In un territorio dalle dimensioni tanto ridotte come è quello del Comune di Civitavecchia non è indifferente che un’area verde di circa 40 ettari venga impiantata in una zona piuttosto che in un’altra. Ecco perché sull’ubicazione del cosiddetto Bosco Enel - che l’azienda è tenuta a realizzare a titolo di compensazione ambientale per avere operato la riconversione a carbone di TVN - si è sviluppato in questi giorni un così ampio dibattito. E mentre alcuni insistono perché venga realizzato laddove è previsto, e cioè a ridosso della centrale, altri propendono per una scelta più meditata, intesa ad individuare un sito che dia migliori risposte in termini di risanamento e riequilibrio ambientale. Anche perché non ci nascondiamo che un parco di adeguata ampiezza e concezione è un po’ “ l’oggetto del desiderio ” di tutti i civitavecchiesi considerato il deludente aspetto dei parchi che ora abbiamo. Si confrontano due punti di vista egualmente rispettabili su cui i cittadini sono chiamati a maturare una loro propria opinione. Per quanto ci riguarda vogliamo preliminarmente evidenziare come l’intervento di cui si parla associ finalmente al fine compensatorio la creazione di altre strutture non più circoscritte alla mera produzione di energia, come il centro informativo, l’eliporto, la scuola di management, il centro congressi e la foresteria.
Circa l’ubicazione di questo bosco è però da obiettare che la scelta di farlo crescere ai piedi dell’enorme ciminiera della centrale termoelettrica e a confine con la linea ferroviaria non contribuisce certo a valorizzare l’architettura del verde. E ancora, la sua vicinanza alla zona industriale e la lontananza invece dal centro abitato sono elementi che ne ostacolano la fruizione da parte dei cittadini, possibile all’atto pratico solo con l’utilizzo di mezzi propri.
Noi vedremmo con favore un suo impianto nel fosso di Zampa d’Agnello che sfrutti l’area di rispetto e il percorso che a monte si addentra sino al punto di congiunzione con altri fossi e coi terreni dell’Associazione Agraria. Questa vasta area vedrebbe così arricchito il suo valore naturalistico, storico e archeologico, e si avvarrebbe dei percorsi di trekking da tempo realizzati dalla stessa Associazione Agraria e che andrebbero semplicemente ripresi e riattivati. La zona, come tutti possono convenire, è piuttosto vicina al centro urbano, e si sviluppa in perfetta continuità col parco dell’Uliveto, con cui andrebbe a costituire un’unica ampia e interessante zona verde, facilmente raggiungibile anche a piedi. La pendenza delle scarpate potrebbe essere facilmente attenuata: ridotta a gradoni costituenti un adattamento degli attuali camminamenti. Interventi del genere la renderebbero percorribile anche dagli anziani e dalle famiglie con figli in tenera età. Le ricadute sulla qualità della vita, sull’ossigenazione dell’aria e sul conseguente contrasto all’inquinamento sarebbero davvero notevoli e di diretta incidenza sulla popolazione.
In un caso del genere saremmo in presenza di una logica di risanamento dell’ambiente davvero ineccepibile, che d’altro canto sarebbe sicuramente presente anche qualora una parte del bosco fosse impiantata nell’ampia area antistante l’ospedale civile, dove da decenni si favoleggia della creazione di un grande parco urbano.
Insomma non è che solo per paura di non veder realizzato il progetto in tempi brevi ci si debba necessariamente incaponire in una scelta che potrebbe pacificamente essere rivista. Meglio aspettare quel tanto che basta per adottare la soluzione ottimale.
IL CONSIGLIO DIRETTIVO POLO CIVICO
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