
Tramontata la stagione degli organi di partito viviamo quella dei giornali indipendenti ma di parte, che data la connessione forte che esiste tra politica e informazione svolgono il loro ruolo con modalità scorrette e ingannevoli che travisano sistematicamente il senso degli avvenimenti.
La politica ha i suoi limiti, i suoi difetti, le sue inadeguatezze, quei suoi modi di porsi rispetto alle problematiche della società e degli individui che più volte abbiamo criticato, anche rivolgendo pressanti inviti a cambiare registro. La nostra disapprovazione è andata talora ai pregiudizi ideologici, al massimalismo, all’incapacità, soprattutto, di andare oltre il contingente, di sapersi quindi proiettare su lunghezze temporali più estese. Fatto sta che al diffuso disinteresse verso l’attività politica si è sostituito, nel tempo, un interesse specioso verso di essa, perché chiaramente concepita da molti come lo strumento privilegiato per la propria personale affermazione. Tanto che ormai sono in molti a ritenersi preparati a fare politica attiva procurando i danni propri degli apprendisti politici, che non sono lievi. Invece chi pratica la politica ha necessità di acquisire una vasta esperienza della varietà di condizioni culturali, sociali, religiose e politiche del contesto in cui è immerso, così da fondare su basi concrete i propri interventi nel dibattito politico. Chi esercita con senso di responsabilità la politica deve tendere a cooperare nelle sedi istituzionali alla ricerca delle soluzioni più idonee a risolvere i molti problemi del sociale, come i massimi esponenti dello Stato ci esortano a fare per uscire con il concorso di tutti dal tunnel della crisi.
Ma non minori né meno preoccupanti sono le pecche che si riscontrano nell’informazione: in un certo tipo d’informazione che appare più interessata a parteggiare piuttosto che a informare correttamente e obiettivamente, più a dividere che a favorire l’emergere di un giudizio obiettivo degli amministrati sugli amministratori. Che non si riesce a percepire sé stessa come lo strumento privilegiato per rendere più corretta ed equa la gestione della cosa pubblica. Rispetto ad alcune macroscopiche deviazioni dal compito non è mancata nel tempo la nostra presa di posizione, la nostra critica, tanto più in quanto mentre il politico non di rado sconta con il giudizio sfavorevole degli elettori le sue colpe chi informa in modo scorretto non paga.
Non vogliamo essere prescrittivi, né eccessivi, ma pensiamo che anche chi informa dovrebbe vincere questa voglia di ergersi a giudice palesemente di parte, e concepire come missione quella di dare le notizie nel modo più obiettivo possibile. Una informazione che inserisca eventuali giudizi su avvenimenti locali in contesti e problematiche di più vaste aree geografiche e sappia guardare ad obiettivi di natura concreta e di carattere sostanziale. Che sappia preservare la propria autonomia rifiutando lo sbilanciamento a fasi alterne da una posizione all’altra. Qualcuno potrà dirci che offriamo una visione sbagliata della situazione, ma noi rispondiamo che non è così. Soprattutto perché la responsabilità dell’andamento delle cose del Paese, è duale, della politica come dell’ informazione, ed enormi sono i danni che quest’ultima procura quando anticipa giudizi magari anche severi e inappellabili invece di mettere in grado il cittadino di maturare autonomamente un’opinione esatta delle cose e dare lui i giudizi.
E’ chiaro che qui non si ragiona per categorie, essendo in tanti i politici assolutamente esenti dalle colpe cui all’inizio accennavamo, e altrettanti gli operatori del settore dell’informazione parimenti degni di elogio perchè svolgono con onestà, con passione e competenza il loro compito, e che anzi pagano di persona il proprio spirito d’indipendenza. A non meritare il nostro plauso sono invece quelli che deliberatamente distorcono i fatti e alcune volte, peccando di presunzione, si sostituiscono incautamente ai professionisti nel redigere inattendibili classifiche. E si sentono addirittura in grado di assegnare dei voti.
IL CONSIGLIO DIRETTIVO POLO CIVICO
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