
Il 22 febbraio scorso questo movimento fece chiarezza sul modello organizzativo di Acea ATO2 - competente ad operare sul territorio della provincia di Roma- fornendo con un apposito comunicato i dati che di seguito riportiamo:
è una società per azioni il cui azionista di maggioranza è il Comune di Roma col 51; seguono la GDF Suez, Gaetano Caltagirone e il mercato.
Il presidente del Consiglio di amministrazione, pur essendo espressione di Acea, deve ricevere il gradimento della Provincia, che designa anche il Vice Presidente, mentre un componente è indicato dal Comune di Roma e un altro dai restanti Comuni della provincia. I rappresentanti degli enti locali sono espressione dei partiti. Gli altri quattro membri sono indicati da Acea.
La Conferenza dei sindaci programma gli investimenti e decide le tariffe, che hanno una articolazione unica nei comuni di ATO2. L’organismo è presieduto da Zingaretti, che come è noto è il presidente dell’ente Provincia di Roma. Bisogna anche tener presente che Acea ATO2 visto il notevole serbatoio di circa 4.000.000 di utenti potrebbe agevolmente effettuare i necessari investimenti sulla rete idrica di Civitavecchia semplicemente attivando dei mutui che graverebbero solo di 1€ all'anno sulla bolletta degli utenti. Inoltre assicurerebbero la necessaria efficienza e manutenzione al depuratore che allo stato attuale delle cose presenta delle insufficienze con un notevole miglioramento ambientale di tutta la costa.
Dalle informazioni sopra richiamate, che talora vengono ignorate quando si parla del problema dell’acqua, si ricava che nel caso affidassimo la gestione dell’idrico a questa azienda non si potrebbe certo parlare di privatizzazione dell’acqua. Un ingresso contrattato in un organismo di grosse dimensioni e bene attrezzato come ATO, qualora tuteli gli interessi del personale – non sappiamo se a questo punto siamo ancora in tempo - ci garantirebbe la risoluzione dei detti problemi.
E’ infatti chiaro che in città la gestione dell’acqua presenta le carenze che tutti conosciamo: precarietà dell’approvvigionamento, condizioni disastrose della rete di distribuzione, difficoltà di funzionamento dei depuratori, grossa quota di canoni non riscossi, elevato passivo di gestione che procura “sofferenze” al bilancio comunale.
Ci trova invece contrari l’affidamento di un servizio idrico di piccole dimensioni intercomunali a vere e proprie aziende private. E non perché siamo facili alla suggestione esercitata dai vuoti e facili slogan contro la privatizzazione dell’acqua, magari in funzone referendaria, ma perché la scelta va fatta tenendo sì conto dello stato attuale delle cose ma con l’attenzione a che venga introdotto un sicuro miglioramento. Che nel caso non pare possa essere assicurato.
E’ da tenere nella debita considerazione, infatti, che nella società in cui viviamo, il consumo dell’acqua è enormemente aumentato per i più diversi motivi. e assicurare che nel settore tutto funzioni a dovere, e senza sprechi, non è facile: diventa un’opera complessa. Occorrono sicure fonti di captazione, grossi investimenti e tecnologie evolute per assicurare la correttezza dei necessari processi su tutto il ciclo dell’acqua, i debiti controlli, un servizio che dia all’elemento liquido una purezza affidabile (per ora dobbiamo affidarci all’acqua in bottiglie) e la restituisca al mare assolutamente depurata. In altri termini, dobbiamo optare per un sistema che ci dia garanzie di economicità, efficienza e qualità, che eviti sia i carrozzoni pubblici che le speculazioni private.
IL CONSIGLIO DIRETTIVO POLO CIVICO
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