200 metri in via Terme di Traiano che consentiranno il completamento della rete fognaria delle Terme Taurine (Horti Traianei) permettendo, in tal modo, l’allaccio alla fognatura comunale. Gli interventi di cui sopra potranno essere realizzati grazie ad un finanziamento regionale, co-finanziato dal Comune di Civitavecchia, che ammonta ad euro 150.000.
Quanto di cui sopra potrà essere realizzato grazie all’impegno ed alla sinergia che ha visto una fattiva collaborazione tra l’Assessorato alle Manutenzioni, che è riuscito a recuperare il finanziamento richiesto nell’anno 2003, e la Regione Lazio.

Mauro Campidonico – Assessore alle Manutenzioni Ordinarie e Straordinarie

martedì 12 luglio 2011

POLITICA: ANCHE I CAMBIAMENTI VANNO GESTITI


All’indomani di ogni tornata elettorale - e questa volta abbiamo avuto in aggiunta anche i referendum - tutte le forze politiche premiate dagli elettori dichiarano il loro fermo proposito di cambiamento, nonché la convinzione che per un recupero dell’autentico valore della politica occorrano uomini nuovi, idee nuove e linguaggi nuovi. Ebbene, sono anni ed anni che ascoltiamo propositi del genere ma mai ci è capitato di cogliere segnali di realizzazione di queste buone intenzioni, che dobbiamo ormai valutare alla stregua di piacevoli ritornelli.
Così vanno le cose all’interno delle formazioni politiche, così vanno in seno al Consiglio Comunale.
E d’altro canto, in questa Italia delle caste e delle corporazioni i cambiamenti vanno accortamente gestiti. Auspicabili, necessari, spesso indispensabili: costituiscono un alimento irrinunciabile del sistema democratico rappresentativo. Ma bisogna stare attenti a farli in meglio questi cambiamenti, e a non cadere dalla padella nella brace, perché se l’obiettivo del cambiamento non coinvolge appieno tutti i cittadini si rischia di ricavarne non benefici ma danni.
L’esperienza ci insegna che molto spesso i cambiamenti non hanno sortito l’effetto sperato, anzi il sistema scaturito dal genere di cambiamento introdotto è stato più pesante e inefficiente di quello che è stato abolito, e certo non meno costoso per la collettività. E ha prodotto un esito addirittura contrario a quello voluto.
Perché un risultato tanto deludente?
Perché molte volte, anzi troppo spesso – questa è almeno la nostra opinione - i cittadini arrivano al momento dell’espressione del voto senza svolgere una analisi attenta, seria e obiettiva dei programmi, che invece devono essere credibili, affidabili e praticabili. E soprattutto senza tenere presenti gli elementi che vanno tenuti presenti per giudicare nel bene e nel male le persone che si candidano a svolgere un servizio che è eminentemente di natura politico-amministrativa. Molto spesso, anzi troppo spesso, ci si fa guidare nella scelta dallo spirito di appartenenza e dall’impulso ideologico che suggeriscono soltanto una contrapposizione a prescindere. Perché a volte - confessiamolo - la polemica ci appaga più di un ragionamento calmo e obiettivo. Ci fa sentire più forti mentre un ragionamento calmo e obiettivo pone magari in discussione le nostre tesi e le nostre radicate convinzioni che rischiano di essere confutate. E questa è una evenienza che non tutti sono disposti ad accettare.
Quello delle votazioni dev’essere invece il momento decisivo, quello in cui si può dimostrare che si è stufi del clima rissoso di guerriglia permanente che caratterizza il confronto-scontro della politica. E’ il momento in cui ci è concesso di far emergere le persone dotate di apertura mentale, equilibrio, moderazione, capacità di ascolto e collaborazione unita a quella di assumere autonome decisioni, di rappresentare le istanze dei cittadini ma allo stesso tempo di orientare le scelte, tanto meglio se fornite di competenze generali o specifiche in campo amministrativo.
E’ con tale atteggiamento - che presuppone il ricorso al dialogo e la volontà di affermare un discorso di verità volto a promuovere la reciproca comprensione – che si mettono in moto quei cambiamenti capaci di sostenere la costruzione di un futuro migliore, carico non solo di prospettive ma anche di risultati che stiano lì a dimostrare che crescere si può e sperare in un futuro migliore pure. Che la politica può lasciare spazio, volendolo, persino all’utopia.
Purché si pongano in essere i comportamenti coerenti con tale impegnativo obiettivo.

