E’ soltanto in ossequio ad una vecchia consuetudine che continuiamo a chiamare parchi alcune delle maggiori aree verdi cittadine, dal momento che tutti sappiamo come il termine andrebbe riservato a qualcosa di più significativo dai punti di vista architettonico e naturalistico.
Ci sembra invece quanto mai positivo che a Civitavecchia si produca finalmente una riflessione su parchi urbani, giardini pubblici e zone verdi che vada oltre l’interesse per l’agibilità, la sicurezza, l’igiene, la potatura e il taglio delle erbe. Non ci sembra però appropriato continuare a trasferire su tale specifico aspetto della realtà urbana il dilemma pubblico/privato, ignorando i chiarimenti offerti dall’assessore al ramo. Anche se non è da sottovalutare la proposta di Sanzolini intesa a privilegiare, a parità di condizioni, l’affidamento in gestione alle associazioni ambientaliste e - vorremmo aggiungere per quanto ci riguarda - di procurare il coinvolgimento di esperti del settore, anziani e guardie zoofile, per assicurare la cura e la preventiva dissuasione dal vandalismo. Il dibattito deve essere in ogni caso assolutamente pacato, e va corretto e integrato focalizzando l’attenzione sui requisiti irrinunciabili dei parchi.
Noi, che siamo convinti assertori e interpreti del ruolo del verde in ambito cittadino pur non essendo esperti in materia, pensiamo a soluzioni sensate che si possono desumere proprio dando ascolto a ciò che il cittadino utente cerca al momento in cui si rifugia nel parco: un ambiente vario e naturale che gli assicuri o restituisca tranquillità, sicurezza, armonia, svago. Aspetti che nei parchi della nostra città può trovare solo in parte, compromessi come sono dalla trascuratezza, dall’insipienza generalizzata e dalla insignificante estensione. Colpa anche della carenza di risorse finanziarie che ci impedisce di realizzare qualcosa di diverso e di alternativo anche quando siamo in grado di presentare le relative proposte.
Siamo convinti, e vorremmo estendere la nostra convinzione ai lettori, che non è più tempo di offrire a cittadini degli impianti che si presentano all’evidenza di una consistenza assolutamente residuale, provvisti a mala pena dei soliti alberi, vialetti, panchine e giochi. Occorrono strutture “importanti”, ampie, costruite secondo un nesso logico compositivo che le renda anche belle o per lo meno gradevoli e varie. Caratterizzate da essenze che diano sì ombra e ossigeno, ma non solo, in quanto provviste di fioriture così calibrate nell'arco dell'anno da chiazzare di colori le aree prescelte, e da creare un ambiente che appaghi la vista e disponga l'animo alla serenità.
E il fiore deve essere introdotto o rinforzato sia nelle zone tenute a prato sia negli elementi verticali, in queste ultime con la piantumazione di rampicanti e arbusti idonei. Occorrono parchi finalizzati a pochi ma ben individuati utilizzi. E’ in ogni caso indispensabile conferire un minimo di discontinuità e riservatezza all’area occupata dal parco marcandone la recinzione con una serie ininterrotta di siepi. Un’attenzione particolare va rivolta all’assetto da conferire a due preziose aree verdi neppure troppo periferiche, quelle del Bricchetto (area della Stazione) e di via Veneto (fosso Scarpatosta).
IL CONSIGLIO DIRETTIVO POLO CIVICO
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