
E’ da circa trent’anni che nella nostra Italia, la maggioranza delle persone fa continuamente i conti con una crisi economica che di volta in volta ha cambiato nome: congiuntura, recessione, crisi economica.
Le soluzioni che nel tempo, di volta in volta, sono state trovate hanno avuto sempre lo stesso risultato: un aumento del debito pubblico, e un assottigliamento del potere d’acquisto.
La prima cura che venne messa in atto, ai tempi della scala mobile, lo strumento giudicato perverso perché aumentava l’inflazione, dato che recuperava automaticamente la perdita di potere d’acquisto dei
salari, fu il famoso taglio dei quattro punti di scala mobile, cura ritenuta risolutrice tanto che fu anche confermata da un referendum popolare. Si passò in seguito, senza referendum, ma con l’accodo generale alla completa eliminazione della scala mobile sicuri che la cosa fosse definitiva. Le medicine non fecero effetto; eminenti economisti e classe politica tutta constatò che in Italia il costo del lavoro era troppo alto e che per questo i nostri prodotti non reggevano la concorrenza.
Per abbassare il costo del lavoro si diede la stura all’immigrazione pressoché senza regole, aprendo le frontiere a chi a casa propria mangiava solo nei giorni pari, qui gli si dava la possibilità di mangiare una
volta al giorno e per il resto dovevano improvvisare soluzioni di fortuna. Funzionò la cosa? Per niente. D’altronde in un sistema democratico è insopportabile che vi siano lavoratori assistiti e altri abbandonati. Era necessario regolamentare il lavoro o, a dire il vero, liberalizzare o meglio togliere tutte quelle regole che garantivano una vita decente e la prospettiva di un futuro a tanta gente e quindi vennero le leggi sul lavoro tramite le quali sicuramente le nostre industrie avrebbero prodotto beni di consumo a prezzi concorrenziali. Funzionò? Per carità! Bisognava fare le riforme: la sanità, le ferrovie, le comunicazioni; bisognava diminuire le tasse a chi produceva i beni e rischiava i propri capitali: ha funzionato? No! Oggi siamo in piena crisi economica e stanno adocchiando quei quattro soldi di risparmi che la gente “a tozzi e bocconi” ha messo da parte per i tempi difficili, che sembra proprio siano arrivati, da come parlano del fatto che se la Nazione ha un elevato debito pubblico il risparmio delle famiglie è considerevole, e da come lo dicono sembra proprio che si debba garantire il primo con il secondo. Adesso per ovviare alla crisi dobbiamo bloccare salari, pensioni, contratti di lavoro (che gli ultimi aumenti contrattuali andrebbero bene per le noccioline). Ma da trent’anni ad oggi tutte le cure, per risanare la nostra economia, da chi sono state sopportate? A chi sono state somministrate? Se ci è consentito, con molta timidezza, vorremmo dire alla classe operaia, la quale oggi, è noto, non esiste più, ma esiste sempre quella grande maggioranza di persone che ha pagato, paga e pagherà la crisi con stipendi da 700 euro a 1.500 euro: e come li vogliamo chiamare? Io suggerirei il popolo dell’astensione vista l’abitudine a stringere la cinghia e la vendetta nell’astenersi dal voto. E la casta? Quelli sono intoccabili; guai a nominarli, anzi cambiamo il titolo.
Il Consiglio Direttivo – Polo Civico
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