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mercoledì 18 gennaio 2012

Holding: giusto costruirle, sbagliato farle deragliare


Le holding come rimedio alla frammentazione delle società partecipate, al loro indebitamento e alla divaricazione delle politiche societarie: una misura simile a quella adottata anche in tante realtà emiliano-romagnole. Ciò per dire che fu giusto decretarne la costituzione, ma sbagliato non prestare suffi ciente attenzione al loro funzionamento, tanto che oggi i nodi della cattiva gestione vengono al pettine. E a questo punto sarebbe necessario avviare una verifi ca complessiva di questa
rete di imprese per individuare e perseguire le responsabilità. Si era partiti dall’idea di per sé giusta di assicurare all’Ente locale, tramite la totale riorganizzazione delle società partecipate, un effettivo coordinamento, una governance razionale, trasparente ed efficiente, una riduzione dei costi, l’accentramento della gestione contabile e fi nanziaria, e quella dei processi di controllo e amministrazione, degli uffi ci legali, appalti e forniture, nonché
la riduzione del numero degli amministratori.
Si era partiti dalla convinzione che solo così si potevano creare le condizioni per diminuire gli sprechi, le ineffi cienze, i passivi di bilancio. E quindi, distribuendo il rischio d’impresa tra più soggetti, attuando fi nanziamenti cospicui
attraverso partecipazioni a cascata consentire di produrre migliori servizi e più ricchezza. Si pensava - attraverso la creazione di una organizzazione più effi ciente e moderna - di avviare un reale controllo sociale dei redditi procurati dal settore pubblico che aiutasse a superare alcune diffi coltà strutturali cittadine.
Trasformando le partecipate in fattori di dinamismo e di crescita del contesto locale, che, con il senno di poi, si sarebbero rivelati preziosi nel momento di crisi che stiamo vivendo, se solo si considera che la crescita ha bisogno, per instaurarsi, di una macchina più effi ciente che meglio si adatti a un mondo in forte cambiamento come l’attuale. Ma in un’operazione del genere sono gli strumenti
usati o il modo della loro applicazione che permettono di giudicare se nella fase attuativa si conserva l’obiettivo di modificare un dato sistema di rapporti economici o si fi nisce invece per volerlo difendere. Noi come POLO CIVICO abbiamo prestato la dovuta attenzione dicendo no alla ricapitalizzazione di Etm della gestione Romagnuolo, e invece sì alla nomina di Lupi e Fano a capo delle holding. E non ci siamo fatti coinvolgere in modalità di gestione che non condividevamo.
E infatti, l’introduzione delle holding doveva essere accompagnata da una decisione
altrettanto indispensabile, quella di selezionare in modo rigoroso e imparziale i
manager, di mettere insomma gli uomini giusti al posto giusto, e non invece di affi dare le società ad amministratori improvvisati, magari scelti per opportunità politica. E così invece è avvenuto, tanto che ci si è impaludati in una situazione che ha mantenuto un apparato pubblico dal discutibile funzionamento che è un peso per tutti, ma in particolare per coloro che dispongono di meno risorse. E attenti ora alla Fondazione per la Cultura, per non correre lo stesso rischio.

IL CONSIGLIO DIRETTIVO POLO CIVICO

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