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sabato 23 luglio 2011

IL BIOPOLO DI ALLUMIERE


E’ molto strano che una iniziativa che riguarda la possibile delocalizzazione dei rifiuti della Capitale ad Allumiere, dopo essere stata oggetto per tanto tempo di accuse, polemiche e discussioni, non sia stata più sottoposta all’attenzione della pubblica opinione, e anzi su di essa sia sceso un silenzio di piombo proprio mentre essa si va concretizzando. Soltanto oggi si riprende l’argomento, e nei termini usuali. Una volta, a sinistra, si diceva che quando tutto tace qualcuno lavora.
Infatti è in circolazione il progetto di una società privata per la costruzione di un grande impianto per il trattamento della frazione organica dei rifiuti, il cosiddetto umido, da situarsi nel territorio di Allumiere, in prossimità della confluenza dell’autostrada Roma - Civitavecchia con la strada statale Aurelia (lo Spizzicatore?). Questo impianto, da quanto è scritto nel progetto, sarà funzionale al soddisfacimento delle esigenze della città di Roma, ove gli impianti sono notoriamente sottostimati. Si estenderà su un’area di 6 ettari, sarà destinato alla produzione di 26mila tonnellate di compost, 4 milioni di metri cubi di biogas, 18 mila tonnellate di fanghi organici. Con possibilità di raddoppio della capacità di trattamento, da quanto si evince dal progetto.
Alcune considerazioni s’impongono.
Fatti due conti facili facili, dalle cifre sopra riportate si desume che il rifiuto umido che perverrà alla struttura, nella fase iniziale sarà di almeno 55mila tonnellate all’anno.
E qui una domanda sorge spontanea: ma Allumiere produce a dir tanto 2000 tonnellate all’anno di organico, le altre 53mila occorrenti per il funzionamento e la copertura dei costi dell’impianto da dove dovranno provenire? E’ una domanda così facile da non richiedere il suggerimento della risposta. E ancora, quando per soddisfare il previsto incremento delle esigenze, a regime l’impianto potrà ricevere 150mila tonnellate di rifiuto organico, in questo secondo caso quale sarà la provenienza delle altre 148mila?
In questo progetto si parla di un consorzio già costituitosi, in cui il Comune di Allumiere è il referente istituzionale e socio.
Ma la popolazione ne è stata messa al corrente? E se sì, quale risposta ha dato?
Questo perché a lungo veniva sollecitata una grossa mobilitazione non solo degli abitanti del centro collinare ma dell’intero comprensorio, e tutti dicevano: “Non saremo la pattumiera di Roma! Scenderemo in piazza contro una tale eventualità !”. Poi la protesta si è afflosciata, anzi non è più volata una mosca. Forse qualche mosca volerà quando arriveranno le 150mila tonnellate di rifiuto organico, ossia quello che emette un così cattivo odore quando si solleva il coperchio delle pattumiere di casa.
Sia ben chiaro. Noi del POLO CIVICO siamo d’accordo sul merito dell’iniziativa, in quanto abbiamo sempre sostenuto che il problema dei rifiuti va affrontato avvalendoci dei mezzi che la tecnologia e la ricerca scientifica da tempo ci offrono, e che sono ormai di comune utilizzo. Dissentiamo nel metodo seguito, che non contempla un esame obiettivo a tutto tondo della situazione per l’assunzione di autonome trasparenti decisioni normativamente previste, ma estromette dalle decisioni quegli stessi cittadini chiamati a raccolta strumentalmente per stoppare iniziative analoghe prospettate da altri.
Facendo leva su atavici pregiudizi che assimilano automaticamente il rifiuto allo sporco, all’infetto e all’inquinante.

IL CONSIGLIO DIRETTIVO POLO CIVICO

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