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giovedì 31 marzo 2011

Idv, UNA CRITICA “IMPERTINENTE”


Un modo di argomentare ironico e diffamatorio, il chiodo fisso dell’antiberlusconismo che degrada nell’ antimoscherinismo. Ci aspettavamo qualcosa di meglio, un’ analisi approfondita e obiettiva, un confronto su ciò che veramente abbiamo fatto rilevare. E inoltre, non solo accuse, ma anche proposte. Ma dobbiamo replicare restando nella dimensione della critica che ci viene rivolta.
Sia detto a beneficio di chi legge, che i comunicati di natura politica e/o sociologica che vengono affidati agli organi di stampa perché vengano divulgati non possono esimersi dal contenere degli autentici ragionamenti. I quali, per ciò che ci risulta, sono processi guidati dalla logica, nei quali si parte da una premessa per giungere ad una conclusione, e in cui, tramite una concatenazione di argomenti, si perviene alla dimostrazione di una tesi. Se contengono critiche, le stesse non possono non essere circostanziate.
Ora, per entrare nel merito della discussione che ci interessa, noi abbiamo ripreso, nel nostro ultimo comunicato, una tesi che sosteniamo da molto tempo: troppo spesso ci si ammanta dell’appartenenza alla destra o alla sinistra ma poi si opera in difformità dall’impostazione ideale di quei partiti. Col risultato che, nonostante l’alternarsi ai diversi livelli istituzionali di esponenti di entrambi gli orientamenti, quella politica a tutela dei veri interessi e delle vere aspirazioni della collettività, reclamata a gran voce dagli elettori, non viene attuata. Per cui, abbiamo affermato, è meglio operare in un movimento che come il POLO CIVICO ci lascia liberi di valutare le situazioni e di individuare le soluzioni più opportune senza i vincoli posti da schemi ideologici abusati. Proprio come anni addietro si conteneva Di Pietro.
L’IDV locale, che ci preferirebbe, in conseguenza, fuori dei giochi politici, ci chiede ragione della nostra diversa collocazione al Comune e alla Provincia, anticipando un giudizio di trasversalismo. Noi rispondiamo con estrema facilità all’obiezione che assolutamente non ci imbarazza, ma facciamo presente di avervi già risposto una miriade di volte sugli organi d’informazione (che forse l’estensore della nota non ha letto) sin dalla nascita del nostro movimento, ricorrendo ad un ragionamento strutturato nel modo che segue.
Una premessa, che ha riguardato la situazione specifica della nostra città, affetta da tanti e irrisolti problemi e resa ingovernabile dalle beghe dei partiti, forière delle ripetute crisi delle giunte comunali e dei ricorrenti commissariamenti prefettizi. Tanto da rendere indispensabile, per risollevare le sorti della città, che si ritrovino i motivi della comune appartenenza e si trasferiscano anche sul versante delle decisioni politiche. Una conclusione: corre l’obbligo a chiunque, a qualsiasi livello istituzionale rappresenti Civitavecchia, di apprendere la lezione delle cose, superare gli “steccati” ideologici per raggiungere un’intesa con gli appartenenti alle altre forze politiche lavorando alla costruzione di un programma comune che rispecchi le esigenze dei cittadini. Noi ci siamo contenuti, sia a Civitavecchia che a Roma, secondo quanto propugnavamo, guardando cioè alle cose che era conveniente fare insieme agli altri e non agli interessi di parte e di schieramento. Tutti ricorderanno poi come le larghe intese cittadine non contenevano preclusioni a sinistra, e che il mancato coinvolgimento è dipeso dal fatto che la sinistra, a cagione di un’acritica e preconcetta visione della politica, non ha voluto farsi coinvolgere, né ha saputo opporsi costruttivamente. Pagandone ovviamente il prezzo.
E il perché di questo esito lo si intuisce dal tenore del comunicato del nostro interlocutore. Che non smentisce la mentalità che sopravvive in alcuni esponenti di una certa sinistra, che si caratterizza per una visione catastrofica della realtà, per il dogmatismo e per la negazione totale dei meriti dell’avversario politico.

IL CONSIGLIO DIRETTIVO POLO CIVICO

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