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martedì 28 giugno 2011

INGRESSO IN ACEA ATO 2: UN PASSO CHE S'HA DA FARE


Quanto compare sulla stampa in merito ai riflessi del passaggio ad ATO 2 non pare accettabile per i toni decisamente allarmistici e merita comunque di essere commentato.
Innanzi tutto sgombriamo il campo dagli equivoci: gli impianti idrici, acquedotti compresi, non sono cedibili: ciò che può essere affidata ad altri soggètti è la gestione del servizio. Nel momento che sarà operativo anche da noi ATO 2, avrà il compito di far funzionare acquedotti, fognature e depuratori.
Quando ci si interroga su chi metterà i capitali necessari per rifare quel “colabrodo” di rete idrica cittadina, ora che in ATO 2 entriamo non per scelta contrattata ma per ingiunzione del Garante dei Servizi, la risposta si può trovarla proprio considerando che l’impegno a investire 30 milioni di euro sulla rete idrica cittadina sarebbe stato già acquisito se questa Amministrazione non si fosse attardata nell’architettura delle Holding ma si fosse semplicemente attenuta alle prescrizioni della legge vigente in materia di servizio idrico, ossia la Legge Galli del '94, e se una parte del Consiglio Comunale non avesse fatto una strumentale e sterile opposizione all'ingresso della nostra città in ATO2.
Il quale, occorre sottolinearlo per entrare nel merito della tariffa, è un consorzio che per ora comprende 80 Comuni della provincia di Roma con circa 4 milioni di utenti, ove a decidere la tariffa è la Conferenza dei Sindaci dei comuni consorziati di cui è Presidente Zingaretti (PD), lo stesso che presiede l’Ente Provincia di Roma. In questo organismo non si stabilisce una tariffa differenziata Comune per Comune, ma una tariffa unica per tutti i 4 milioni di utenti. Ed è proprio per questo che l'investimento sulla rete idrica di Civitavecchia ad opera di ATO2 è possibile: lo è in quanto non viene pagato unicamente dai civitavecchiesi ma spalmato sui componenti del consorzio, cioè su 4 milioni di utenti.
Per quanto riguarda il costo a metro cubo dell'acqua a Civitavecchia – che attualmente è fornita in gran parte dall’Acea - che però non ha in carico la gestione della rete idrica - quando viene detto che la tariffa è la più bassa della Regione (il che tra l’altro non è vero) non vengono considerati i costi che ricadono sul bilancio e che ammontano a diversi milioni di euro, né quelli dovuti alla scarsa qualità dell’acqua che ci costringe all’acquisto di acqua minerale, né quelli dovuti alla dispersioni. Sono costi che non compaiono in tariffa ma che pesano sui bilanci dei concittadini. I civitavecchiesi pagano attualmente tutta l'acqua che si disperde dalla vetusta rete idrica e che non arriva mai alle loro case, perché Acea, come gli altri fornitori, presenta il conto sull'acqua in uscita dai propri invasi che va divisa per i metri cubi che i contatori delle varie utenze segnano e che gli addetti rilevano. Così nasce la tariffa, comprensiva di manutenzione e quant'altro, ma che, non includendo il passivo che provoca sul bilancio, non è poi quella reale.
Restare in questa situazione vuol dire anche avere un servizio scadente, con zone in cui l'acqua arriva a singhiozzo, con una potabilità che desta diffidenza. In ATO2 la potabilità sarebbe garantita e il risparmio per le famiglie già coprirebbe il costo di un semestre di erogazione del servizio. I miglioramenti colti ad esempio nei paesi della Tolfa per effetto di tale gestione sono verificabili. L'ingresso in ATO2 non ha nulla a che fare con la privatizzazione prevista dalla legge approvata dal Governo Berlusconi e messa in discussione dall’esito del referendum. Tale legge prevedeva infatti la cessione al privato di almeno il 40% dei servizi pubblici. ATO2 è invece un consorzio di Comuni il cui capitale è a maggioranza pubblico.

IL CONSIGLIO DIRETTIVO POLO CIVICO

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