IL CONSIGLIO DIRETTIVO POLO CIVICO

sabato 9 luglio 2011

VIA LE PROVINCIE, SARA’ COSA GIUSTA?


E’ entrato nel vivo il dibattito sull’abolizione delle Provincie, alimentato da alcuni partiti che premono in questa direzione convinti di ricavare da una decisione del genere un forte abbattimento dei costi della politica nel nostro Paese. Magari fosse così, almeno sapremmo tutti cosa fare per prepararci un futuro migliore. C’è poi il quotidiano IL TEMPO, che forse più interessato alla tiratura che al bene del Paese, ne sta facendo addirittura un suo cavallo di battaglia.
Ora, noi del POLO CIVICO non vorremmo apparire come quelli che si mettono ad ogni costo di traverso, ma non possiamo esimerci dal dire la nostra su un tema così importante proprio per il senso di responsabilità che avvertiamo nei confronti dei cittadini.
Abbiamo infatti letto cifre da capogiro sui costi delle Provincie che accreditano la convinzione – francamente inaccettabile da chi come noi conosce le problematiche provinciali - che aboliti questi enti intermedi venga meno anche la necessità della spesa relativa. Invece non è così: i costi citati non sono i cosiddetti “costi della politica”: sono spese, investimenti e gestioni che vanno comunque affrontati, a prescindere dall’esistenza o meno delle Provincie. Ecco allora l’aspetto demagogico della proposta. Si vuole un abbattimento dei costi della politica ? Leviamo di mezzo le Provincie. Anche se ne verrà un danno per i cittadini.
Attendiamo, comunque, e vogliamo sperare non inutilmente, un’attenta verifica dei costi reali per sapere quali siano i costi reali di detti enti locali. E chi ha ragione.
Ma vale la pena di parlare anche dell’aspetto strumentale della proposta. Abbiamo motivi sufficienti per ritenere che il dibattito sia stato suscitato ad arte per evitare di parlare dei problemi veri che affliggono il Paese sotto il profilo dei costi, della gestione e dei guasti della spesa pubblica, ai quali non si riesce a porre rimedio. Scusate se ci permettiamo di dirlo ma se l’intendimento è la riduzione delle spese, la lente d’ingrandimento ve semmai posta sulle Regioni, le cui competenze spaziano dalla sanità ai rifiuti e ai trasporti. E siamo convinti che se su questi compiti tanto gravosi ci fosse un autentico decentramento in capo alle Provincie - che possono vantare uno sperimentato livello di efficienza acquisito in circa un secolo e mezzo di vita nazionale, in moltissimi casi ci sarebbe un netto miglioramento della situazione.
Qualche altro aspetto investe le convenienze – non confessabili – della politica partitica. E’ chiaro che un consigliere regionale il cui costo è dieci o quindici volte maggiore di quello di un suo collega provinciale - che alla fine del mese costa in media poco più di mille euro e che a fine mandato non avrà un vitalizio - può devolvere al partito una bella fetta dell’indennità percepita. Per un partito si tratta di due introiti diversi, l’uno di gran lunga preferibile all’altro. Per non parlare poi dell’entità degli investimenti e di tutto ciò che a livello regionale c’è da gestire. Ed allora tutto appare più chiaro.
Si tralascia, naturalmente, di spiegare come saranno affrontati i problemi di area vasta. Come ci potranno essere i miglioramenti attesi nell’edilizia scolastica delle scuole superiori, nelle strade provinciali, sull’ampio fronte del sociale e della cultura attualmente validamente affrontati dalle Provincie. Si omette di ricordare quali difficoltà ha creato alle Provincie, anche a quelle che possono vantare un bilancio sano, l’applicazione del Patti di Stabilità. Né si dice che fine farà il personale, e come si risparmierà su questo se non con altri tagli e con altra disoccupazione.
Potremmo aggiungere dell’altro. Ma quando un dibattito nasce viziato e privo di quella obiettività ed onestà intellettuale necessaria è inutile parlare. Ciò serve solo se ci sono orecchie pronte ad ascoltare e bocche a farsi sentire. Perché qui veramente non c’è di mezzo solo il futuro del Paese ma quel poco di buono che oggi viene offerto ai cittadini. Con tutti i problemi del caso, ma che non dipendono certo dalle Provincie.

