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domenica 1 maggio 2011

1° MAGGIO, IN TROPPI SENZA LAVORO


Esiste oggi una categoria di persone che occorre considerare la più emarginata in assoluto: quella dei disoccupati. Siano essi giovani o meno giovani, le loro condizioni di vita sono semplicemente inaccettabili. Civitavecchia, così profondamente colpita dalla disoccupazione, comprende appieno il senso di frustrazione e di fragilità di coloro che non hanno, o più non hanno, un lavoro. E i loro sentimenti di delusione, di vergogna e di inferiorità. A causa della loro condizione, i disoccupati nulla possono contro l’Italia delle caste e dei privilegi, in cui alle misere paghe dei lavoratori corrispondono gli emolumenti spesso esagerati delle alte cariche e dei boiardi dello Stato, le indennità, le liquidazioni
e i vitalizi generosi dei parlamentari, gli incassi sostanziosi delle holding dei patronati sindacali.
Una situazione tacitamente accettata dagli stessi fautori della giustizia retributiva e sociale. Perciò, non c’è modo migliore per la comunità locale di celebrare degnamente il 1° maggio che compenetrarsi nell’enorme problema, e mettere
a punto il proprio progetto di politica economica, precisare il trend di crescita che vuole imprimere alla (tuttora) debole economia cittadina al fine di creare nuove opportunità di lavoro. È la città, che dall’esame della quantità e qualità delle risorse (sia umane che naturali) di cui dispone, dalla capacità di organizzarle e sfruttarle nell’attività produttiva, dal contesto istituzionale in cui è capace di inserirle, deve far scaturire le varie misure da adottare. Però, per intraprendere
un’operazione di così vasta portata, come ad esempio promette di essere il progetto sulla piattaforma logistica, considerati i molti prevedibili ostacoli, ci domandiamo se basterà che soltanto l’amministrazione comunale, le imprese e le rispettive rappresentanze sindacali convergano sull’insieme di obiettivi condivisi. Non occorrerà, ci domandiamo, per dare maggiore incisività all’iniziativa, acquisire anche il contributo convinto e fattivo dell’intero mondo politico e delle varie
associazioni di settore? Noi pensiamo di sì, che sia opportuno allargare ulteriormente il fronte dei consensi. Se si raggiunge questa sintonia, e sarebbe
il caso che ciò avvenisse, allora molto si può fare, e da subito, per eliminare le carenze di fondo del settore imprenditoriale. Si può, ad esempio, intervenire sul controllo e la gestione dei sistemi di produzione.. Si possono incentivare le attività che si collocano a monte (ricerca, progettazione, ingegnerizzazione), a valle (marketing, pubblicità, distribuzione), oppure si affi ancano (amministrazione, organizzazione, gestione delle risorse umane, ecc.) alla produzione. Si possono vagliare senza allarmismi i processi di trasformazione delle imprese in una pluralità di centri che svolgono singoli segmenti di attività collegati tra di loro al fi ne di introdurre un ambiente più competitivo che consente di distribuire i rischi e innestare un potente meccanismo di socializzazione e d’incremento delle conoscenze. Si possono sorreggere le attività di piccola dimensione, la cosiddetta microimprenditorialità, che occupa la gran parte degli addetti all’industria. Si può rendere più incisiva la formazione, insistendo su una più diffusa acquisizione delle competenze di base, orientare le relazioni industriali sui binari della reciproca correttezza e della riduzione della confl ittualità. E’ possibile approfondire la vigilanza sull’agibilità degli ambienti di lavoro (no mobbing) e sulla loro sicurezza sotto il profilo della salute. Si può continuare a vigilare sulle fasi di costruzione delle infrastrutture di collegamento e le relative connessioni.

IL CONSIGLIO DIRETTIVO POLO CIVICO

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