
Questa volta l’attesa allo sportello delle Poste è stata davvero lunga; praticamente da mercoledì 1 giugno e non si sa se sia ancora finita.. La causa di tutto questo, da quanto ci dice Poste Italiane è stato un guasto ad una centrale informatica, che a livello nazionale avrebbe causato “l’inconveniente”; questo anche nella nostra città dove tanti cittadini in ordinata fila agli sportelli dopo oltre mezz’ora di attesa si sono sentiti dire, fra la costernazione degli operatori, che “c’era ancora il blocco”. Quindi dietro front e a casa. Niente ritiro dei propri soldi, pagamento dei bollettini rimandato compresi quelli delle finanziarie con cui moltissimi cittadini hanno assunto un impegno. Giovedì 02 giugno, giorno festivo, e domenica 5 giugno sono stati utilizzati per risolvere il disservizio? Mistero.
Come solitamente si dice, la riflessione nasce spontanea: Se vengono affidati i risparmi con l’impegno da parte di chi custodisce che quando vengono richiesti debbono essere restituiti si può dire “si è bloccato il sistema informatico”? I cittadini li hanno affidati a Poste Italiane, poi i sistemi di cui questo si dota per la gestione del servizio non sono responsabilità dell’utenza. Crediamo che il primo dovere sia la restituzione dei soldi con qualsiasi mezzo anche magari quello della nonna: moduli predisposti, ossia carta e penna; niente di tutto questo è stato fatto.
Che dire poi dei ritardati pagamenti? Chi ha fatto esperienza della propria cattiva memoria per il pagamento alla finanziaria sa bene che le penali applicate sono veramente esagerate. Qui bisogna sottolineare che i vari bollettini spesso non arrivano al domicilio entro le scadenze e in questo caso chi paga?
Le associazioni a difesa del consumatore invitano alla class action: figurarsi! A parte l’equazione costi-ricavi, con il nostro sistema giudiziario si rischia di avere una sentenza alla memoria; ma poi per quale ragione si deve impostare un’azione legale per venir riconosciuto il sacrosanto diritto di riavere i propri soldi? Anzi ci sarebbero i presupposti di un reato.
Naturalmente adesso ci diranno che per risolvere tutti questi problemi c’è il bancomat, la domiciliazione bancaria e quant’altro. Ma se non si vuole sottostare ai vari balzelli, nonché all’assottigliamento dei propri risparmi, l’utenza deve necessariamente essere incanalata in questo tunnel? Riteniamo che gli inconsistenti interessi che vengono dati sui risparmi siano già abbastanza penalizzanti a fronte di quelli che poi vengono richiesti quando per necessità si chiedono dei prestiti. Che sia il caso di ritornare al vecchio materasso?
IL CONSIGLIO DIRETTIVO POLO CIVICO
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