IL CONSIGLIO DIRETTIVO POLO CIVICO

martedì 5 luglio 2011

PARLIAMO ANCORA DI LAVORO, MA CONCRETAMENTE


A Civitavecchia la carenza di lavoro continua ad essere il problema dei problemi. L’attenzione dedicatagli non è proporzionata all’importanza che l’argomento riveste nella vita individuale e sociale. E’ soprattutto in occasione di crisi aziendali che si mettono a fuoco alcune questioni come l’incidenza della disoccupazione, la diffusione del precariato, le difficili condizioni, la scarsa qualità e la bassa remunerazione di una parte del lavoro che c’è. Si invoca allora il diritto al lavoro, richiamando il dettato della carta costituzionale; non si promuovono però le condizioni che rendano possibile l’effettivo esercizio di tale diritto impegnando in questa specifica direttiva d’azione le istituzioni pubbliche e le articolazioni territoriali dello Stato. Vittimizzazione e rivendicazionismo: i due poli delle considerazioni.
Ebbene, sul chi e come può fare cosa, noi proponiamo alcuni punti di attenzione.
Il primo è un forte invito a quanti occupano posti di responsabilità a maturare una maggiore consapevolezza dei benefici procurati dall’attività lavorativa, che per l’individuo significano dignità, appagamento di inclinazioni e ambizioni personali, libertà di azione, indipendenza di giudizio, affrancamento dalle clientele; per la collettività incremento complessivo del reddito, promozione sociale, dinamismo, coesione, calo delle tensioni e delle richieste di assistenza. Per ricavarne le ragioni di una spinta ad aumentare i posti di lavoro superando le difficoltà che si frappongono all’acquisizione degli investimenti occorrenti.
Ma, ed è questo il secondo punto di attenzione, in questa congiuntura economica è inutile invocare maggiori investimenti pubblici: bisogna reperire quelli privati, che potrebbero avere una importanza risolutiva. Purché vengano attratti, condizione di non poco conto.
Sappiamo infatti che i capitali si dirigono laddove minori sono i rischi. Cioè dove esistono i presupposti per svolgere attività imprenditoriale, quali certezza sui tempi realizzativi delle opere, costi in linea coi progetti, rimuneratività sicura della gestione. E perciò anche alta produttività, corrette relazioni sindacali, adeguate infrastrutture sia di comunicazione che di supporto alle industrie, processi di modernizzazione in atto, rapporti con i mercati emergenti, incentivazioni e facilitazioni burocratiche, assenza di fibrillazioni politiche.
Così, ed ecco il terzo punto, il discorso scivola sul ruolo della politica nell’economia: un ruolo forte e spesso decisivo. E’ questo il motivo per cui come movimento politico torniamo a sostenere l’urgenza di superare le forti contrapposizioni in atto e di trovare una convergenza di fondo sulle scelte di natura economica. Di unirci nel perseguire alcuni obiettivi comuni, il primo dei quali deve essere, secondo il nostro punto di vista, la creazione di nuovi posti di lavoro. Non possiamo permetterci una politica bloccata, fatta di veti, sabotaggi e pregiudizi ideologici che sfociano in scontri violenti, insulti, invettive e manifestazioni di odio nei confronti di chi non la pensa come noi.
Se abbiamo a cuore la soluzione del problema disoccupazione dobbiamo bandire comportamenti che - da qualsiasi parte vengano - risultano comunque inaccettabili, perché sottintendono il disconoscimento dell’avversario politico, il rifiuto dei principi dell’alternanza e dell’economia di mercato, lo scorretto rapporto tra maggioranza e minoranza, l’eccesso di difesa delle proprie tesi, la chiusura al dubbio e all’ascolto delle ragioni degli altri, la sottovalutazione dell’interesse generale.

