
In questi giorni continua ad essere all’ordine del giorno il comportamento degli immigrati, specialmente di quelli che la città ospita alla De Carolis.
L’accattonaggio da loro praticato all’ingresso dei centri commerciali, al mercato, per le strade, unito al rovistaggio dell’immondizia nei cassonetti sta sollevando una serie di proteste, tutte sicuramente comprensibili, che stimolano un’attenta e approfondita riflessione, anche critica e incalzante, sul fenomeno e sulle cause che lo hanno prodotto, con l’obiettivo di contribuire a individuare la soluzione o le soluzioni più idonee a risolvere il problema. Nell’interesse nostro e degli stessi immigrati.
E’ chiaro che bisognerebbe essere dotati di una spiccato spirito di carità per non avvertire un moto di fastidio di fronte alle pressanti richieste di elemosine, così come alla vista di persone che frugano continuamente nei cassonetti abbandonando all’aperto mucchi di rifiuti maleodoranti. Ma perché ciò avviene? Perché fenomeni del genere, non rilevati per alcuni mesi, sono poi esplosi tutti insieme? Perché chi ha autorizzato/accettato la venuta di questi immigrati non parla e non offre soluzioni? Perché si lascia che l’unico rimedio sia una qualche forma d’ispezione che tra l’altro lascia il tempo che trova? Perché non si danno risposte e chiarimenti alle lamentele di queste persone? Non si troverà mai la giusta soluzione se non si affronta il problema in profondità e in tutta la sua dimensione.
Il vitto, per esempio, visto che a quanto dicono gli interessati sarebbe inadatto o insufficiente a soddisfare le loro diversificate necessità, può garantire le esigenze minime dei soggetti, tra l’altro di giovane età, che vivono nella struttura? Le condizioni igieniche come sono? Un minimo di disinfestazione è stata fatta? Perché molti immigrati anche di questo si lamentano, e fanno capire di chiedere soldi oltre che per mangiare anche per difendersi dalle zanzare. Ora, per carità, non pretendiamo che chi è stato accolto nella De Carolis venga trattato in guanti bianchi. Il punto è un altro: quando si ospitano delle persone bisogna sapere a che cosa si va incontro nel bene e nel male. Una città ospitale non si misura da come riesce a speculare su certe circostanze ma da come riesce ad affrontarle, a gestirle, a tenerle sotto controllo. Non basta dire “ospitiamo” 600 immigrati; dobbiamo dire come, e conseguentemente pretendere da loro lo stesso rispetto ed attenzione che noi abbiamo avuto nei loro confronti. S’impone una verifica e un monitoraggio continuo di ciò che avviene all’interno del centro, istituendo, se occorre, una commissione permanente ad hoc, che esamini un po’ tutto: vitto, condizioni igienico-sanitarie, manutenzioni e relativi costi in itinere, in quanto le verifiche disposte una volta tanto non bastano ad eliminare i problemi, che molto spesso neanche sono percepiti. Se si riesce a capire come in effetti funziona il complesso che ospita queste persone, quanto c’è di vero in quello che riferiscono, probabilmente - a quel punto – c’è da esserne sicuri, ci avviciniamo a trovare una soluzione pari alle aspettative, idonea anche a modificare in meglio i comportamenti degli immigrati nei confronti della città. Altrimenti hai voglia a fare foto e a protestare: il fenomeno non solo continuerà a manifestarsi ma probabilmente si aggraverà . E questo crediamo che nessuno lo voglia. Quindi, avanti con coraggio e senza tentennamenti in questa direzione e vedrete che la soluzione arriverà.
IL CONSIGLIO DIRETTIVO POLO CIVICO
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