
E' notizia dell’ultima ora quella che Moscherini, scaduti i termini per ricorrere al TAR contro la sospensione dei lavori sul lungomare - e qui sorprende la disattenzione e l’incapacità dello staff del primo cittadino - si è deciso a percorrere la strada del ricorso straordinario al Capo dello Stato.
Se fosse accolto, come noi auspichiamo, un superamento del fermo sarebbe ancora possibile, e per due ordini di motivi.
Perché dall’utilizzo di tale rimedio giurisdizionale verrebbe la conferma che il sindaco non ha agito in dispregio della legge ma nella convinzione che nella fattispecie non servisse l’autorizzazione paesaggistica. I suoi avversari politici, d’altro canto, avallando una soluzione che comunque investe la giustizia amministrativa, avrebbero la possibilità di dimostrare la buona fede della loro opposizione, che non poteva certo escludere il valore di un simile pronunciamento.
Seguendo concordemente questa via per risolvere un caso che va ogni giorno complicandosi tra le forti contrapposizioni di natura politica si annullerebbero le istanze sul tappeto. Per cui, v’è chi, intransigente, chiede lo smantellamento dell’opera, costi quel che costi, e chi guarda a una soluzione concordata ma probabilmente laboriosa tra gli enti competenti.
Per quanto ci riguarda, ribadiamo che esiste un principio ispiratore della nostra azione che è quello di adoperarci per il perseguimento degli interessi collettivi, per il benessere sociale, materiale e spirituale di tutta la cittadinanza, che vogliamo applicare anche nella circostanza.
Secondo il nostro convincimento, a Civitavecchia stiamo ancora scontando le conseguenze dell’adozione di un criterio di giudizio inerente al governo della comunità locale palesemente improduttivo. Si va dalla confusione tra essenziale e accessorio, che induce a collocare gli avvenimenti tutti indistintamente sullo stesso piano, all’estremizzazione di ogni fatto, alla scarsa attenzione a quelle che possono essere le leve per il superamento dei limiti e delle contraddizioni attuali. E il dibattito apertosi sulla Marina è un classico esempio di un certo modo di reagire a quanto accade, dell’incapacità di inquadrare le opere pubbliche che si vanno realizzando in un contesto più ampio e pertinente. E invece, se vogliamo contribuire a migliorare la gestione della cosa pubblica, come sicuramente tutti intendiamo fare, dobbiamo ragionare sugli elementi che costituiscono la chiave di volta di tale problema, e cioè la sua dimensione politica, economica e culturale.
La prima dimensione deve spingerci ad alimentare il dialogo intrapartitico e interpartitico, e tra pubbliche amministrazioni anche di diverso livello. E in questo quadro incentivare la reciproca comprensione della diversità di opinione.
Per quanto attiene alla dimensione economica, dobbiamo centrare l’obiettivo di togliere la città e il suo porto dal relativo isolamento in cui si trovano per l’inadeguatezza delle infrastrutture stradali e ferroviarie, e l’assenza di quelle aeroportuali, al fine di agevolare l’attuazione dei grandi progetti internazionali e dei grandi corridoi intermodali che si stanno varando, sforzandoci di amministrare al meglio il territorio comunale e comprensoriale. E qui è chiara l’importanza di avere una città accogliente di cui il lungomare rappresenta l’aspetto più attraente.
Circa la terza dimensione, che si correla intimamente alle precedenti, dobbiamo valorizzare appieno il nostro patrimonio ambientale e culturale, ma soprattutto prendere in considerazione la cultura, la conoscenza e l’esperienza veicolate dal capitale uomo. E a tal fine è essenziale nel sistema ente locale lo stile di comando e la logica dei sistemi amministrativi.
Per cui, il buon esito del ricorso al Capo dello Stato può aiutarci a raggiungere uno degli obiettivi strategici più importanti della città.
IL CONSIGLIO DIRETTIVO POLO CIVICO
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