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martedì 26 luglio 2011

CIVITAVECCHIA, UNA ECONOMIA DA RAFFORZARE


Assistiamo a un susseguirsi di crisi aziendali, che investono sia il settore privato che quello pubblico, il commercio come l’assistenza. Che sono la logica conseguenza di una politica locale sempre più condizionata dalla demagogia e dalla speculazione, restia a darsi degli obiettivi di natura economica e a cogliere le opportunità che gli si offrono. Che fatica a gestire le risorse umane e finanziarie nell’ottica della selettività e convenienza, persino ora che si sono rarefatti i finanziamenti pubblici.
E’ uno stato di cose non nuovo nella nostra città, dove pure esistendo da sempre dei solidi presupposti per aspirare a uno sviluppo più pronunciato, non li si vuole convogliare nella direzione giusta.
Qualche correttivo al modo di affrontare le questioni di cui parliamo abbiamo cercato di introdurlo noi del POLO CIVICO che ci siamo sempre discostati dal criterio con cui larghi settori del mondo politico hanno sin qui affrontato le tematiche dei rifiuti e dell’acqua, trasformando due opportunità in due problemi irrisolvibili, fatti materia di scontro pseudo ideologico. Discutendo del primo con la logica del pericolo igienico–sanitario, che invece ne avrebbe tratto dei vantaggi, piuttosto che con quella della occasione di reddito e di lavoro. Facendo tracimare il secondo nel dilemma pubblico–privato. Con riferimenti al l’esito del referendum, che non c’entra proprio nulla.
E’ appena il caso di ricordare che un tale modo di impostare le due questioni, senza peraltro proporre alternative praticabili, non produce altro risultato che la condanna ad una gestione dei rifiuti sempre al limite del tracollo, a rappezzare condutture dell’acqua che perdono da tutte le parti e ad accontentarsi di una depurazione inadeguata che compromette la balneabilità del mare, e quindi il turismo. Ad affrontare spese anche forti per il bilancio comunale, senza cogliere risultati decisivi. In aggiunta, sulle dette disfunzioni, ad arte mantenute, si continuano ad imbastire speculazioni di parte
Ebbene, con le scelte da noi suggerite, a quest’ora, tra contributi riscossi e passivi evitati, avremmo potuto disporre già da ora di qualcosa come 20 milioni di euro annui da investire sul lavoro e sull’ambiente. Senza contare le attività di trasformazione dei rifiuti che avremmo potuto proficuamente avviare.
Invece non è stato così. I calcoli della contrapposizione preconcetta, per cui chi governa sostiene che tutto va bene e chi è minoranza che tutto va male, prevalgono ancora su ogni ragionevole considerazione. Per cui ad una ostentazione di sicurezza corrispondono proteste e manifestazioni contro, previsioni pessimistiche che creano un clima di sfiducia che scoraggia l’iniziativa privata. E ci troviamo ad assistere a queste ricorrenti crisi, dichiarate e latenti, senza effettive possibilità di porgere quegli aiuti che avremmo potuto dare, come già abbiamo detto, in una situazione finanziaria diversa.
Ora, è a tutti chiaro che non ci si può limitare a registrare questi arretramenti. E infatti, così come le forze sociali, nonostante le difficoltà che riscontrano nei loro rapporti, riescono per lo più a trovare dei punti d’intesa per affrontare le questioni di loro competenza, anche le forze politiche che hanno responsabilità ancora maggiori nei confronti della collettività, devono comunicare tra loro. E il tema privilegiato non può non essere quello del potenziamento dell’economia.
Non giova alla credibilità della politica mantenere tutto sul piano della contesa, con i partiti che si fanno guerra permanente e assegnano ai cittadini il compito di spettatori chiamati a tifare per una fazione o per l’altra. Ai cittadini bisogna restituire il ruolo di arbitri della situazione e la fiducia per un futuro migliore.

IL CONSIGLIO DIRETTIVO POLO CIVICO

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