IL CONSIGLIO DIRETTIVO POLO CIVICO

sabato 2 luglio 2011

ACQUA: PER FRANCO, PIERLUIGI E CHI LA PENSA COME LORO


Cari amici che esprimete il vostro dissenso sull’acqua. C’è un proverbio che dice”non c’è più sordo di chi non vuol sentire”. E riteniamo che esso ben si addica a voi, che continuate a non voler capire, e a parlare a sproposito di cose che conoscete solo superficialmente. Almeno stando a quanto emerge dai vostri comunicati.
Rispondiamo.
Innanzi tutto il POLO CIVICO non vuole nessuna privatizzazione, vuole il trasferimento della gestione dell’acqua ad ATO2, come il Comune è sollecitato a fare da più parti, da ultimo dallo stesso Ministero dell’Ambiente. L’esito del referendum non ha nulla a che vedere con ciò, e pensarlo significa essere completamente fuori strada.
Acea ATO 2 dispone nel 2011 di più di 100 milioni di euro da investire per interventi sulla rete idrica dei comuni della provincia, per cui l’onere dell’adeguamento delle nostre condutture non ricade sulle spalle dei 4 milioni di utenti né tantomeno su quelle dei civitavecchiesi. Non è poi soltanto il nostro comune ma anche gli altri con esso consorziati a non avere i capitali necessari per affrontare lavori tanto dispendiosi.
La tariffa applicata è di ambito, unica cioè per tutti i comuni aderenti. Quella vigente è di 1 euro a MC, che applicata alla nostra realtà, ad esempio alla fascia massima di 160 metri cubi, comporta un canone annuo di 200/210 euro, tasse comprese. Se questa è la realtà, allora chi è che ha “interessi” in materia? Voi che volete restare inspiegabilmente in questa condizione o noi che vogliamo dare ai cittadini acqua garantita, qualità garantita, risparmio sull’acquisto di acqua minerale, ad una tariffa che non è elevata come alcuni sostengono. Tutti possono accertarsene andando sul sito di Acea ATO 2. E’ poi ben strano che ad essere guardato con sospetto sia proprio l’atteggiamento di un movimento come il nostro che da sempre si dichiara, e coerentemente opera, per il rispetto delle regole.
E ancora. Ognuno è libero di fare le scelte che vuole, usando però un po’ di umiltà. Non è dato lasciarsi andare ad affermazioni assolutamente gratuite, senza preoccuparsi di cercare la soluzione del problema, ma anzi facendo trasparire la voglia di conservarlo. Politici di differenti colori si sono avvicendati in questi anni al Comune, però il problema dell’acqua è rimasto. Allora, per favore, muoviamoci con senso di responsabilità e prendiamo le decisioni che tutelino il solo interesse apprezzabile, che è quello di dare ai cittadini il servizio che meritano.
Per quanto riguarda poi le elezioni e la ricerca dei voti, sappiano i nostri interlocutori che noi non pratichiamo la commercializzazione della politica. Siamo tra quelli che sostengono i progetti che ritengono utili o necessari per la crescita della città. La politica della caccia al voto ha generato distorsioni inammissibili e il permanere di grossi problemi irrisolti, uno dei quali è appunto quello dell’acqua. Noi vogliamo procedere con onestà e coraggio sulla via dell’innovazione e dello sviluppo, come la nostra natura di riformisti (e non di conservatori) ci suggerisce, mettendo la parola fine ad una situazione deficitaria che sottrae risorse allo sviluppo, al sociale, alla cultura e all’ambiente. Potremo anche non essere capiti nell’immediato, ma siamo convinti che a lungo andare la città ci darà ragione perché i fatti saranno dalla nostra parte.

IL CONSIGLIO DIRETTIVO POLO CIVICO