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sabato 24 settembre 2011

CENTRO DE CAROLIS, UN PROBLEMA DA RISOLVERE


Che all’ex caserma De Carolis le cose non andassero più bene lo si era capito. Noi le nostre perplessità le avevamo esternate nella nota dell’11 settembre u.s. L’accattonaggio, il rovistaggio nei cassonetti, le lamentele degli stessi ospiti del centro sulle condizioni igienico-sanitarie e il vitto, tutti fenomeni mai evidenziatisi nei mesi precedenti, confermavano il fatto che qualcosa non girava nel verso giusto.
A fronte del manifestarsi del problema, le inopportune reticenze di chi è preposto alla gestione della struttura e le resistenze poste all’ingresso dei giornalisti non sono servite a nulla: hanno sortito l’effetto di accrescere la voglia di sapere qualcosa di più circa le condizioni di vita di questi immigrati, sono suonate come l’implicita ammissione che qualcosa voleva essere sottaciuto alla pubblica opinione. Meglio sarebbe stato, a nostro avviso, rendere partecipi tutti del problema, e affrontarlo con decisione e con spirito di solidarietà. Alla fine, è venuto fuori con forza quello determinante, il sovraffollamento, in quanto una struttura idonea ad ospitare 300 persone - il limite numerico che all’inizio era stato concordato - ha finito per accoglierne il doppio. Generando una serie di problemi, dalla depurazione delle acque al sistema fognario, alla comprensibile difficoltà di convivenza. Certo non vogliamo caricare di un maggior peso la croce che sta sulle spalle di chi avendo responsabilità nella gestione della struttura si trova fra l’incudine e il martello. E neppure si poteva pretendere che operasse il miracolo della divisione dei pani e dei pesci, anche se una maggior chiarezza sarebbe stata sicuramente auspicabile. E la nostra città,nonostante l’esplodere del fenomeno,ha dimostrato uno spiccato senso di responsabilità, distinguendosi da altre realtà urbane che hanno rifiutato categoricamente l’accoglienza agli immigrati chiudendosi a riccio.
Ma la disponibilità della comunità cittadina non può essere travisata. L’accordo fatto inizialmente con la Regione Lazio prevedeva infatti una temporanea permanenza di questa moltitudine di persone, che accolte nel centro dovevano essere poi smistate verso destinazioni che offrissero loro opportunità di lavoro. La De Carolis sembra invece essersi trasformata, di fatto, in un Centro di accoglienza permanente. Questa città non può permettersi con la sua traballante economia la presenza di centinaia di persone in cerca di lavoro, che finirebbero con probabilità nelle maglie della criminalità o di quel caporalato che già spadroneggia in alcune zone della Penisola. L’Amministrazione comunale deve essere in grado di ospitare queste persone nella maniera più decorosa: per farlo deve ottenere che non si superi mai il numero dei 300 persone, che devono fermarsi il tempo strettamente necessario per gli adempimenti connessi al trasferimento in luoghi più congeniali. Deve pretendere l’assegnazione di risorse adeguate, la messa in sicurezza della Braccianese nel tratto fra la città e il Centro De Carolis, visto il transito che si è creato su questa strada. A tal fine crediamo opportuno che i 300.000 euro, che la Regione ha deciso di devolvere alla città a titolo di riparazione per il disagio che le ha imposto, siano destinati proprio alla soluzione di quest’ultimo problema, per creare cioè lungo la menzionata direttiva quella urbanizzazione che tuttora manca, che comprenda fognature, marciapiedi, illuminazione e quant’altro. Intervento questo di immediata necessità, che si può integrare con il rogetto della Provincia di Roma rivolto alla messa in sicurezza di tutta la Provinciale, sede stradale e guard-rail. Civitavecchia, con la sua millenaria tradizione di accoglienza e profonda umanità, non si tirerà indietro (l’integrazione di tanti rumeni lo comprova), a patto che non si creino condizioni di instabilità e insicurezza che potrebbero causare episodi di xenofobia, come le odierne cronache ci mostrano. Ciò che da parte di tutti va evitato.

IL CONSIGLIO DIRETTIVO POLO CIVICO

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